Abbiamo scambiato due chiacchiere, per Giornalerossoblù.it, con Alessandro Ambrosi, ex bomber del Taranto che conquistò la promozione in Serie C1 nella finale play-off contro il Rende e sfiorò, l’anno dopo, la promozione in Serie B perdendo in semifinale play-off contro l’Avellino con grande rammarico. Ambrosi ha raccontato con piacere un particolare curioso su mister Ezio Capuano ai tempi della Cavese e su come sta gestendo l’attuale Taranto.
Ambrosi, dal suo ritiro nel mondo del calcio sembra essere un po’ scomparso dai radar calcistici. Ha per caso staccato la spina da questo mondo?
No, non ho mai staccato la spina e non ho mai smesso di seguire il calcio, anzi, mi dedico ad eseguire un lavoro particolare ovvero lo scouting nel settore giovanile. Prima della pandemia dovuta al COVID-19 gestivo un’Accademy a Stoccolma ed una in Tanzania, adesso invece ho aperto una scuola calcio a Shanghai, una vera e propria succursale calcistica. Credo che lavorare con i giovani sia molto stimolante, può regalarti molteplici soddisfazioni e dispiace quando diversi club non prendono in considerazione il settore giovanile, forse perché molti non hanno le risorse economiche necessarie riguardante la gestione. Avere giocatori cresciuti nel proprio vivaio può portarti ad avere una riduzione di spese e di ingaggi che per i grossi centri urbani sarebbe una risorsa importantissima, ma quando si presenta un progetto serio si tende a storcere il naso facendoli passare come progetti a breve termine. Bisogna lavorare con pazienza mettendoci serietà e professionalità, se nella rosa titolare del Barcellona gioca un ragazzo del 2007, non vedo perché in Italia non possa accadere lo stesso, non capisco perché si debba far fatica ad inserire un under tra i titolari. Il problema di fondo è che chi è alla guida dei ragazzi non perde tempo ad insegnare calcio, si assume un atteggiamento egoistico dovuto all’ottenere risultati in modo da far salire di livello l’allenatore che ambisce a panchine importanti, piuttosto che all’individualità del ragazzino. Classifiche e risultati negli under non dovrebbero esistere così come gli allenatori ma bensì dovrebbero essere istruttori che si dedichino completamente ed interamente, nel corso della loro carriera, ai ragazzi, in quanto reputo un lavoro diverso e delicato rispetto alla gestione delle prime squadre. I ragazzi hanno bisogno di giocare a calcio e l’istruttore deve far capire dove sta sbagliando preparandolo ed accompagnandolo nell’inserimento in prima squadra.’
Lei è stato un bomber, un trascinatore, contribuendo a diverse promozioni nelle varie squadre dove ha militato, a quale si sente maggiormente legato?
Non esiste una squadra dove mi sento maggiormente legato, non ho mai militato piu di due anni in un club, ma so’ di aver lasciato un pezzo di cuore in ognuna di essa. Ho avuto la fortuna di giocare in piazze importanti come Monza, Taranto, Catania, Cosenza, Crotone, Castellammare di Stabia, Cava de’ Tirreni, Pisa ed Ancona. Ad Ancona ebbi qualche problema legato alla mala gestione della società, la Cavese invece è stata la mia prima squadra tra i professionisti, a Pisa ebbi dei problemi con la tifoseria, capisco di non essere una persona facile da gestire ma mi ritrovai ad affrontare il secondo anno senza giocare ma direi una fesseria se dicessi di essere stato male. A Taranto arrivai grandicello, avevo quasi 36 anni. Non giocai quasi mai nei miei primi mesi in Serie C2 se non nei play-off, ebbi problemi di salute, subii un’operazione importante ma nonostante tutto credo di aver raggiunto un ottimo legame con i tifosi, loro capiscono quando un calciatore da’ tutto se stesso per la maglia e per la squadra, ma in fondo credo di avere un rapporto eccezionale con i tifosi di tutte le piazze in cui ho giocato. Non riesco a togliermi dalla testa la partita contro l’Avellino, non credevo potesse essere possibile perdere in quella maniera con la squadra forte in ogni reparto, quella squadra non era seconda a nessuno, avrebbe giocato tranquillamente la Serie B con l’aggiunta di qualche tassello.
Ai tempi dell’Ancona, in Serie B, il suo allenatore era l’attuale Commissario Tecnico della Nazionale italiana, che mistrr è stato per lei Luciano Spalletti?
Ricordo di essere arrivato ad Ancona dopo un tira e molla con il Crotone col quale vivevo da separato in casa, mi volle fortemente il tecnico Fabio Brini ma sapevo di essere in ritardo di preparazione nonostante mi allenavo da solo, individualmente non riesci ad allenarti mai come dovresti, per le mie qualità e struttura fisica avevo bisogno di allenarmi in un collettivo. All’inizio feci un po’ di fatica, segnai soltanto tre gol. Quella stessa estate rifiutai il contratto con il Southampton, stetti venti giorni in Inghilterra ma non trovai l’intesa con la società per una questione di condizioni economiche, non erano soddisfacenti quindi decisi di restare in Italia quando il calcio italiano aveva molto più valore di adesso, al giorno d’oggi sarebbe stato qualcosa di impensabile data l’enorme mole di giocatori italiani che si trasferiscono all’estero, quell’anno in Serie B giocavano giocatori come Caniggia, Hubner, gente di alto spessore calcistico. Arrivò Spalletti subentrando a Brini, all’inizio ebbi qualche problema con il mister ma col tempo risolvemmo. Spalletti veniva da due stagioni fallimentari con Sampdoria e Venezia, a quei tempi era molto più spigoloso di come lo si vede adesso, forse per non aver ottenuto quei risultati prefissati all’inizio, ad Ancona riuscì a rilanciarsi alla grande, da una posizione di bassa classifica riuscimmo ad arrivare ottavi, man mano si è affermato sempre di più, ha allenato l’Udinese portando la squadra in Champions League, ha vinto il campionato di Russia con il Zenit San Pietroburgo, lo scudetto con il Napoli in una piazza molto difficile da gestire fino a diventare l’allenatore della Nazionale ed è considerato adesso uno degli allenatori migliori che esistono nel panorama calcistico mondiale, non voglio trascurare Roma ed Inter dove fece altrettanto bene. E’ un tecnico che pretende molto dai suoi calciatori, ma in fondo ogni allenatore vuole ottenere il massimo dai propri giocatori, credo che sia un punto di partenza imprescindibile.
Quale è stato il partner d’attacco con il quale è riuscito ad esprimere il massimo delle sue qualità?
Non riesco a capire perchè dicono che non sia mai andato d’accordo con i miei partner d’attacco, forse credono che la cattiveria espressa contro gli avversari tendevo ad esercitarla anche con i miei compagni di squadra, affermo invece di avere avuto partner d’attacco eccezionali. Ad esempio Pino Tortora che non ha mai giocato in Serie B ma aveva doti tecniche ed umane impressionanti, Cicconi al Catania, ma il partner con il quale ho avuto maggiore feeling è stato Andrea Deflorio. Con Andrea abbiamo giocato insieme sia a Taranto che a Crotone. A Crotone la nostra convivenza è durata poco e nutro profondo dispiacere, andai via dopo sei mesi per giocare a Catania in Serie C1. Credo che se avessi continuato a fare coppia con Andrea, il Crotone avrebbe ottenuto la promozione in Serie A con qualche anno d’anticipo.
Il calcio è cambiato molto ed è in continua evoluzione rispetto a quando giocava, la tecnologia ha preso il sopravvento ed ora si tende ad essere più precisi, che giocatore sarebbe stato Alessandro Ambrosi proiettato nel calcio moderno?
Se ai miei tempi avessero introdotto il VAR, sicuro mi sarei preso 76 giornate di squalifica data l’irruenza che esercitavo in campo contro gli avversari. Non lo reputo calcio lo spettacolo al quale siamo assistendo, aspettare diversi minuti per esultare dopo un gol segnato o perdere troppo tempo per giudicare se un giocatore ha il naso o un braccio o qualsiasi altra parte del corpo in fuorigioco, è controproducente per chi ama questo sport. Reputo sia un caso avere la punta del piede in fuorigioco, non è bravura del difensore, allora per i miei capelli lunghi quante volte l’arbitro avrebbe dovuto fischiare il fuorigioco? Ho visto annullare gol incredibili in Serie A per fuorigioco assurdi. Il VAR è diventato qualcosa di soggettivo, non c’è oggettività e omogeneità nei giudizi, succedono sempre le stesse cose suscitando discussioni tra gente che tende a chiedersi se una squadra è avvantaggiata rispetto ad un’altra.
Nel corso della sua stagione a Taranto si è notata una curiosità sul suo modo di indossare i pantaloncini, ci può spiegare il motivo per la quale aveva il lato sinistro del pantaloncino alzato?
Comprendo susciti curiosità, nella partita contro il Crotone il magazziniere Aldo Scardino mi diede dei pantaloncini che mi creavano fastidio solo alla coscia sinistra, avevo una muscolatura importante e quindi come rimedio alzai solo il lato sinistro. Giocai una partita eccezionale tanto che decisi, per scaramanzia, di giocare sempre con un lato di pantaloncino alzato. Questa mia fissa l’ho avuta solo a Taranto e, tra l’altro, mi successero altre situazioni curiose, come quella partita a San Marino dove pareggiammo 3 a 3 e mi fecero ripetere il calcio di rigore per tre volte.
Pensa che mister Capuano abbia dato un’impronta notevole al Taranto?
Mister Capuano è il numero uno, è un personaggio, un grande tecnico che sa leggere alla perfezione le partite facendosi rispettare, sicuramente in questo Taranto si vede la sua mano, sta lottando per obiettivi che all’inizio nessuno si era prefissato, società compresa, nelle zone di vertice le squadre si distanziano di pochi punti e penso che fin quando ci sono i numeri per giocarsela, bisogna andare avanti fino alla fine. Prendiamo come esempio la Juve Stabia: nessuno si sarebbe mai aspettato che fosse in cima alla classifica, ma nel momento in cui si effettua un campionato da lepre stando in testa per molte giornate cominci ad inoltrarti nelle prime difficoltà e se non hai carattere e forza per restare al comando, il distacco dalle inseguitrici potrebbe accorciarsi, il calcio è pieno di sorprese. Credo che il Taranto debba continuare la marcia verso la fine del campionato nella maniera in cui sta facendo finora, non ha nulla da perdere a differenza di qualche altra squadra, magari ti capita quella stagione dove all’inizio del campionato l’obiettivo stabilito era una salvezza tranquilla e invece ti ritrovi a vincerlo o ad essere promosso, ed una Serie B a Taranto ci vorrebbe dato che manca da oltre trent’anni. Mi auguro con tutto il cuore che possa essere promosso in Serie B, anche perché non vorrei perdermi lo show del mister. Ho visto la partita contro il Crotone, il Taranto meritava di vincere. All’inizio credevo che l’arbitro avesse fatto ripetere al Crotone il rigore per l’invasione in area di rigore dei giocatori, invece è stato fatto ripetere perché il portiere si è mosso sulla linea, ma quanti portieri si muovono sulla linea? Il Taranto è una squadra ben organizzata, Kanoutè è il miglior realizzatore, credo possa essere la sorpresa di questo campionato. Spero di poter venire presto a Taranto, vorrei vedere volentieri una partita allo stadio e sarebbe un piacere salutare vecchi amici. La gente rimane sbalordita quando racconto loro di una città come Taranto che all’epoca affrontava campionati di Serie C2 o C1 con gli spalti gremiti di gente, quando i circa 25.000 ti sostenevano e ti incitavano come è successo nella finale play-off Taranto-Rende o nella semifinale di play-off in Serie C1 Taranto – Avellino, numeri che non si vedono neanche in Serie A. Un calcio d’altri tempi ormai, i controlli erano meno e la gente era più invogliata nel recarsi allo stadio. Il calcio è dei tifosi! Quando da calciatore assisti ad una curva piena, ti imbatti in qualcosa di meraviglioso. Oggi seguo il Taranto, soprattutto per il mister e vi racconto un aneddoto. Mister Capuano è stato il primo allenatore che ho avuto nel calcio professionistico, la stagione era 1997/1998 e la squadra era la Cavese. Avrei un sacco di storie da raccontare sul mister con piacere ma mi limito a raccontarne solo una. Quell’anno per colpa sua rischiavo di perdere la classifica dei marcatori, partimmo male quella stagione poi man mano arrivarono i risultati. Nel match disputato contro il Sora avevamo bisogno di punti importanti, passammo in vantaggio con un mio gol e congelammo il risultato di 1 a 0 per quasi tutta la partita ma a quasi due minuti dallo scadere del tempo regolamentare, l’arbitro diede un calcio di rigore al Sora, mister Capuano scattó in campo e un giocatore avversario gli diede una manata o una spinta adesso non ricordo bene, tanto che venne portato fuori dal campo in barella. Quel punto sarebbe stato utile per la lotta salvezza, invece fecero ricorso e la partita si giocò nuovamente, credo per la prima volta nella storia.
Sabato verrà disputato il match tra Taranto e Catania, cosa si aspetta da questa partita?
Credo sarà una delle partite più calde che possa essere giocata dai due club, è noto come i tarantini aspettino i catanesi e come i catanesi aspettino i tarantini. Penso sia molto più importante per il Taranto che per il Catania, gli etnei sono partiti con altre ambizioni ma si sono resi conto che almeno per quest’anno non possono raggiungere gli obiettivi prefissati, vedo difficile che possano agganciare la zona play-off nonostante degli acquisti notevoli e abbiano speso ulteriore denaro, il Taranto d’altra parte dopo l’ottimo risultato ottenuto a Crotone, vincendo contro il Catania potrebbe dare alla squadra quell’ulteriore iniezione di fiducia nel rosicchiare qualche altro punto.














