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Giove, amarezza e rabbia: «Inascoltati i nostri Sos. A perdere è tutta la città»

Il presidente del Taranto calcio non è sorpreso dal possibile dietrofront sull'eventualità di giocare nel proprio stadio: «Ad oggi non c'è un progetto definitivo, ci facciano sapere»

fonte: Alessio Pignatelli – Il Quotidiano

«Il problema principale è uno: come Taranto calcio, sono anni che stiamo lanciando gridi di allarme per quanto riguarda la situazione critica creatasi per i Giochi del Mediterraneo. Ben venga la manifestazione, lo ribadisco per l’ennesima volta, ma non devono essere i Giochi l’elemento per cancellare a Taranto tutte le attività sportive e non parlo solo del calcio. Ora, lo dico da imprenditore: la vedo molto complicata l’ipotesi di giocare allo lacovone con 4mila posti come ventilato nelle scorse settimane».

Il tono è amaro, le parole sono ponderate. Già perché di tutto c’è bisogno fuorché di un’altra polemica. Massimo Giove, presidente del Taranto calcio, non è per nulla sorpreso dall’ultimo dietrofront sulla questione stadio. La vicenda è assai sotto i riflettori per una città affamata di calcio che vede degli spiragli positivi dopo una stagione da protagonisti. Eppure, queste speranze sembrerebbero affossate da un pasticcio sui tempi e sulle modalità tecniche che renderebbero molto difficile la convivenza tra il calcio giocato e un cantiere in corso per il rifacimento della casa rossoblu.

«Non siamo mai stati invitati a un tavolo di confronto per dare il nostro piccolissimo contributo, per dire cosa si può fare e non si può fare» sospira il presidente che poi entra nel merito della questione tecnica. «Se si ristrutturano curva sud e tribuna significa che devi attrezzare la gradinata di fronte, bisogna lasciare un terzo settore facendo uno spartitraffico e prevedere delle griglie lasciando del vuoti poiché le tifoserie non devono stare a contatto. E ci vuole un anello di separazione. Solo per questo tipo di iniziativa, salterebbero i primi mille posti, poi bisognerebbe traslare una parte degli uffici stampa e ne perderemmo altri 500».

Insomma, la gradinata potrebbe ospitare al massimo 400 persone riducendo di molto quella stima sulla capienza totale di 4mila persone ma il problema numerico diventa addirittura secondario. «A oggi, ancora non c’è una progettazione definitiva, non è stato presentato un programma lavori, non c’è un layout che dice facciamo questo. Ma aggiungo: una volta che tutto questo dovesse essere pronto, bisognerebbe chiamare i vigili del fuoco, il comitato di vigilanza e spettacolo che ha sede in prefet-tura, lo Spesal: cioè tutti gli enti che poi devono erogare il servizio e mettere una firma per la certificazione. Al momento tutto questo è stato fatto? Non mi pare che qualcuno abbia concordato che il Taranto giochi allo lacovone, ci sono tante certificazioni da ottenere: non lo devono dire a me, io sono il presidente della squadra ma questi pareri ci sono? Non voglio scatenare polemiche con chicchessia e non sto tirando in ballo l’amministrazione, per cortesia chiariamolo, ma al momento non c’è nulla. Il club viene tenuto all’oscuro di quelle che sono le vicende organizzative e delle tempistiche».

Da imprenditore, osserva, è dunque molto arduo ipotizzare che si possano ottenere tutte le autorizzazioni per giocare allo lacovone perché è molto complesso il piano dei lavori. «Per poter giocare con un cantiere in movimento ci sono degli iter molto delicati e complessi che non richiedono due giorni. Noi tra un mese dobbiamo iscrivere la squadra al campionato».

Questo non significa che la società sia impreparata a un piano B – o forse, a questo punto, sarebbe più corretto chiamarlo piano A – con un accordo già architettato per giocare in un altro stadio fuori Taranto. Ma è altrettanto chiaro che una soluzione del genere significherebbe penalizzare in primis i tifosi. E, ovviamente, la società in quanto costretta a trasferte o a trasferimenti per lunghi periodi con tutte le conseguenze del caso soprattutto se si tratta di giocare in sedi nel Centro Italia lontane centinaia di chilometri.

«Ma poi – chiosa un deluso Giove- sarebbe un altro tipo di calcio senza il calore dei tifosi. Stiamo sradicando il cuore e la passione rossoblù dal territorio dove sono nati. E la cosa grave è che sono trascorsi cinque anni da quando abbiamo ottenuto questi Giochi, bisognava pensarci prima».

Tags: Taranto FC 1927
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