di Annarita Digiorgio
Ci sono situazioni, episodi, atti, in cui ogni simpatia, pensiero, attitudine personale, vanno messi da parte, per schierarsi unanimemente a favore della giustizia, delle buone maniere, e della civiltà.
E’ ciò che sarebbe dovuto succedere e non è successo, a Taranto.
La settimana scorsa l’ex presidente, e attuale proprietario del Taranto Fc ha subito un attentato intimidatorio fuori dalla propria abitazione. Non sappiamo se ad opera di tifosi, dipendenti, fornitori, familiari o chicchessia.
Nessuno, se non gli inquirenti, può avanzare ipotesi e moventi senza prove. Una cosa è certa: un gesto violento da condannare. Che sia contro Massimo Giove, o chiunque altro. La violenza va bandita, dentro e fuori dagli stadi.
Eppure così non è stato. In una città purtroppo ancora fortemente segnata da episodi delinquenziali, soprattutto in giovane età, nessuno dell’amministrazione comunale ha reagito di fronte ad un episodio di tale gravità.
Avevamo apprezzato quando il vicesindaco Gianni Azzaro aveva stigmatizzato il commerciante di città vecchia che aveva strappato una sciarpa del Bari a una scolaresca in gita. E invece nessuna parola oggi né da parte sua, né del sindaco Melucci, né di nessuno di Palazzo di Città, a sostengo di Massimo Giove. Che invece ha ricevuto la solidarietà della Lega pro, di Fratelli d’Italia, e di Forza Italia. Bene che i parlamentari, e i partiti (anche se solo due) si siano schierati. Ma manca tutto il resto della città: Confindustria, sindacati, associazioni, società civile.
Manca, purtroppo, la voce di chi oggi guida, o dovrebbe guidare la città. Manca una voce forte che distingua il bene dal male. Sappiamo che per il Sindaco Melucci il Taranto calcio rappresenta solo una società di diritto privato (non degna di sostegno come il Sail gp), ma qui non si parla di calcio. Ma di bene e male. Ed è forse proprio questa distinzione che manca a Palazzo di città. Come quando si sono schierati a difesa dei vigili urbani che avevano aggredito un corriere mentre stava lavorando. Come quando si costituiscono parte civile contro i tifosi foggiani che hanno portato i fumogeni allo Iacovone, e tacciono su chi, per conto del Comune, ha consentito di accatastare i rotoli contro la curva che ne hanno diffuso l’incendio.
A Massimo Giove, proprietario, imprenditore, cittadino, al di là di ciò che si pensi di lui, va la solidarietà di tutta la città. Una città che sappia distinguere il bene dal male. Cosa che purtroppo oggi Taranto, fuori dallo stadio, non è. E non basterà uno stadio nuovo a farlo essere.














