di Domenico Ciquera
Questa mattina abbiamo intervistato Carmine Gautieri, ex allenatore del Taranto, con il quale abbiamo avuto l’opportunità di parlare dell’ambiente Taranto a 360 gradi.
Esperienza a Taranto «È stata un’esperienza bella. Taranto è una città bellissima, fatta anche di persone molto educate, e questo l’ho potuto constatare con mano quando mi fermavano in strada e mi chiedevano informazioni. È stata un’esperienza che porterò dentro. A Taranto ho creato delle amicizie e mi dispiace vedere una città così bella, con una tifoseria così passionale e solare, trovarsi in questa situazione. Io auguro a Taranto e ai tarantini tutti che possano tornare presto nel calcio che conta. Anche se ci vorrà un po’ di tempo, l’importante penso sia partire e ripartire bene.»
Addio di Lucchesi: «Il direttore era presente, così come c’era qualche dirigente, vedi Pasquale Bucci, che era sempre con noi e faceva da riferimento. Diciamo che abbiamo fatto quello che si è potuto e si poteva nel massimo rispetto. Io penso che in certe situazioni bisogna anche rispettare le persone che sono in difficoltà; se una persona è in difficoltà, va anche rispettata. Io, assieme alla squadra, ho pensato solo al campo e abbiamo fatto quello che dovevamo fare, perché era ciò che ci competeva. Non si sa se l’abbiamo fatto bene o male, ma penso di averlo fatto discretamente.»
Salvezza: «Con i “se” e con i “ma” non si va da nessuna parte. Certo è che una squadra l’avevamo messa in piedi, con gente anche molto professionale, perché i ragazzi si sono sempre comportati bene sia professionalmente che in campo. Se andiamo a guardare le partite fatte, almeno sotto la mia gestione, abbiamo sbagliato solo due partite: quella di Messina, dove abbiamo perso 4-1, e quella di Potenza. Per il resto, la squadra si è comportata bene nonostante le tante difficoltà, perché c’è da dire che i giocatori arrivati erano in parte senza preparazione fisica e quindi abbiamo dovuto rifare tutto sotto l’aspetto fisico e tattico ad agosto, lavorando per recuperare chi non era preparato fisicamente. Penso che la mia squadra in campo si sia sempre comportata bene, perdendo alcune partite, pareggiandone altre e vincendone qualcuna. Ripeto, forse le uniche partite sbagliate sono state quelle contro Messina e Potenza, dove abbiamo perso 5-0 e il direttore del Potenza mi fece i complimenti per i primi 30 minuti. Fino a quando ci sono stato io, non posso rimproverare nulla alla squadra, così come non posso rimproverare nulla a nessuno. Ringrazio anche chi mi ha dato l’opportunità di lavorare in una piazza così importante come Taranto, perché non è da tutti.»
Apex: «Noi abbiamo pensato solo ed esclusivamente al campo. L’Apex si presentò facendo capire che si potevano fare cose importanti, poi non so perché non sia andata in porto. Quando sono andato via, la situazione era ancora in piedi. Ricordo che ci furono i saluti del presidente Giove nello spogliatoio, dove disse che la gestione passava ad Apex quando ci presentarono Campbell. Ripeto, noi abbiamo pensato sempre e solo al campo, senza mai pensare al discorso societario. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare con quello che la società ci ha messo a disposizione e abbiamo cercato di dare il massimo. È normale che si poteva fare meglio o peggio, questo non lo so. Oggi penso che dire “ci mancava questo” o “potevamo fare meglio” non porti da nessuna parte. Credo che l’interesse di tutti nel calcio italiano sia che il Taranto possa tornare a giocare e a fare cose importanti, perché Taranto merita questo. Poi, le chiacchiere lasciano il tempo che trovano. Ognuno di noi, me compreso, poteva fare qualcosa in più, questo è sicuro. Io posso parlare fino ai giorni in cui sono stato presente e devo dire che sono stato benissimo con tutti: con la società, in città… È normale che si potesse fare meglio, ma è inutile adesso dire cosa si poteva fare.»
Eccellenza: «Penso che serva innanzitutto un ambiente sereno, un ambiente che ti possa accogliere e che ti possa trascinare. Taranto l’ha dimostrato l’anno scorso quando ha sfiorato la Serie B e anche quest’anno, nelle difficoltà, il pubblico ci ha trascinato in tante partite. Tante partite non le abbiamo vinte ma nemmeno perse, perché comunque abbiamo avuto il pubblico dalla nostra parte. Adesso serve gente di categoria, gente che capisca che l’Eccellenza è un campionato completamente diverso dagli altri. Ci sono campi diversi, strutture diverse. In Eccellenza devi prendere giocatori importanti, di categoria, giocatori che abbiano fame e soprattutto che sappiano adattarsi. Spesso si gioca su campi in terra battuta, polverosi, e molti di questi impianti sono di 30 anni fa. Bisogna cercare di adattarsi, perché se ti chiami Taranto non è detto che vinci. Devi fare le cose giuste, programmare, organizzare e strutturare un progetto che possa permettere, nel giro di 2-3 anni, di tornare nel calcio che Taranto merita, quello che la città e soprattutto la sua gente meritano. E io la ricordo molto volentieri.»
Messaggio ai tifosi: «I tifosi del Taranto sono passionali e sicuramente c’è delusione. Ciò che posso dire è che, parlando della mia esperienza sui campi, anche dirigenti importanti mi hanno detto che Taranto ha dei tifosi spettacolari e passionali. Quello che voglio dire ai tifosi è di credere sempre nella propria squadra, di spingerla sempre e soprattutto auguro loro che possa ritornare l’entusiasmo degli anni passati. Auguro ai tifosi tante soddisfazioni perché il popolo tarantino merita questo. Io sono legato a quella città e auguro ogni bene ai tifosi, alla città, alla società e a tutte le persone di Taranto.».













