di Domenico Ciquera
Dopo essersi ufficialmente svincolato dal Taranto, abbiamo intervistato Giuseppe Giovinco, ex fantasista rossoblù, con il quale abbiamo parlato delle criticità evidenziate in questa stagione.
Contatto con il Taranto
“Il contatto è nato con Fabrizio Lucchesi, che avevo già avuto a Pisa. Sapendo che la società fosse in difficoltà, gli dissi che c’erano delle problematiche, ma che se quello era l’unico modo per poter tornare, sarei tornato. Le premesse erano che la società sarebbe stata venduta entro dicembre, quindi mi sono detto: ‘Faccio il sacrificio, sperando che poi subentri una nuova proprietà e faccia le cose per bene’.”
Salvezza
“Secondo me, la squadra si sarebbe salvata se si fosse pensato solo ed esclusivamente al campo e a preparare bene le partite. Il problema era che ogni settimana succedeva qualcosa, e diventava complicato, perché non eravamo mai messi nelle condizioni di poter pensare solo a giocare e a far bene. Rimane il rammarico, perché comunque si poteva fare bene, come sta facendo la Lucchese. Nella mia testa, il progetto era quello: cercare di fare bene indipendentemente da tutto, avere l’appoggio della città, del pubblico e remare tutti nella stessa direzione. Invece, ognuno pensava per sé, ed è successo quello che è successo.”
Campbell
“All’inizio eravamo contenti che una nuova società potesse subentrare e sistemare tante piccole cose. Però, giorno dopo giorno, le cose non si sbloccavano e si faceva sempre più fatica, anche perché c’erano promesse su promesse non mantenute. In queste condizioni, è difficile trovare la forza per andare avanti.”
Sciopero
“Siamo andati avanti per tanto tempo facendo finta che al campo tutto andasse bene. L’abbiamo fatto per cercare di venire incontro alla società e provare ogni giorno a sistemare le cose. Ma quando, dall’altra parte, non c’era alcuna risposta e loro continuavano ad andare avanti per la propria strada, abbiamo preso una decisione insieme ai ragazzi. Giusta o sbagliata, non lo sappiamo, ma di sicuro è difficile allenarsi senza un preparatore dei portieri, senza un massaggiatore, senza nemmeno l’acqua al campo. Io mi portavo l’acqua da casa. Uno può anche farlo, se sa che dall’altra parte stanno facendo il massimo per sistemare la società. Ma quando capisci che ti stanno prendendo in giro, non lo fai più. Abbiamo fatto figuracce in campo per cercare di andare avanti, perché il dovere era quello. Sono ancora dispiaciuto e rammaricato: ho una famiglia, ho perso tempo da dedicare ai miei figli, e questo tempo non mi verrà più restituito. In più, non sono riuscito a esprimere quello che so fare, anche per colpa mia, ma soprattutto perché non eravamo messi nelle condizioni di farlo. La gente guarda solo la partita e giudica in base a quello, ma non vede la settimana che abbiamo passato, né i problemi che c’erano. Lo capisco, ma è stato davvero difficile.”
Ripartenza
“Io faccio il mio. Se chi sarà al comando della nuova società pensa che io possa essere utile, magari per dare una mano ai giovani e far capire cosa significa giocare a Taranto, allora perché no? Se ci sono le condizioni giuste, sono disponibile. Sono sceso in Serie D con il Catania, figuriamoci se non lo farei per il Taranto. Però, ripeto: ci devono essere i presupposti giusti. Magari la mia lettera può aver trasmesso un messaggio sbagliato, ma io non voglio elemosinare nulla. In questi mesi ho ricevuto offerte, che ho rifiutato pur di rimanere a Taranto, sperando che la situazione cambiasse. Ho rifiutato squadre a ottobre, dicembre e gennaio, proprio perché credevo che si potesse sistemare tutto. Non voglio chiedere nulla a nessuno. Il Taranto è nel mio cuore. Se chi guiderà il club vorrà ripartire da me, sarò felice di farne parte. Altrimenti, continuerò il mio percorso senza problemi.”
Messaggio ai tifosi
“Hanno avuto fin troppa pazienza, e sono sicuro che il loro amore per il Taranto, prima o poi, porterà entusiasmo e orgoglio in tutta Italia. Dopo un’annata del genere, si può solo ripartire nel modo giusto, indipendentemente da chi sarà al comando. Penso che peggio di così sia impossibile fare, quindi da qui si può solo risalire. Chiunque arriverà—politica, proprietà, tifosi, città—dovrà lavorare insieme. Sono certo che sarà bello, e spero che i tifosi possano togliersi tante soddisfazioni.”













