di Domenico Ciquera
Abbiamo intervistato Roberto Conversano, vicepresidente del CUS Ionico e storica bandiera del basket rossoblù. Con lui abbiamo parlato del declino dello sport tarantino e delle possibili soluzioni, con un focus particolare sulle infrastrutture.
Declino dello sport
“Fondamentalmente, le motivazioni del declino, per quanto riguarda basket e calcio, sono diverse. Nel nostro caso, il problema è stato la progressiva scomparsa dei partner. I nostri introiti derivavano da tre fonti: soci, biglietteria e sponsor. Ma con campionati non di livello, la biglietteria è scarna e i partner sempre meno. Questo è stato il vero nodo. Qualcuno ci ha chiesto: ‘Perché avete accettato una categoria superiore?’ Perché le indicazioni ricevute, anche da esponenti politici, lasciavano intendere che ci sarebbe stato un sostegno da parte delle associazioni di categoria. Un aiuto che, però, non è mai arrivato. Io, però, sono ancora un credente: credo nelle promesse, credo nelle opportunità. Ed è andata così. Per il calcio è diverso, perché entrano in gioco altri fattori. Anche lì, però, le fonti di ingresso sono sempre le stesse: soci, biglietteria e sponsor. Quando ti manca lo stadio, ti manca anche la biglietteria. Purtroppo, trovare sponsor a Taranto è diventato un problema comune. Anche la pallavolo maschile ha incontrato difficoltà: quando hanno lottato per salvarsi, volevano rinforzare la squadra ma non avevano risorse economiche. Hanno fatto il massimo possibile, ma dispiace che la città non abbia sostenuto una squadra di Serie A1. Il vero problema è questo: c’è poco interesse da parte dei partner e della cittadinanza, perché manca una cultura sportiva. Mi aspettavo qualcosa in più, non solo per il nostro basket, ma anche per la pallavolo e per il calcio. Probabilmente, ognuno di noi ha commesso degli errori, e dobbiamo migliorare.”
Come attrarre investimenti
“Secondo me, le strade da percorrere sono due. La prima è migliorare la cultura sportiva della cittadinanza, partendo dalle scuole. L’imprenditore investe in ciò che percepisce come importante per la comunità, per ottenere visibilità. Se vede che la città ama il calcio, la pallavolo o il basket, può essere invogliato a investire. Ma partire dalle scuole non vuol dire solo proporre progetti sportivi – quelli già esistono – significa instaurare rapporti concreti con gli enti comunali e provinciali affinché acquistino biglietti e abbonamenti da distribuire agli studenti, in particolare a quelli delle elementari e delle medie. È da lì che bisogna cominciare. La seconda strada riguarda i rapporti politici e con le associazioni di categoria, cercando investitori esterni al territorio tarantino. Sono loro che possono dare la spinta che oggi il territorio non riesce a fornire. Faccio l’esempio di De Picciotto: avevamo un accordo triennale per portare la squadra in Serie A. Al primo anno abbiamo perso la finale, e al secondo, sentendosi abbandonato dalla politica, si è ritirato. Anche quando trovi il partner giusto, se manca il sostegno politico e delle associazioni, non si va lontano.”
Giochi del Mediterraneo
“Collegandomi alle due strade appena citate, i Giochi del Mediterraneo si avvicinano più alla seconda. Gli impianti grandi e costosi servono a poco al settore giovanile, che è dove Taranto è più carente. Mi auguro che Comune e Provincia investano almeno una parte delle risorse per migliorare le palestre scolastiche. Per quanto riguarda i grandi impianti, è fondamentale che vengano affidati – tramite bando o concessione – a privati o sponsor. Come avviene altrove, quando i palazzetti prendono il nome di uno sponsor, non restano “cattedrali nel deserto”, ma diventano motore di eventi anche non sportivi. A Taranto, ad esempio, abbiamo un Palamazzola senza aria condizionata: da maggio a settembre è impraticabile. Se avesse l’aria condizionata e un’azienda che lo gestisse, ospiterebbe eventi in continuazione e quei quattro mesi estivi diventerebbero fonte di reddito per sostenere anche l’inverno. La politica e le associazioni di categoria devono fare la loro parte.”
Il prossimo sindaco
“Più che un sindaco sportivo, serve un sindaco con le ‘scarpette da ginnastica’, che stia in mezzo alla gente e ascolti i problemi, anche quelli dello sport. Se resta chiuso negli uffici comunali, riceve solo informazioni di riflesso, tramite giornali o consiglieri comunali. Spero che i consiglieri siano persone valide anche professionalmente. Sono tutte persone che ho conosciuto e che stimo, ma devono guardare a ciò che fanno le altre città. A volte, copiare funziona. Se siamo davvero la ‘Città dei Giochi del Mediterraneo’ e la ‘Città Europea dello Sport’, il sindaco non può essere qualcuno che non ha mai avuto nulla a che fare con lo sport. Serve un buon connubio tra sindaco e consiglieri: se manca uno dei due, non si va avanti.”
Dove giocherà il CJ Taranto?
“Molti mi chiedono dove giocherà il CUS e in quale serie. Ma io, prima di tutto, mi chiedo dove ci alleneremo. Con il programma di ristrutturazione per i Giochi del Mediterraneo, le uniche palestre disponibili sono quelle scolastiche. Ma se anche Comune e Provincia decidessero di chiuderle per lavori, saremmo nei guai. So che è stata riaperta la palestra Martellotta, dando spazio al minibasket e al minivolley. Mi auguro che anche Pacinotti e Maria Pia riaprano al massimo delle loro potenzialità. A quel punto, anche se dovessimo giocare fuori Taranto per un anno, almeno potremmo allenarci qui. Sul Palamazzola ci dicono che i lavori saranno meno invasivi rispetto allo Iacovone, ma finché non arriva il direttore dei lavori, non possiamo sapere nulla. È lui che comanda: anche se il ministro ti autorizza, se il direttore dei lavori ti dice di no, non si entra. Hai detto bene: è un grosso problema. Ma entro giugno conto di risolvere la parte amministrativa. Da luglio ci concentreremo su quella logistica.”
Messaggio finale
“Taranto è piena di ex baskettari. Ricordo che, anni fa, ogni settore giovanile aveva tre o quattro squadre. Quei ragazzi, oggi, sono diventati professionisti: avvocati, giudici, medici, professori. Mi auguro che ciascuno di loro ricordi il proprio percorso sportivo e faccia qualcosa, nel proprio ambito, per il basket. Ne trarrebbero beneficio i nostri figli, i nostri nipoti e tutti i ragazzi che oggi vogliono ancora giocare. La popolazione è diminuita, i ragazzi fanno meno sport e Taranto ha percentuali altissime di obesità giovanile. Il mio appello è rivolto agli ex baskettari: fate in modo che il basket non diventi un lontano ricordo, ma resti una realtà viva. Facciamolo per i bambini di oggi.”













