di Maurizio Mazzarella
C’è un filo rosso che unisce le sorti di Foggia e Taranto, due piazze simbolo del calcio meridionale che, in questo 2025, si trovano a fare i conti con una crisi societaria profonda. Realtà diverse per storia recente e struttura, ma simili nel risultato finale: lo smarrimento, la rabbia dei tifosi e la necessità di ripartire da capo.
A Foggia, la società è ancora formalmente iscritta in Serie C, ma la situazione è tutt’altro che stabile. I problemi economici si trascinano da mesi, il presidente Canonico è finito nel mirino della piazza, e l’ipotesi di un’esclusione dal professionismo non è affatto remota. L’amministrazione comunale è chiamata a intervenire, mentre la squadra vive nell’incertezza più totale.
A Taranto, il baratro è già stato toccato. Dopo l’esclusione dal campionato 2024/25, il Taranto FC 1927 ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama sportivo cittadino. Nessuna squadra, nessuna dirigenza, nessuna prospettiva immediata. Solo negli ultimi mesi si parla in generale di una ipotetica ripartenza dall’Eccellenza, coinvolgendo imprenditori e associazioni locali per costruire un progetto sportivo nuovo.
La differenza principale è proprio qui: Foggia lotta per restare in piedi, pur tra mille difficoltà, mentre Taranto deve rinascere dalle macerie. Ma il sentimento dei tifosi è lo stesso: frustrazione, delusione, senso di abbandono. E la consapevolezza che, ancora una volta, la mancanza di progettualità e trasparenza ha avuto la meglio sul campo.
In un calcio sempre più dominato dall’improvvisazione e dalla corsa agli interessi personali, piazze come Foggia e Taranto continuano a pagare un prezzo altissimo. Eppure, da queste stesse piazze, arriva anche la spinta più forte per non mollare, per tornare a sognare, per difendere una maglia che rappresenta molto più di una società di calcio.













