La vertenza ex Ilva non è una semplice battaglia sindacale: è il riflesso di un fallimento soprattutto dello Stato, che sembra rinnegare l’identità manifatturiera e industriale dell’Italia e lasciare i cittadini soli, senza risposte, esposti a una delle più gravi catastrofi sociali, produttive, occupazionali ed epidemiologiche degli ultimi decenni.
In questo scenario, le circa tremila famiglie che trovano sostentamento nel settore degli appalti multiservizi dell’acciaieria rappresentano il fronte più esposto e vulnerabile: sono loro “quelli che cadranno per primi”, insieme alle loro aziende, privi di ammortizzatori sociali adeguati e di prospettive concrete.
È una battaglia che riguarda tutti. Per questo le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti e Uiltucs, che rappresentano questa ampia platea di lavoratrici e lavoratori, esprimono “profonda, totale e incondizionata solidarietà” alle iniziative di mobilitazione intraprese già da ieri dai metalmeccanici.
«Questa non è una vertenza settoriale – sottolineano i segretari generali – ma un conflitto ad armi impari in cui a rischiare è la sopravvivenza stessa della città».
Le sigle denunciano inoltre che, se il Governo continuerà a ignorare le richieste di un incontro immediato e a sostenere il discusso piano del cosiddetto “ciclo corto”, la risposta delle lavoratrici e dei lavoratori sarà “ferma e unitaria”.
Nelle prossime ore, il personale dei servizi di pulizia civile e industriale scenderà in campo al fianco dei metalmeccanici. La mobilitazione proseguirà a oltranza, con determinazione, perché – ribadiscono le organizzazioni – «non accetteremo che il futuro di migliaia di persone venga sacrificato sull’altare dell’inerzia e della mancata assunzione di responsabilità».
In un momento così cruciale, concludono i sindacati, solo l’unità del territorio può fare la differenza: «Questa vertenza riguarda tutti. Ogni posto di lavoro va difeso strenuamente, perché il lavoro è libertà e autodeterminazione per ogni cittadino».














