Con il fallimento del Taranto Fc 1927, gli ultras rossoblu ottengono un’importante novità: cade l’obbligo di firma in caserma all’inizio del primo tempo e alla fine del secondo tempo di tutte le partite del club, sia in casa che in trasferta.
Lo riporta il collega Francesco Casula per la Gazzetta del Mezzogiorno.
Il Daspo resta, ma il vincolo specifico legato alla vecchia società non si applica più. La decisione riguarda circa una decina di tifosi tarantini, assistiti dall’avvocato Francesco Nevoli, che si erano visti imporre l’obbligo di firma in seguito a episodi di violenza verificatisi durante gare allo stadio Iacovone e in trasferta.
Nella sua istanza, l’avvocato Nevoli ha fatto riferimento a una sentenza della Corte di Cassazione, secondo cui: «Nel caso in cui la squadra abbia cessato la propria attività, perde efficacia l’ordinanza del Questore che impone l’obbligo di firma». La nascita di un nuovo club, come il Taranto targato Ladisa, non estende automaticamente tali obblighi, in quanto la nuova società è considerata autonoma rispetto alla precedente.
Rimane comunque in vigore il divieto di assistere alle manifestazioni sportive. Tuttavia, i tifosi interessati possono presentare un’istanza al magistrato per non recarsi più due volte in Questura ogni volta che il Taranto scende in campo.
I provvedimenti originari erano stati emessi nei confronti di tifosi coinvolti in episodi violenti in partite disputate con la vecchia società ionica, in città come Potenza, Teramo, Brindisi e Vicenza. Grazie all’intervento legale, per diversi di loro l’obbligo di firma è quindi decaduto.













