“In un mondo segnato da una continua deregulation, abbiamo assistito nei giorni scorsi alla scomparsa di un altro diritto: quello al lavoro”. È l’allarme lanciato da Tiziana Ronsisvalle, segretaria generale della SLC CGIL, intervenendo sulle recenti scelte operate da MediaMarket, che hanno coinvolto complessivamente 50 dipendenti Teleperformance delle sedi di Taranto e Roma.
Nonostante l’esistenza di una clausola sociale di garanzia, 29 lavoratori del call center di Taranto – 27 assunti diretti e 2 in staff leasing – hanno visto, dalla sera alla mattina, la delocalizzazione della commessa verso call center rumeni. Una decisione che, secondo il sindacato, rappresenta un precedente estremamente rischioso.
“Quei 29 dipendenti – sottolinea Ronsisvalle – non sono solo numeri, ma un segnale pericoloso per un settore che a Taranto rappresenta uno dei principali poli produttivo-occupazionali dopo quello industriale. Anche se Teleperformance ha deciso di ricollocare il personale su altre commesse, il messaggio che arriva da MediaMarket è chiaro: oggi nessuno è più al sicuro”.
Il settore delle telecomunicazioni, che nel territorio jonico occupa circa 2.000 lavoratori, si regge anche sullo strumento della clausola sociale, pensato proprio per garantire continuità occupazionale e tutelare i dipendenti nei cambi di appalto.
“Parliamo di 2.000 lavoratrici e lavoratori – aggiunge la segretaria della SLC CGIL Taranto – che, nonostante un rinnovo contrattuale che pone al centro la stabilità occupazionale, oggi sanno che quel principio non è più intoccabile. Dopo la decisione di MediaMarket, la loro vita lavorativa può cambiare improvvisamente”.
Una scelta definita grave anche dalle organizzazioni sindacali nazionali, che leggono l’episodio come una rimozione progressiva di regole e diritti.
“Delocalizzare all’estero – conclude Ronsisvalle – significa creare un danno a un settore che vive di norme chiare e di tutele previste dal Contratto Nazionale delle Telecomunicazioni. Fermare oggi questa deriva è fondamentale per mettere in sicurezza non solo i 50 lavoratori coinvolti nella commessa, ma l’intero comparto”.














