Il futuro dell’ex Ilva di Taranto torna al centro del dibattito politico e istituzionale dopo l’approvazione, da parte dell’Unione Europea, del prestito ponte da 390 milioni di euro richiesto dal Governo per garantire la continuità gestionale di Acciaierie d’Italia in attesa della futura cessione dell’azienda. Una misura transitoria che però riapre con forza il tema della gestione pubblica della transizione ecologica, della tutela occupazionale e delle ricadute ambientali sul territorio.
Secondo Cosimo Borraccino (consigliere regionale PD), la cifra stanziata non genera particolari aspettative perché il nodo centrale resta il ruolo diretto dello Stato nel processo di riconversione ecosostenibile del polo siderurgico. Una responsabilità che dovrebbe tradursi in un piano chiaro e strutturato capace di garantire insieme la tutela dei lavoratori, dell’indotto, dell’ambiente e della salute dei cittadini di Taranto.
La transizione legata al piano di decarbonizzazione, sottolinea Borraccino, rappresenta una vera e propria “questione di Stato” e non può prescindere da un confronto diretto con le maestranze e i loro rappresentanti, che attendono risposte certe sul proprio futuro. L’invito rivolto alla Presidenza del Consiglio è quello di intervenire concretamente nella gestione dell’acciaieria jonica, assumendo la guida del percorso di riconversione già delineato nelle precedenti legislature, a partire anche dalla realizzazione degli impianti DRI.
L’obiettivo indicato è duplice: salvaguardare i livelli occupazionali e rilanciare la produzione siderurgica nel territorio, rafforzando il tessuto produttivo e lo sviluppo socio-economico della provincia jonica, senza rinunciare alla tutela ambientale e sanitaria.
Sul fronte ambientale, emergono nuove preoccupazioni. Il senatore Mario Turco (M5S), vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, richiama l’attenzione su un progetto che prevede la combustione di materie plastiche negli altiforni in esercizio dell’ex Ilva, in particolare l’AFO4 e, a breve, l’AFO2.
Secondo Turco, non si tratta di una ricostruzione polemica, ma di un elemento contenuto negli atti ufficiali del Procedimento Integrato Complesso relativo all’ultima Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata al gestore degli impianti lo scorso 4 agosto. Il progetto, approvato in conferenza dei servizi e confluito nella prescrizione n. 471 dell’AIA, è stato oggetto anche delle valutazioni di ARPA Puglia, che ha evidenziato la necessità di analizzare con attenzione i possibili aumenti di metalli pesanti, diossine e furani derivanti dalla combustione dei materiali plastici.
In un territorio già segnato da un pesante carico ambientale e sanitario, ogni scelta che potrebbe comportare un incremento delle emissioni deve essere affrontata con cautela e trasparenza, sostiene Turco, che critica la mancanza di risposte istituzionali alle iniziative politiche e civiche portate avanti negli anni su questo tema.
Il nodo politico, afferma il senatore M5S, riguarda l’eventuale utilizzo non solo del carbone ma anche di rifiuti plastici negli altiforni, in un contesto già noto a livello internazionale per il suo dramma ambientale. Un tema che chiama in causa le responsabilità del governo, dell’azienda e degli enti locali, e che impone un confronto pubblico serio.
Dopo anni segnati da processi, incidenti sul lavoro, vittime e malattie correlate all’inquinamento, il dibattito non può ridursi a una contrapposizione tra comunicati. Al centro restano la sicurezza dei lavoratori, la salute dei cittadini e la necessità di una riconversione sociale, culturale ed economica del territorio.
Per il PD e il M5S, la sfida comune è evitare che Taranto continui a essere percepita come un territorio di sacrificio. La gestione delle risorse pubbliche e delle scelte industriali sull’ex Ilva deve avvenire nella massima trasparenza, senza normalizzare decisioni che potrebbero aggravare ulteriormente il carico ambientale a pochi passi dal centro abitato.
Il confronto resta aperto tra la richiesta di una presenza diretta dello Stato nella transizione industriale e le preoccupazioni per nuove possibili fonti emissive. Sullo sfondo, la domanda principale: come conciliare lavoro, produzione e diritto alla salute in una città che da decenni vive il peso della più grande acciaieria d’Europa.













