Il percorso verso la realizzazione del centro degli sport nautici in Mar Piccolo si arricchisce di un nuovo ostacolo. Nonostante gli indennizzi concordati e già trasferiti al Comune, tre allevamenti autorizzati di cozze continuano a occupare l’area destinata al campo di gara per canoa e canottaggio, impedendo all’impresa appaltatrice di procedere con le opere a mare. La vicenda, ricostruita da Domenico Palmiotti del Quotidiano, mette in luce un intreccio di ritardi, revisioni progettuali e tensioni con i mitilicoltori che rischia di compromettere uno degli impianti più simbolici dei Giochi del Mediterraneo.
Il nodo degli allevamenti: indennizzi pagati, area ancora occupata
L’impresa Sub Technical Edil Service, aggiudicataria dei lavori per oltre un milione di euro, ha tentato di avviare le operazioni nell’area individuata nel secondo seno del Mar Piccolo. Ma i concessionari dei tre allevamenti presenti – due nell’area di gara e uno in quella di riscaldamento – hanno opposto resistenza, dichiarando di non voler lasciare lo specchio d’acqua.
Eppure, un accordo era stato raggiunto:
- il commissario straordinario Massimo Ferrarese ha trasferito 30.748,50 euro alla tesoreria comunale per i ristori;
- il Comune, il 10 marzo, ha comunicato l’accettazione degli indennizzi sulla base dei preventivi forniti dagli stessi mitilicoltori.
Nonostante ciò, l’area non è stata liberata. Il commissario ha quindi sollecitato l’ente locale a intervenire, ricordando che solo il Comune può validare le pretese indennitarie e che ogni ulteriore ritardo rischia di bloccare il cantiere e generare danni economici.
Un progetto nato in salita: mesi per riscrivere ciò che si pensava già pronto
Il centro nautico avrebbe dovuto essere uno dei primi impianti a partire, dato che il progetto – predisposto da Asset, l’Agenzia regionale – era ritenuto completo. Ma al momento dell’insediamento, la struttura commissariale ha scoperto che mancavano proprio le opere a mare: in sostanza, il campo di regata non esisteva.
Da qui una lunga serie di passaggi:
- 26 luglio 2024: il commissario assume la gestione del progetto, sollevando il Comune;
- 19 agosto: il Piano di fattibilità tecnico-economica viene giudicato privo di indicazioni sul campo di gara;
- 11 ottobre: Ferrarese diventa ufficialmente “Soggetto Attuatore”.
Solo allora si individua l’area nel secondo seno del Mar Piccolo, coinvolgendo parco Cimino, aree Svam e ponte “C”, e si avvia la progettazione completa di pontili, boe, torretta d’arrivo e servizi a terra.
Concessioni sospese, ristori rivisti: un quadro in continua evoluzione
La questione degli allevamenti ha subito più cambiamenti negli ultimi mesi:
- Aprile 2025: stimati ristori per 17.690 euro.
- Novembre: il Servizio Demanio sospende 8 concessioni per garantire sicurezza e rapidità dei lavori; si amplia la fascia di rispetto e si accantonano 90mila euro a titolo prudenziale.
- Una nuova mappatura dei filari-long line porta a stimare ristori per 66.724,50 euro.
- Gennaio: le concessioni sospese scendono da 8 a 3, mentre 5 vengono riattivate.
Il 15 febbraio i lavori vengono finalmente assegnati, con un tempo di esecuzione di 150 giorni. Ma senza la liberazione dell’area, l’impresa non può procedere.
Il rischio concreto: un impianto strategico che non parte
Il campo di gara, lungo 2.000 metri con 8 corsie per il canottaggio e 9 per la canoa, rappresenta uno degli impianti più iconici dei Giochi. Accanto alle opere a mare, è prevista la ristrutturazione dell’edificio dell’Aeronautica Militare per uffici, spogliatoi, servizi e mensa, oltre alla torretta di arrivo.
Tutto è pronto sulla carta. Ma senza la rimozione dei filari di cozze, il cantiere resta fermo.
Il commissario ha ribadito che occorre chiudere definitivamente con i mitilicoltori, affinché l’impresa possa lavorare e il cronoprogramma non salti.
Conclusione
La vicenda del campo di canoa e canottaggio del Mar Piccolo è l’emblema delle difficoltà che spesso accompagnano le grandi opere: progetti da riscrivere, competenze sovrapposte, resistenze locali e un equilibrio delicato tra attività produttive storiche e nuove esigenze infrastrutturali.
Ora la palla torna al Comune, chiamato a far valere gli accordi presi e a garantire che uno degli impianti più attesi dei Giochi del Mediterraneo possa finalmente vedere la luce.














