di Domenico Ciquera
Ai microfoni di Tuttosport Taranto, mister Eziolino Capuano è tornato a parlare del suo passato in rossoblù e del presente (e futuro) del club ionico, ripercorrendo con grande intensità emotiva una delle esperienze più significative della sua carriera.
Taranto attuale
«Ho seguito il Taranto. Sono stati due anni intensi che non dimenticherò mai. Conosco poco il campionato di Eccellenza, però vi assicuro che anche da casa seguiamo i risultati in tempo reale. Non è un campionato facile. Partire in ritardo, come è successo al Taranto, è complicato, perché nello stesso girone c’erano squadre già pronte da tempo, come il Brindisi.
Quando giochi contro il Taranto, tutte le squadre fanno la partita della vita, perché il Taranto in questa categoria è come vedere Belen fare la barista al bar della Salinella o di Paolo VI.
Il Taranto ha fatto scelte importanti anche a livello dirigenziale: quella di Pagni non è irrazionale, ma motivata e razionale. È un dirigente che ha vinto tanto e ha accettato l’Eccellenza con entusiasmo.
La rosa è molto forte: molti li conosco, qualcuno l’ho allenato. Di Paolantonio era con me ad Avellino, quando abbiamo raggiunto i playoff. Ci sono Guastamacchia e Hadziosmanovic, che hanno esperienza in Serie C, così come gli attaccanti.
È normale che, partendo in ritardo, si paghi qualcosa. Ma ora il Taranto si sta riprendendo alla grande».
Penalizzazione
«Quando arrivò la penalizzazione io non lo sapevo. L’ho saputo alle 12:15, quando mi chiamò il dottor Galigani, che mi passò l’avvocato Chiacchio. Io lo appresi il giorno della sentenza.
Ricordo che pranzavo con la squadra e, quando entrai, vidi i calciatori con uno sguardo diverso. Dissi: “Non è successo nulla”. Poi andai al campo e vidi il presidente Giove, che ci disse che ce la saremmo cavata con un’ammenda.
Ci veniva detto che i punti sarebbero stati restituiti. Fummo costretti, per ragioni di budget, a cedere Antonini e Cianci. Altrimenti, con quella penalizzazione, non so se il miracolo sarebbe stato possibile».
La stagione successiva
«Nel ritiro di Viaggiano costruimmo una squadra più forte dell’anno prima. Rientrava Zonta, avevo un gruppo importante. Quando arrivò la notizia del mancato pagamento degli emolumenti di giugno, cosa potevo dire ai ragazzi e alla gente di Taranto che mi ha voluto bene?».
Dopo Taranto
«Dissi che dopo Taranto non sapevo se avrei avuto la stessa voglia e gli stessi stimoli. Era troppo forte il legame: sarei rimasto.
Aprivo il campo alle 7 del mattino e lo chiudevo alle 20:30. Il ghiaccio lo andavo a prendere io, le crostate me le portava Di Lena. Ho anticipato soldi ai calciatori per il Taranto, ho fatto sacrifici personali per far firmare Fabbro, ho aiutato anche un portiere per una risoluzione. Tutto è verificabile».
La società e il futuro
«La società non è stata aiutata da nessuno, parlo di promesse fatte da vertici importanti del calcio italiano e mai mantenute.
I problemi del Taranto venivano da lontano, da 10-15 anni prima. Io ho portato risultati, pubblico e calciatori valorizzati.
Con Giove il rapporto è stato buono, anche se avrei voluto sapere prima della penalizzazione: avrei gestito la situazione diversamente. Per il resto non posso parlarne male».
Il presente del Taranto
«Lo stadio è moderno, la società è solida. Non conosco personalmente la nuova dirigenza, ma sarò allo stadio in occasione dello spareggio, se il Taranto si giocherà la Serie D. Me lo auguro davvero».













