Proroga di sei mesi per i precari della cultura, ma la battaglia resta aperta: l’obiettivo è la stabilizzazione. È quanto emerso dalla conferenza stampa organizzata da FP CGIL e CGIL a Taranto, alla presenza, tra gli altri, dell’onorevole Francesca Viggiano.
“C’erano tutte le condizioni giuridiche ed economiche per garantire stabilità a questi lavoratori – ha dichiarato Mimmo Sardelli, segretario generale della FP CGIL di Taranto –. Oggi celebriamo un piccolo ma significativo risultato come la proroga, ma la battaglia non è ancora vinta”.
All’incontro, svoltosi nella sede della CGIL ionica, hanno partecipato anche Dario Capozzi e Matteo Scagliarini, rispettivamente segretario regionale e coordinatore della Funzione Pubblica Puglia, insieme al segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo.
Il tema riguarda i lavoratori della cultura impiegati su tutto il territorio nazionale, rimasti senza incarico dal 28 febbraio a seguito dell’interruzione dei contratti finanziati con il PNRR. Nelle scorse settimane, un emendamento presentato dall’on. Viggiano ha consentito di ottenere una proroga di sei mesi, ma molti lavoratori restano ancora fuori.
In Puglia si tratta di 14 persone, cinque delle quali a Taranto, impiegate tra il Museo Archeologico Nazionale di Taranto e la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo. Archeologi, assistenti amministrativi e addetti alla tutela, accoglienza e vigilanza che, pur avendo superato un concorso, restano in una condizione di precarietà.
“Non possiamo accettare che un settore così specializzato venga precarizzato o affidato al volontariato – ha sottolineato Scagliarini –. Dobbiamo evitare che queste competenze siano costrette a lasciare il territorio, impoverendo l’offerta culturale”.
Sulla stessa linea Capozzi, che ha evidenziato il valore strategico del comparto: “Questo risultato va oltre i numeri, perché la cultura rappresenta una leva fondamentale per la rinascita dei territori, soprattutto nel Mezzogiorno”.
Un concetto ribadito anche da D’Arcangelo: “In Italia la cultura genera circa 112,6 miliardi di euro e in Puglia arriva a incidere per circa il 20% del PIL, spesso in connessione con il turismo. Eppure il precariato resta diffuso. La nostra azione mira a rafforzare il legame tra identità culturale, occupazione e crescita”.
L’obiettivo finale resta chiaro, come ha ribadito l’on. Francesca Viggiano: “La stabilizzazione è necessaria per dare dignità a questi lavoratori e garantire continuità ai servizi culturali. La tutela del patrimonio non può prescindere dalla stabilità di chi lo valorizza ogni giorno”.
L’emendamento proposto punta infatti a trasformare i contratti a termine attivati nel post-pandemia in rapporti a tempo indeterminato entro il 2026. Una misura che, oltre a rappresentare un atto di giustizia occupazionale, mira a evitare la riduzione dei servizi nei musei e nei siti archeologici.
Le speranze sono ora affidate alla prossima Legge Finanziaria. La CGIL assicura che continuerà a seguire da vicino la vertenza, fino al raggiungimento di una soluzione definitiva.













