di Maurizio Corvino
In una lunga intervista realizzata da Ivan Giannotta, l’ex calciatore Giovanni Malagnino, originario di Manduria e noto per le sue esperienze tra Sud Italia e piazze storiche del calcio dilettantistico e professionistico, ha ripercorso la sua carriera tra emozioni, occasioni mancate e amore per il pallone.
Classe 1986, ala destra dotata di tecnica e continuità, Malagnino oggi continua a vivere il calcio con la stessa passione di sempre: “Sto bene e la cosa più bella è che continuo a fare ciò che amo: giocare a calcio, anche se non come prima”.
Il suo percorso parte da Manduria per poi passare dai settori giovanili di Lecce e Taranto, dove – racconta – “è iniziata la mia vera carriera”. Proprio con la maglia tarantina lega alcuni dei ricordi più intensi, tra cui i gol nei play-out contro il Ragusa: “Sono momenti che non si dimenticano”.
Non mancano i rimpianti: “A 18 anni ci furono interessamenti da squadre di Serie A, ma non si concretizzò nulla per varie vicissitudini”. Occasioni sfumate che però non hanno mai intaccato la sua passione.
Tra i compagni cita con ammirazione attaccanti come Cammarata e Dionigi, mentre indica in Andrea De Florio il giocatore tecnicamente più forte con cui abbia mai condiviso lo spogliatoio. Tra gli avversari, invece, ricorda Ivano Pastore come uno dei più difficili da affrontare.
Tifoso del Milan, Malagnino non nasconde l’ammirazione per i grandi del calcio moderno: “Lautaro Martínez è uno degli attaccanti più forti della Serie A”. Ma il suo idolo assoluto resta Ronaldinho: “Era pura magia”.
Un pensiero anche al calcio giovanile: “Spero emergano tanti talenti, il calcio italiano ne ha bisogno”. E uno sguardo al futuro già tracciato: “Voglio restare nel calcio e insegnare ai ragazzi ciò che ho imparato”.
Infine, il saluto affettuoso a chi lo ha seguito nel tempo: “Un abbraccio a tutti, prima come persone e poi come calciatore”.













