Una serata che avrebbe dovuto chiudersi con il semplice verdetto del campo si è trasformata in un episodio di grave violenza sportiva. Tre ultras del Foggia – di 31, 38 e 44 anni – sono stati arrestati dalla Polizia di Stato per i disordini esplosi domenica allo stadio Veneziani di Monopoli, negli ultimi minuti della sfida di Serie C tra i biancoverdi e i rossoneri. Le misure sono scattate in flagranza differita, con i tre tifosi posti ai domiciliari nelle rispettive abitazioni tra Foggia e Bari, come riportato dal Quotidiano di Puglia.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la tensione è deflagrata nel finale, quando l’1-0 per il Monopoli ha scatenato la protesta del settore ospiti. Dalle urla si è passati rapidamente ai fatti: lancio di petardi, accensione di fumogeni e oggetti indirizzati verso il terreno di gioco.
Il momento più critico si è verificato quando un gruppo numeroso di ultras foggiani ha tentato di forzare un varco per raggiungere il campo. L’intervento degli steward e delle forze dell’ordine ha evitato un’invasione di massa, ma alcuni tifosi sono comunque riusciti a scavalcare le recinzioni.
Durante quei concitati istanti, uno steward è stato colpito con un pugno da uno dei tifosi ora arrestati. L’episodio ha portato l’arbitro a sospendere immediatamente la partita. La gara è rimasta ferma per 11 minuti, mentre giocatori e staff tecnici si rifugiavano negli spogliatoi e sugli spalti continuavano momenti di forte tensione.
Determinante per l’identificazione dei responsabili è stato il lavoro congiunto del commissariato di Monopoli e della Digos di Bari e Foggia. Le immagini della Polizia scientifica e i video raccolti durante e dopo gli scontri hanno permesso di attribuire responsabilità precise ai tre ultras.
A loro carico sono contestati i reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, invasione di campo e lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive. Oltre agli arresti domiciliari, per tutti è in arrivo anche il Daspo, che impedirà l’accesso agli impianti sportivi.
L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza negli stadi e sul ruolo delle frange più estreme del tifo, protagoniste di comportamenti che nulla hanno a che vedere con il calcio e con la passione sportiva.














