di Luca Pietranelli
Il Taranto si prende il primo atto della semifinale playoff con una vittoria pesante, sofferta nella genesi ma convincente nello sviluppo. Il 3-1 rifilato all’Apice allo stadio “Italia” di Massafra racconta di una squadra capace di attraversare la tempesta iniziale senza perdere equilibrio, trasformando una giornata inizialmente complicata in una prova di forza tecnica e mentale.
La partita dei rossoblù sembrava essersi subito indirizzata sui binari peggiori. Dopo un buon avvio, con un colpo di testa di Loiodice nei primi minuti, il gol subito al 12’ ha avuto il sapore dello shock. La conclusione di Evangelista, non trattenuta da Mastrangelo, e il tap-in vincente di Pesce hanno evidenziato una fragilità momentanea, amplificata da due infortuni ravvicinati che hanno costretto Danucci a modificare il piano gara già nel primo tempo.
L’uscita di Sansò prima e quella di Konate poi avrebbero potuto destabilizzare una squadra già colpita dal vantaggio ospite. Invece, il Taranto ha avuto il merito di non scomporsi.
Sul piano tattico, l’approccio iniziale non è stato impeccabile. Per buona parte della prima frazione il Taranto ha mostrato un calcio prevedibile, troppo verticale e affidato a lanci lunghi poco produttivi. L’assenza dello squalificato Hadziosmanovic ha inciso sugli equilibri difensivi e sulla costruzione dal basso, mentre il centrocampo sembrava incapace di dare continuità alla manovra.
Progressivamente, però, qualcosa è cambiato. Vukoja ha iniziato a dettare i tempi con maggiore personalità, Di Paolantonio ha trovato linee di passaggio più pulite e Loiodice ha cominciato a muoversi tra le linee creando superiorità numerica.
L’episodio del rigore nasce proprio da una giocata del fantasista rossoblù. Loiodice si prende la responsabilità dell’azione e poi trasforma con freddezza dal dischetto il gol dell’1-1, rete che cambia emotivamente la partita e restituisce fiducia a una squadra fino a quel momento trattenuta.
Nella ripresa il Taranto ha mostrato il suo volto migliore. I rossoblù hanno alzato il baricentro, aumentato la qualità tecnica nelle combinazioni e recuperato il pallone con aggressività e continuità.
Derosa, fino a quel momento discontinuo, trova un cross di qualità dalla corsia sinistra; Losavio crea il primo pericolo e Aguilera, da vero centravanti d’area, è il più rapido a leggere la respinta del portiere firmando il sorpasso.
L’aspetto più incoraggiante per Danucci riguarda probabilmente la contemporanea incisività del reparto offensivo. Loiodice è stato il leader tecnico e caratteriale della squadra. Aguilera, pur senza brillare dal punto di vista estetico, ha inciso nel momento chiave. Losavio, invece, è stato il simbolo del sacrificio offensivo: tanto lavoro spalle alla porta, pressione continua e il gol finale che ha chiuso la pratica con lucidità e freddezza.
In una partita segnata dagli infortuni, meritano una menzione speciale anche Delvino e Rizzo. Entrati in emergenza, hanno garantito stabilità, letture difensive e serenità in un momento particolarmente delicato.
Il 3-1 rappresenta un vantaggio significativo in vista del ritorno in Campania, ma non ancora definitivo. Il Taranto, però, arriva al secondo round con una certezza ritrovata: la consapevolezza di avere più qualità, maggiore profondità e un peso offensivo superiore rispetto all’Apice.
La finale ora è più vicina. Ma ciò che convince davvero è il modo in cui i rossoblù ci stanno arrivando: con la sensazione sempre più concreta di essere diventati una squadra capace di soffrire senza smettere di credere nelle proprie qualità.














