La ferita della finale playoff persa contro il Gladiator è ancora aperta, ma in casa Taranto è già tempo di guardare avanti. Smaltita, almeno in parte, la delusione per il mancato salto in Serie D e lo sgomento per i gravi episodi verificatisi al termine della gara, la proprietà rossoblù è chiamata a prendere decisioni che potrebbero segnare il futuro del club.
Secondo quanto riportato dal giornalista Vito Di Noi su Il Quotidiano, la famiglia Ladisa, pur profondamente colpita dall’epilogo della stagione, non sarebbe intenzionata ad abbandonare il progetto sportivo. Al contrario, l’orientamento sarebbe quello di rilanciare, seppur attraverso una profonda riflessione sull’assetto tecnico e organizzativo.
Tra i temi sul tavolo ci sarebbe infatti l’eventuale azzeramento dell’area tecnica. Non appare scontata la permanenza né del direttore sportivo Danilo Pagni né dell’allenatore Ciro Danucci, protagonisti della stagione conclusasi senza il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Nei prossimi giorni potrebbero prendere il via i colloqui con i diretti interessati e con diversi componenti della rosa per valutare possibili risoluzioni consensuali, anche alla luce dei contratti pluriennali sottoscritti da molti tesserati.
Una valutazione più approfondita riguarderebbe proprio Pagni. La proprietà dovrà stabilire se il dirigente, arrivato nel mese di novembre, rappresenti ancora il profilo ideale per costruire una squadra competitiva e in grado di vincere il prossimo campionato di Eccellenza, nel caso in cui il ripescaggio non dovesse concretizzarsi.
Perché, nonostante la promozione sfumata sul campo, il Taranto non ha ancora smesso di inseguire la Serie D. La strada alternativa è quella del ripescaggio, regolata dal Comunicato Ufficiale n. 213 della Lega Nazionale Dilettanti. Diversi i parametri che entrano in gioco nella formazione della graduatoria.
I rossoblù possono contare su elementi favorevoli, come il bacino d’utenza garantito dal fatto di rappresentare un capoluogo di provincia, il merito sportivo derivante dall’essere arrivati fino alla finale nazionale dei playoff e la valutazione relativa agli impianti, considerando l’importanza che assumerà il nuovo stadio Iacovone nel panorama calcistico nazionale.
Esistono però anche aspetti meno favorevoli. La giovane età della società, fondata meno di un anno fa, limita il punteggio relativo alla continuità di affiliazione federale. Allo stesso modo, il club non può vantare una struttura consolidata nel settore giovanile. A ciò si aggiungono le possibili detrazioni derivanti dalle sanzioni disciplinari incassate nel corso della stagione, comprese quelle legate ai recenti disordini verificatisi dopo la finale con il Gladiator.
Da Palazzo di Città filtra comunque una certa fiducia, maturata anche attraverso il dialogo con la proprietà. Tuttavia, ogni valutazione concreta sarà possibile soltanto nelle prossime settimane, quando si conoscerà il numero delle eventuali rinunce all’iscrizione da parte delle società aventi diritto alla Serie D e la posizione che il Taranto occuperà nella graduatoria dei ripescaggi.
Parallelamente resta aperto anche il capitolo infrastrutturale. Nessuno, in città, ha dimenticato le parole pronunciate dal presidente Sebastiano Ladisa alla vigilia della sfida d’andata contro il Gladiator: «Senza lo Iacovone, il nostro progetto termina qui». Un messaggio chiaro, che evidenzia quanto la gestione dell’impianto venga considerata strategica per sostenere un progetto ambizioso e riportare il Taranto stabilmente nel calcio che conta.
L’estate rossoblù si annuncia dunque intensa e decisiva. Tra ricostruzione tecnica, speranze di ripescaggio e programmazione futura, l’unica certezza, al momento, è rappresentata dalla categoria conquistata sul campo: l’Eccellenza. Il resto sarà scritto dalle scelte che la società adotterà nelle prossime settimane.
Fonte: ricostruzione e indiscrezioni riportate da Vito Di Noi su Il Quotidiano.














