Confartigianato Imprese Taranto interviene nel dibattito sul futuro dell’ex Ilva chiedendo ai commissari straordinari maggiore trasparenza sulle scelte industriali che stanno guidando la gestione del polo siderurgico in questa fase di transizione.
L’associazione, che rappresenta una parte significativa dell’indotto dell’artigianato e delle piccole imprese impegnate da decenni nelle attività di manutenzione, servizi, logistica, forniture e autotrasporto, sottolinea come il confronto sul futuro dello stabilimento non possa limitarsi alle trattative per la cessione dell’azienda o ai progetti di decarbonizzazione.
Secondo Confartigianato, è necessario comprendere quale sia l’attuale strategia industriale adottata dai commissari.
“Taranto e il Paese hanno il diritto di conoscere la strategia industriale del polo siderurgico. Non basta custodire la fabbrica: occorre fare impresa”, afferma il segretario generale di Confartigianato Taranto, Fabio Paolillo.
L’associazione ricorda di aver già proposto nei mesi scorsi di anticipare la realizzazione del forno elettrico utilizzando le risorse inizialmente destinate al progetto del preridotto, oggi reindirizzate dal Governo verso il percorso di decarbonizzazione, con l’obiettivo di recuperare tempo prezioso nel processo di trasformazione dello stabilimento.
Nel documento viene evidenziato come il sito di Taranto operi attualmente con un solo altoforno, una capacità produttiva fortemente ridotta e un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali, mentre molte lavorazioni di trasformazione risultano ancora inattive.
Per Confartigianato, il polo siderurgico non può essere identificato esclusivamente con l’area a caldo.
“Taranto è una filiera completa, composta da tubifici, laminazione, decapaggio, zincatura e produzioni ad alto valore aggiunto che per decenni hanno generato occupazione e sviluppo”, sottolinea Paolillo.
L’associazione definisce “un’anomalia industriale” il fatto che oggi resti operativa soprattutto la fase primaria del ciclo produttivo, quella maggiormente impattante dal punto di vista ambientale, mentre risultano ferme gran parte delle attività di trasformazione, considerate le più redditizie e caratterizzate da un minore impatto emissivo.
Confartigianato evidenzia inoltre che Taranto non rappresenta un concorrente degli altri stabilimenti del gruppo, ma ne completa la filiera produttiva attraverso lavorazioni storicamente specializzate.
Da qui la richiesta di comprendere le ragioni che impediscono di valorizzare gli impianti di trasformazione.
Tra le proposte avanzate vi è anche il ricorso all’acquisto di semilavorati sul mercato qualora la produzione dell’unico altoforno non sia sufficiente ad alimentare le lavorazioni a valle.
Secondo Confartigianato, questa rappresenta una pratica industriale consolidata e potrebbe consentire di mantenere attivi gli impianti di trasformazione, ridurre il ricorso alla cassa integrazione, sostenere l’occupazione e garantire lavoro alle imprese dell’indotto.
L’associazione richiama inoltre il ruolo affidato ai commissari straordinari, chiamati non solo a garantire la continuità produttiva e accompagnare il processo di cessione dell’azienda, ma anche a preservarne il valore industriale.
“Fino all’individuazione di un nuovo acquirente non basta custodire la fabbrica: occorre fare impresa. Significa valorizzarne le potenzialità, sostenere l’occupazione e rafforzarne il valore industriale affinché possa essere consegnata al futuro investitore nelle migliori condizioni”, sostiene Paolillo.
Nella parte conclusiva del documento, Confartigianato ribadisce di non voler sostituirsi ai commissari nelle scelte gestionali, ma chiede un confronto pubblico e tecnico sulle produzioni ferme e sulle iniziative necessarie per utilizzare pienamente le potenzialità del polo siderurgico.
“La trasparenza non è una concessione, ma il presupposto di ogni credibile politica industriale. Il modo migliore per tutelare un patrimonio industriale non è custodirlo, ma mantenerlo vivo, competitivo e capace di creare valore”, conclude il segretario generale di Confartigianato Taranto, Fabio Paolillo.














