Il calcio italiano dice addio a Evaristo Beccalossi, morto all’età di 69 anni. Nato il 12 maggio 1956 a Brescia, Beccalossi è stato uno dei talenti più estrosi e imprevedibili della sua generazione, simbolo di un calcio fatto di fantasia e intuizione.
Bandiera dell’Inter tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, fu protagonista dello Scudetto 1979-1980, contribuendo con giocate decisive e una qualità tecnica fuori dal comune. In nerazzurro conquistò anche una Coppa Italia (1977-1978), lasciando un’impronta indelebile nella storia del club.
Tra le tante partite che ne hanno segnato la carriera, restano vive nella memoria degli appassionati anche le sfide contro il Taranto FC, disputate in Coppa Italia e in gare ufficiali di fine anni ’70. In particolare, si ricordano le sfide della stagione 1978-79, quando Beccalossi mise in mostra il suo repertorio tecnico contro una squadra ionica combattiva: dribbling stretti, assist illuminanti e conclusioni improvvise che spesso mettevano in difficoltà le difese pugliesi.
Partite intense, giocate in stadi caldi e appassionati, che contribuirono a rafforzare la sua fama di giocatore capace di accendersi nei momenti chiave. Emblematico anche un incrocio successivo, quando vestiva la maglia del Barletta Calcio. Serie B, 5 febbraio 1989, ore 14.30, Stadio “Comunale” – Barletta-Taranto 3-1. In quella sfida, il fantasista lombardo contribuì con la sua esperienza e qualità alla vittoria dei biancorossi, confermandosi giocatore capace di incidere anche nella fase finale della carriera.
Conclusa l’attività agonistica, Beccalossi non si allontanò dal calcio, tentò anche la strada da dirigente sportivo. Un ruolo nel quale provò a portare competenza e visione, cercando di trasmettere anche fuori dal campo quella sensibilità calcistica che lo aveva reso unico. Tra le esperienze dirigenziali, c’è anche quella vissuta a Taranto, dove fu consigliere durante i primi mesi della presidenza di Enzo D’Addario. Ma il suo periodo ionico fu molto breve.
Genio e sregolatezza, Beccalossi ha incarnato un modo romantico di intendere il calcio, lontano dagli schemi rigidi. Oggi resta il ricordo di un numero 10 autentico, capace di trasformare ogni pallone in un’idea. Il suo nome rimarrà legato per sempre a un calcio che sapeva sorprendere.













