È un grido di rabbia e di dolore quello che arriva da Giuseppe Lacorte, Segretario Generale della CISL FP Taranto-Brindisi, all’indomani dell’ennesima aggressione ai danni degli operatori del 118. Dopo il grave episodio avvenuto nel quartiere Paolo VI di Taranto, dove due soccorritori sono stati minacciati con un coltello, è di ieri la notizia di un’altra violenta aggressione a Palagiano: questa volta i sanitari sono stati brutalmente picchiati mentre prestavano soccorso.
“Quanto altro sangue dovrà scorrere? Quante volte dovremo gridare che i nostri operatori non sono carne da macello?” – sbotta Lacorte.
Il sindacato torna a chiedere con forza l’istituzione di un tavolo permanente per la sicurezza, misure concrete e immediate, leggi severe e protocolli chiari.
“Chi aggredisce un operatore sanitario – sottolinea il segretario CISL – colpisce un bene pubblico essenziale. È un attacco a tutta la comunità. Basta con le ipocrisie e le solidarietà di circostanza. Chi governa deve scegliere da che parte stare: o con chi salva vite o con chi le mette in pericolo.”
Domani, in Regione Puglia, si insedierà l’ORSEPS (Osservatorio Regionale per la Sicurezza del Personale Sanitario e Socio-sanitario), uno strumento che, secondo Lacorte, deve diventare subito operativo, “con poteri reali e risorse spendibili subito”.
Il sindacato lancia un appello chiaro e senza sconti:
- Ai Prefetti e alle Questure viene chiesto un piano straordinario per la sicurezza.
- Alle Direzioni Sanitarie si chiede di garantire mezzi sicuri e operatori protetti.
- Alle istituzioni nazionali e regionali si chiede di varare leggi e sanzioni severe.
“Non esiste alcun diritto di aggredire chi ti sta salvando la vita. Non tollereremo più che la paura diventi la norma in un’ambulanza o in un pronto soccorso”, ammonisce Lacorte.
E alla cittadinanza lancia un monito forte: “Non giratevi dall’altra parte. Difendete chi vi soccorre come difendereste vostro padre, vostra madre o vostro figlio. Ogni volta che lasciamo soli questi lavoratori, siamo tutti più deboli e più indifesi.”
La chiusura è un ultimatum alle istituzioni: “Non abbiamo più tempo da perdere. Chi deve proteggere, protegga. Chi deve legiferare, legiferi. Chi deve punire, punisca. Ora. Perché chi tocca gli operatori sanitari, tocca tutti.”













