di Domenico Ciquera
Alessio Luciani, simbolo e leader dello spogliatoio del Taranto che qualche anno fa ha fatto sognare la città sfiorando la Serie B, ha recentemente raccontato quella stagione indimenticabile in una intervista, lanciando un appassionato messaggio al popolo rossoblù.
Serie B? «Assolutamente sì, ci sentivamo forti davvero e lo stadio Iacovone era il nostro fortino. Il pubblico era la nostra marcia in più: si era creato un legame forte che ci ha convinti che potevamo farcela, o meglio, che dovevamo mettercela tutta per onorare al meglio il sentimento dei tifosi.»
Il gruppo: «C’era un’aria di unione, stima reciproca e rispetto. Andavamo tutti nella stessa direzione e avevamo capito che la vera forza era il gruppo. Chiunque scendesse in campo era consapevole dei propri mezzi e pronto a metterli a disposizione dell’allenatore e di una città intera.»
Rapporto con la proprietà: «In un momento di crisi lavorativa, la proprietà stava facendo molti sacrifici per metterci nelle condizioni migliori di lavorare. Così è stato fino alla fine, ma purtroppo quei punti di penalizzazione hanno creato una spaccatura evidente. Questo non ha influito sull’aspetto tecnico, ma nel tempo ha portato strascichi di negatività.»
Situazione attuale: «Nel corso della mia carriera ho vissuto episodi simili. Sono stato il primo a dire ai miei compagni che, nel calcio, quando nasce un problema del genere, è quasi certo che ne derivino altre difficoltà giornaliere. Siamo arrivati a un epilogo purtroppo già visto nel calcio italiano, e anche a Taranto.»
Ripartenza: «Per ricominciare, bisogna partire da basi solide. Una volta conclusi i lavori allo stadio, trasformandolo in un vero gioiello, sarà fondamentale ricreare un’unione forte tra società, squadra e tifosi. Sono sicuro che accadrà.»
Messaggio finale ai tifosi: «Cari tifosi, ho ancora i brividi se penso a voi, a quel playoff con oltre 18.000 persone sugli spalti, dove mia moglie, con nostra figlia in grembo, e mio figlio di tre anni che cantava a squarciagola “Amore mio dai non essere gelosa…”, si sentivano al sicuro. Tornerete presto a essere il dodicesimo uomo in campo. Come siete caduti varie volte, vi rialzerete: siete voi l’unica vera forza per ripartire. Un giorno racconterò di aver giocato in uno degli stadi più caldi d’Italia, dove negli occhi dei miei compagni leggevo consapevolezza e in quelli degli avversari timore. La vostra voce rimbomba ancora nelle mie orecchie quando chiudo gli occhi. È stato un onore cullare i miei sogni insieme ai vostri. Presto questi sogni saranno esauditi e intonerete i cori del grande Taranto in tutta Italia. Un abbraccio a tutti.»














