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Amarcord, quando il Bari si inchinò al cospetto di Erasmo

foto Blunote.it
Stagione 1977/78, siamo negli anni d’oro del calcio tarantino. Giovanni Fico, giunto al terzo anno di presidenza, conferma l’ossatura della stagione precedente nella quale il Taranto ha ben figurato piazzandosi in nona posizione. Puntella la rosa con qualche tassello fondamentale come i portieri Petrovic e Buso che si alterneranno per quasi tutta la stagione, assemblando così una squadra che può ambire a piazzamenti importanti. 
L’annata 76/77 è stata molto proficua per il benessere del club e per l’allestimento di una rosa forte e competitiva. Il presidente Fico, minacciando le dimissioni, riesce a far sborsare al Comune la somma di quattrocento milioni di lire che verrà usata per alcuni importanti opere di ammodernamento dello stadio Salinella, somma che tra l’altro aveva provveduto egli stesso ad anticipare per accelerare le tempistiche dei lavori. Ciò gli permette di riutilizzare la stessa cifra esatta per acquistare un centravanti molto promettente, tale Erasmo Iacovone. 
L’attaccante ventiduenne, nato a Capracotta, arriva dal Mantova nel quale ha realizzato ventiquattro reti in due stagioni di Serie C ed ha dimostrato di poter competere in categorie superiori. Sbarca in riva allo Ionio con il soprannome di “Mister quattrocento milioni” e fa innamorare la tifoseria rossoblu fin da subito, grazie ad un gran gol contro il Novara in occasione del suo esordio stagionale, il 31 ottobre. Chiuderà la stagione con lo score di otto reti in ventotto presenze, bottino niente male che lascia ben sperare per il futuro. 
Nel campionato successivo riesce ad iniziare bene, confermando le aspettative e mettendo a segno cinque reti nelle prime sei partite. Dopo dieci giornate è a quota sei gol, con i quali ha trascinato il Taranto in seconda piazza in condominio con l’Avellino e sotto di soli cinque punti dalla capolista Ascoli. Il match valevole per l’undicesima giornata del campionato di Serie B è un appuntamento da non perdere: ci sarà infatti il ritorno al “Salinella” degli odiati cugini del Bari, che sono riusciti a risalire in cadetteria dopo quattro anni di Serie C. L’allenatore rossoblu Tom Rosati schiera la saracinesca jugoslava Zelico Petrovic tra i pali. 
La difesa è composta da Giovannone nel ruolo di terzino destro, Dradi stopper, Nardello libero e Cimenti terzino sinistro, a Panizza e Fanti invece è affidata la linea mediana. Sulle fasce agiscono Gori e Caputi mentre in attacco il fantasista Selvaggi cercherà di innescare il centrattacco più forte del torneo, che con i suoi caratteristici riccioli e la sua maglia numero nove sta facendo disperare le difese di tutta la cadetteria: Erasmo Iacovone. La risposta dei “galletti” guidati da Giacomo Losi è affidata a Venturelli tra i pali; Papadopulo, Punziano, Fasoli e Frappampina in difesa; Scarrone, Materazzi, Donina e Sciannimanico a centrocampo mentre la coppia d’attacco sarà formata da Penzo e Pellegrini. Nella prima frazione di gioco sono gli ospiti a rendersi maggiormente pericolosi con un paio di duelli tra Penzo e Petrovic. 
Il numero nove biancorosso prima si fa ipnotizzare dal portierone tarantino che riesce ad effettuare una parata con i piedi al limite del miracoloso, poi sciupa una bella palla servitagli da Sciannimanico calciandola sul fondo, disturbato ancora una volta dall’uscita puntuale dell’estremo difensore ionico. Nella ripresa il Taranto esce dagli spogliatoi con un volto diverso e parte subito all’arrembaggio: Selvaggi grazie alle sue finte trova un varco e tira dal vertice sinistro dell’area di rigore impensierendo il secondo portiere barese De Luca, subentrato a Venturelli. 
Qualche minuto più tardi Frappampina pressato da Caputi rischia l’autogol che viene prontamente salvato da Papadopulo. Al 74′ l’episodio chiave del match: Fasoli atterra Iacovone sulla trequarti, fermandolo quando ormai era lanciato in porta ed innervosendolo visibilmente. Sul punto di battuta si porta Panizza che decide di toccare corto servendo Fanti. Il destro del centrocampista romano è una vera e propria pennellata in grado di scavalcare la retroguardia barese che nell’occasione si disinteressa del pallone, sbagliando grossolanamente la tattica del fuorigioco. 
La “palombella” di Selveggi giunge quindi tra i piedi dello smarcato Iacovone, che con una freddezza soprannaturale compie tre distinte azioni. Con uno stop mancino “addormenta” il pallone che gli resta incollato al piede e contemporaneamente alza la testa accorgendosi che De Luca gli corre incontro. La conclusione rimarrà per sempre negli annali. Uno scavetto fulmineo di un’eleganza imbarazzante che va altissimo, oltre la traversa, ma si abbassa in una frazione di secondo insaccandosi alle spalle del portiere avversario che stenta addirittura a capire cosa sia successo. 
I 22.141 spettatori, disorientati ed estasiati, assitono alla scena in rispettoso silenzio, veneranti. Poi l’urlo di gioia e la festa in un tripudio di coriandoli. La gara si concluderà così, con un colpo di classe di Erasmo che annichilisce il Bari e consegna il derby alla propria squadra. Chi ha avuto l’onore di assistere a quella marcatura, Tarantino o Barese che sia, sa di essere un privilegiato. Il Taranto dopo questa vittoria è sempre più lanciato verso la Serie A per la prima volta nella storia e tutta la tifoseria ci crede. Iacovone non smette di segnare, Taranto continua a sognare. 
Gabriele Campa
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