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Taranto-Turris 0-0, la fotogallery

Antonini: “Il Taranto merita i play off. Ci sono entusiasmo, responsabilità e freschezza”

Il difensore italo-brasiliano racconta la sua storia, dal vivaio dell’Inter alle istruzioni del Cagliari

RASSEGNA STAMPA DEL 21 APRILE 2023 – TARANTO BUONASERA

di Alessandra Carpino

Interpretazione perfetta ed ispirata del ruolo. Difensore moderno, icona di un’osmosi originale tra eleganza e pragmatismo, qualità che rintracciano la genesi nelle duplici radici sudamericana ed italiana. Oggetto del desiderio di molte società di massima categoria, rendimento costante, prestazioni coerenti, disciplina e determinazione: Matias Antonini è il faro della retroguardia del Taranto. Protagonista indovinato in estate, il centrale difensivo brasiliano, originario di Porto Alegre e classe ’98, racconta una storia intrigante ed inedita, che oscilla sottilmente fra le prospettive del presente agonistico ed un recente passato che avrebbe potuto accelerarne una carriera luminosa. Un viaggio che riparte e si consolida proprio sulle rive dello Ionio, poiché Antonini ha negoziato da poco il prolungamento del contratto col club rossoblu, sino al giugno 2025: “Sono molto contento e ringrazio il presidente Giove per avermi dato la possibilità di continuare l’avventura-esordisce- Quando sono arrivato, il mio obiettivo personale più grande era quello di riuscire a confermarmi, di diventare un giocatore “da Taranto”. C’è stato l’interesse di rinnovare fra le due parti, l’abbiamo fatto senza problemi, abbiamo dialogato in serenità”. L’ammirazione e gli appunti sui taccuini da parte degli osservatori di sodalizi blasonati si susseguono, però: “Non posso mentire: tramite amici e social, ho letto tante notizie di mercato. Però mi è stato insegnato di vivere il presente: l’interesse mi fa piacere, ma la mia testa è qui a Taranto”. Soprattutto alla sfida col Messina che chiude il torneo regolare: “Una partita che dobbiamo vincere. E’ una squadra tosta, che ha disputato un girone di ritorno spettacolare, però a noi interessano i tre punti per ottenere l’accesso ai play off- spiega Antonini- Stiamo vivendo la settimana in maniera serena ma consapevoli delle responsabilità e del peso della gara. Non ci snatureremo nella nostra tattica e nei nostri concetti: credo che, giustamente, siamo arrivati sino a qui giocando in un certo modo e che questo sia la nostra forza”. Lo spogliatoio è permeato da una genuina ambizione: “Da quando ci siamo salvati, il nostro desiderio è di partecipare ai play off: per noi ragazzi che abbiamo profuso tante energie, insieme con lo staff tecnico che ha lavorato con attenzione, sarebbe un premio. E non dimentico il contributo dei compagni che sono andati via a gennaio- confida Matias- Gli spareggi per la promozione rappresentano un campionato a parte, non sarà facile però noi siamo pronti a fare la guerra: in campo stiamo bene. E’ un gruppo in sintonia: partiamo con una grossa carica, un grande entusiasmo ed anche tanta freschezza. Nella partita secca possiamo dire la nostra”. Gli ingranaggi puntali e mnemonici della fase di non possesso palla hanno rappresentato l’arma vincente di un Taranto che ha tutelato il professionismo: “E’ molto semplice: dietro ciò che vedete c’è il lavoro meticoloso da parte dello staff tecnico e dei giocatori: gli attaccanti interpretano un’opera consistente di sacrificio nel ripiegare, i centrocampisti fungono da mediatori per l’equilibrio, non è merito solo del reparto difensivo- ricorda Antonini- Siamo stati protagonisti del percorso di crescita di un organico giovane e ristrutturato, evitando rischi estetici e giocando concretamente. Finora la strategia ha funzionato”. Non ama esaltare le sue peculiarità, il difensore brasiliano, ma confida un aneddoto: “Ho esordito come centrocampista: chi mi ha suggerito di diventare difensore per un tipo di carriera superiore è stato Nicola Legrottaglie, vice di Rastelli, in ritiro con la prima squadra del Cagliari. Il primo ad intravedere le mie qualità in retroguardia è stato però Canzi, attuale trainer del Pontedera, allora alla guida della Primavera, nelle cui fila ero fuori quota, capitano ed ho conosciuto Nicolò Barella, un talento autentico, un ragazzo perbene – svela- Il mentore è stato però Capuano, che mi ha educato al compito. Nel mio repertorio ci sono i calci piazzati, l’impostazione della manovra dalle retrovie, sicuramente mi adatto a quanto richiede il tipo di partita o di situazione. Dietro una prestazione c’è sempre il lavoro che stimola il talento, dote inefficace senza il giusto impegno”. Parole dolci per i colleghi di reparto: “Evangelisti è un giovane di grande prospettiva, non è facile attuare lo step verso una piazza come Taranto: mi ha sorpreso molto- commenta- Conoscevo Sciacca, ci siamo allenati insieme nel vivaio dell’Inter, lui era capitano della Primavera: vanta un curriculum importante in categoria, quando è arrivato siamo stati contenti per il contributo pesante che ci sta assicurando. Penso che Manetta sia il giocatore anima della squadra, offre tutto di sé in ogni singola cosa e stimola i giovani: un vero esempio, un leader. Come Formiconi: a me piace tantissimo, ovunque lo collochi sa muoversi bene. Tutti punti di riferimento come Vannucchi, per me il portiere più forte del girone, mi trasmette sicurezza. Includo anche l’azione dei quinti come Mastromonaco, Ferrara, Boccadamo. Una menzione per Loliva, che ha fatto bene quando chiamato in causa”. La carriera di Matias Antonini consta di una linea di demarcazione, di intrecci del fato. E lui ama narrarla dagli esordi, quando un certo Luis Figo lo notò attraverso l’attività di selezionatore in Brasile: “Mio nonno è stato un fenomeno: filmava le mie partite ed isolava le mie azioni, avevo dodici anni. Ha iniziato a caricare i video sul canale di proprietà di Figo, “Dream Football”. I voti sono stati positivi ed ho avuto la possibilità di approdare in Italia: le mie origini sono venete”. Si sono schiuse le porte del vivaio dell’Inter: “E’ stata un’esperienza bellissima- sorride Matias- Ho militato nelle giovanili nerazzurre dal 2013 al 2016, ho avuto la fortuna di essere allenato da un campione come Benoit Cauet e da Stefano Vecchi. Durante un’amichevole estiva con la Prima Squadra, sono entrato nel secondo tempo ed ho giocato bene, attirando l’attenzione di Roberto Mancini. Il suo collaboratore Sylvinho mi ha chiamato a bordocampo: entrambi mi hanno incoraggiato, si sono complimentati per la mia classe a soli diciassette anni”. Evoluzione surreale dopo la rinnovata parentesi al Gremio, una scelta di cuore e di famiglia: “Ho avuto tanti problemi a livello fisico, mai accusati prima: il sodalizio carioca non mi assicura il contratto, così riparto dall’Arezzo, in serie C, nel febbraio ’20: mi dedico ad un mese di allenamenti e, quando arriva il transfer, si blocca il campionato per la pandemia”. “Il direttore Pieroni e mister Di Donato avrebbero voluto confermarmi, ma l’operazione è stata impedita dalla cessione della società toscana- chiosa- Non ho giocato dal dicembre ’19 all’estate successiva, ero privo di squadra, un periodo complicato. Ho accettato di esibirmi nel dilettantismo ed ho sostenuto un provino col Nibionoggionno: mi sono messo in mostra, abbiamo vinto i play off del girone D. Da lì sono passato al Ravenna: abbiamo disputato un grosso campionato e siamo arrivati secondi a tre punti dal Rimini. Così mi ha notato il diesse Dionisio e mi ha regalato l’occasione Taranto”.

Tags: Taranto FC 1927
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