Come riportato dal Quotidiano di Taranto, l’esito del ballottaggio potrebbe subire profonde variazioni a seconda della scelta di apparentamento tra i candidati. Questo elemento, spesso sottovalutato, modifica in modo sostanziale la geografia del nuovo consiglio comunale e l’equilibrio dei poteri a Palazzo di Città.
Il caso di Taranto è emblematico: l’analisi proposta dal quotidiano mostra come il candidato Piero Bitetti, senza apparentamento con il Movimento 5 Stelle, otterrebbe una maggioranza formata da 13 consiglieri di area centrosinistra. Tuttavia, qualora si verificasse un apparentamento con i 5 Stelle, la composizione cambierebbe in modo significativo, con l’ingresso in maggioranza di rappresentanti pentastellati e una ridistribuzione dei seggi a scapito del Partito Democratico e di altri alleati.
Simile la situazione per Francesco Tacente, candidato di centrodestra: senza apparentamento, la sua maggioranza conterebbe su 13 seggi, ma con un patto con il centrodestra il numero salirebbe a 17, favorendo l’ascesa di Fratelli d’Italia, che diventerebbe la forza più rappresentata in consiglio con 6 seggi.
Il quadro emerso mostra anche il rischio di una “dieta” per il Partito Democratico, che, in entrambi gli scenari, risulta ridimensionato rispetto al peso politico delle elezioni precedenti. L’ingresso prepotente di Fratelli d’Italia con numeri crescenti e la frammentazione della coalizione di centrosinistra creano un contesto in cui il ruolo degli apparentamenti diventa cruciale.
A fornire un’analisi dettagliata dei possibili scenari è l’elenco dei candidati che otterrebbero un seggio nei vari casi, tra cui nomi noti come Mattia Giorno, Antonio Lenti, Sabrina Lincesso, e Giovanni Liviano per Bitetti, o Adriano Tribbia, Salvatore Brisci, e Massimiliano Di Cuia per Tacente.
In conclusione, il voto di ballottaggio a Taranto non sarà solo una sfida tra due candidati, ma anche un cruciale banco di prova per alleanze strategiche che potrebbero cambiare radicalmente gli equilibri politici della città.













