di Roberto Iammarino
Aspettando Godot. È questa la sensazione che accompagna il Taranto e i suoi tifosi alla vigilia dell’appuntamento interno contro lo Squinzano. A meno di 24 ore dalla gara contro una formazione temibile, i rossoblù sono ancora in attesa del nuovo allenatore e si presenteranno alla sfida con mister Camassa, tecnico della Juniores, che nel corso di una settimana particolarmente tormentata ha guidato il gruppo, cercando di tenere insieme preparazione fisica e mentale.
Di fronte ci sarà uno Squinzano che può contare su elementi di esperienza e conoscenza del campionato. Tra questi Citro, già protagonista lo scorso anno con il Bisceglie e avversario che ha riservato dispiaceri ai colori rossoblù, e D’Anna, ex Nardò, in passato più volte accostato al Taranto.
Il rebus della panchina
La questione allenatore resta un punto interrogativo. La candidatura di Pino Di Meo, durata di fatto lo spazio di un giorno, non si è concretizzata anche alla luce delle perplessità manifestate da una parte della tifoseria. Successivamente si sono registrati contatti con Cioffi, ex Apice e già avversario del Taranto nei playoff della passata stagione, e con Ciullo, ex Brindisi e già protagonista in passato sulla panchina rossoblù. Per il momento, tuttavia, le interlocuzioni non hanno prodotto una soluzione.
Nelle ultime ore circolano anche indiscrezioni su un possibile ritorno di Ezio Capuano. Un’ipotesi che riporterebbe in rossoblù un allenatore concreto, abituato a gestire situazioni complesse e potenzialmente in grado di assumere anche un ruolo di riferimento nei rapporti con l’ambiente. Un eventuale ritorno, però, dovrebbe fare i conti con il peso del passato e con le aspettative di una piazza che chiede risposte.
Il Taranto e la necessità di una logica
Al di là del nome del prossimo allenatore, la società dei fratelli Ladisa è chiamata a chiarire quale sia il progetto per il futuro del Taranto. Finora si è assistito a una successione vorticosa di cambiamenti, tra allenatori e direttori sportivi, che ha alimentato incertezza e disorientamento.
Un paradosso che richiama una celebre espressione: tutto cambia affinché nulla cambi. Una situazione alla quale occorre porre fine, restituendo alla squadra e alla tifoseria una prospettiva chiara.
La domanda che accompagna il presente rossoblù è semplice: che cosa vuole diventare il Taranto? Qual è il progetto della società? Esiste una pianificazione a lungo termine, capace di affrontare anche momenti difficili con coerenza e sacrificio?
Prima il campo, poi i sogni
È soprattutto questo che il tifoso vuole conoscere: la logica di un percorso tecnico e societario che possa condurre il Taranto in Serie D senza continui scossoni. Serve un nuovo corso che metta al centro il campo, il lavoro quotidiano e risultati concreti.
Le prospettive legate alla gestione dello stadio e di altri impianti sportivi possono rappresentare obiettivi importanti, ma appartengono a una dimensione che non deve distogliere l’attenzione dalle urgenze del presente.
La sfida contro lo Squinzano assume così un significato che va oltre i tre punti. In palio ci sono credibilità, fiducia e una fetta importante della stagione. Il Taranto ha bisogno di ritrovare una guida, ma soprattutto una direzione. Perché l’attesa non può diventare un progetto e il tempo, nel calcio, non aspetta nessuno.















