Domenica 11 luglio, una data felice, ricorrente, per i colori azzurri.
Come non ricordare trentanove anni fa la vittoria al Mondiale di Spagna contro la Germania, stra-favorita, in quel 3 a 1 che ci permise, anche in quella occasione, di tornare ai vertici planetari, dopo 44 anni dal precedente successo in campo mondiale.
L’11 luglio 2021, in un’altra serata domenicale impegnativa, i nostri Azzurri, in posizione di sfavoriti, affrontavano i padroni di casa dell’Inghilterra che, dopo essersi ritagliata un’edizione su misura che la vedeva ampiamente favorita, anche per aspetti extra calcistici (vedi errori marchiani arbitrali punitivi per i loro avversari), soprattutto per aver disputate quasi tutte le gare allo stadio di Wembley (il quarto di finale è stato giocato a Roma), ha assaporato il gusto di una sconfitta, sì ai rigori, ma ampiamente meritata per quanto espresso e prodotto, al termine dei 120 minuti e sia pure in una finale decisa dalla parata di Donnarumma sull’inglese Saka.
Dicevamo, torniamo sul tetto d’Europa dopo oltre cinquanta anni (53 per l’esattezza), quasi un eternità, da quell’edizione organizzata in Italia e vinta dopo un calendario e regolamento che ci vide trionfare, nella fase finale, dopo aver superato nei quarti, nel doppio confronto, la Bulgaria con una bella vittoria, per 2 a 0 in casa, ribaltando la gara d’andata che fu persa per 3 a 2.
L’accoppiamento delle semifinali mise i padroni di casa dell’Italia di fronte all’Unione Sovietica: le due nazionali si erano affrontate anche nelle eliminatorie dell’edizione precedente, con la vittoria andata ai sovietici. A Napoli, dopo lo 0-0 dei tempi supplementari, si ricorse al lancio della moneta: la scelta del capitano azzurro, Giacinto Facchetti, si rivelò vincente qualificando l’Italia alla finale. Nell’altro incontro di semifinale, a Firenze andò in scena una partita ugualmente tirata, con la Jugoslavia che riuscì a sconfiggere di misura l’Inghilterra detentrice del titolo mondiale solo a pochi minuti dal 90′.
Nella finale di Roma, al vantaggio slavo arrivato sul finire della prima frazione di gioco, replicò il pareggio italiano a 10′ dal termine del tempo regolamentare: il punteggio di 1-1 permase anche al 120′ sicché, come da regolamento, il verdetto venne rimandato alla ripetizione da giocarsi a 48 ore di distanza.
Per la sfida decisiva il commissario tecnico italiano, Ferruccio Valcareggi, inserì forze fresche sostituendo ben cinque calciatori rispetto all’undici sceso in campo due giorni prima; il selezionatore jugoslavo Rajko Mitić non riuscì a fare altrettanto, con la sua squadra dimezzata da infortuni e altre assenze. In questo scenario gli azzurri ebbero vita facile con un 2-0 maturato già nella prima mezz’ora di gioco, che valse loro il primo titolo continentale.
Nelle successive edizioni del 1972 e 1976, l’Italia non vi partecipò come nel 1984 e nel 1992, mentre nel 1980, 1988 e 1996, pur partecipando, eravamo costretti a vedere altre nazionali vincere, poi nel 2000, dopo un’epica semifinale con l’Olanda decisa, padrona di casa, decisa ai rigori con Toldo protagonista, arrivò la sconfitta con la Francia, al 102° minuto (primo tempo supplementare) per il golden goal di Trezeguet.
Le edizioni successive videro l’Italia ancora fuori dal podio, (2004, la Grecia sorprese tutti e nel 2008, iniziò il ciclo vincente della Spagna), poi nel 2012, gli Azzurri arrivano in finale, nettamente sfavoriti contro la galattica Spagna che li travolse per 4 a 0.
Dopo la delusione del 2016 ( edizione vinta dal Portogallo di CR7 Ronaldo), ieri con una gara magistrale, sia pure ai rigori, ha dato una grandissima gioia a tutti gli italiani, davanti ai teleschermi ed a quei circa 12.000 tifosi presenti nel tempio del calcio inglese e mondiale.
Il goal subito da Shaw, dopo meno di due minuti di match, faceva presagire ai più che anche questa volta, nella quarta finale degli europei, dovessimo essere spettatori di vittorie celebrate da altri e, quello più rammaricante, in casa loro. Invece, pur con un gioco non esaltante, concreto per la verità, ma con molta pazienza, siamo arrivati nella ripresa dove il rapace difensore Bonucci, dopo un colpo di testa di Verratti, respinto dal palo della porta inglese, con un tocco di precisione ribadiva la palla nella rete dei padroni di casa, ammutolendo i supporters dei Leoni, dando la stura alla gioia dei sostenitori italiani, posti alle spalle della porta difesa da Pickford.
Da quel momento in poi, le piazze italiane, dove si erano riversati i tifosi degli Azzurri, ma anche dei tantissimi, incollati davanti ai teleschermi, hanno ripreso colore e soprattutto si accendeva un speranza di poter arrivare fino in fondo, contro tutto e tutti, ma nei successivi minuti dei tempi regolamentari e supplementari, pur con qualche occasione pericolosa, il punteggio rimaneva inchiodato sull’ 1 a 1 ed allora tutto il popolo italiano si rimetteva nelle mani, era il caso di affermare questo, del portierone Gigio Donnarumma, l’uomo della provvidenza, nella semifinale contro la Spagna, sia per le belle parate compiute sia per essere stato decisivo nella parata sul penalty calciato da Morata (colui che aveva tenuto a galla gli iberici nei 120 minuti disputati) ,nella sequenza dei rigori, tra le urla di gioia e disperazione, in base all’esito dei calci da dischetto, erano strozzate sul tiro decisivo di Jorginho, quando la palla superando Pickford, rimbalzava sul palo e veniva abbrancato dallo stesso numero d’Oltre Manica.
Saka, un under promettente (classe 2001), si incaricava della battuta e Donnarumma non sentiva affatto la pressione dei 60 milioni di italiani, in quei lunghi secondi di preparazione al tiro, tanto che lo stesso atleta inglese si avvicinava concentrato, ma sicuramente contratto per la grandissima responsabilità nei suoi piedi. Il tiro scoccato alla sinistra di Donnarumma veniva abbrancato dal nostro portierone (prossimo estremo difensore del PSG) e dal quale momento in poi la gioia irrefrenabile pervadeva Wembley tra la squadra ed i supporters azzurri, ma era il segnale della festa che tutta l’Italia, riversatasi in strada, poteva iniziare e tra canti, balli, caroselli, strombazzature, sventoli di tricolori, brindisi, un carnevale che cominciava e proseguiva fino a notte inoltrata.
La grande gioia, soddisfazione, ed anche commozione, erano quelle di vedere, almeno due, se non tre, generazioni che festeggiavano per la prima volta la vittoria in un Europeo (chi vi scrive ricorda nitidamente quel 10 giugno 1968, nello stadio Olimpico, palcoscenico del primo trionfo azzurro in Europa), ma tanti in questa festa spontanea, la sentivano intimamente perchè magari non spettatori, per l’anagrafe, della vittoria mondiale del 2006, motivo per cui i più giovani in questa occasione si sentivano protagonisti della gioia massima come prima assoluta.
Adesso, dopo i festeggiamenti che saranno consacrati dal ricevimento dell’intero gruppo sia dal Presidente della Repubblica, Mattarella che dal Presidente del Consiglio, Draghi per il dovuto riconoscimento di aver portato in alto il simbolo tricolore sul gradino più alto, spazio alla pausa estiva feriale e poi, a settembre, nuovo giro di valzer, prima con tre gare di qualificazione ai Mondiali a settembre e poi con la Nation League (fase finale) ad ottobre.
Questa sarà però un’altra storia e nuovi capitoli saranno scritti in uno sport che da sempre ci vede primeggiare, anche se con tanti piazzamenti, ma con posizioni predominanti che servono ad accendere il tifo azzurro sempre vivo e sinonimo di spirito d’appartenenza alla nostra Nazione definita, in maniera affettuosa, “Bel Paese”.
Fabrizio Di Leo













