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Benedetto Mancini e il Catania, niente firma del rogito ma lui tranquillizza tutti: «Nessun problema»

Benedetto Mancini, “Una piazza come Taranto non può perdere il calcio”

"Ho cercato di trattare qualche tempo fa, precisamente prima che lo acquistasse Giove e poi in seguito avevo parlato anche con lui, ma le sue richieste erano un po’ esagerate. Adesso non lo so"

di Domenico Ciquera

Questa mattina abbiamo intervistato Benedetto Mancini, imprenditore originario di Roma. Mancini opera nei settori turistico-commerciale e termale, con lui abbiamo avuto l’opportunità di parlare della situazione odierna in casa Taranto e di un suo possibile interesse per il club rossoblù.

Taranto: “Mi dispiace per la città e per i tifosi per la situazione che si è creata. Loro sicuramente non meritano quello che stanno vivendo. Sinceramente è stata una cosa inspiegabile anche per me, dopo il campionato che hanno fatto l’anno scorso, non riesco a capire quale sia stata la dinamica che ha portato a tutto questo. In questo momento la situazione è molto complicata. Non capisco perché il presidente Giove sia arrivato a questo punto. Forse era meglio vendere il club a giugno, prima dell’inizio del campionato, se aveva deciso di lasciare. È avvilente vedere Taranto così. Io sono stato dentro quello stadio quando ho visitato Taranto, c’è una passione, una voglia di calcio e una competenza calcistica che in altre piazze italiane non esiste. Vederla così è un dispiacere.

Appetibilità del club: “Da imprenditore, chiunque si avvicini al Taranto in questo momento può sperare solo in un miracolo per la salvezza. È un miracolo che ha una percentuale di riuscita del 3-5%. Con 3 punti e altre penalizzazioni in arrivo, è difficile. Tutto può accadere nel calcio, nello sport. Dipende tutto dal mese di gennaio e se riesci a fare una campagna acquisti con veri rinforzi. Un imprenditore che si avvicina al Taranto adesso deve prendere in mano questa massa debitoria (che non conosco) e mettersi al lavoro tutti i giorni per far sì, prima di tutto, che il Taranto non fallisca. Questo vuol dire andare a parlare con tutti i creditori, uno a uno e convincerli su un progetto futuro che potrebbe essere in Serie C o in Serie D, per poi risalire. È un lavoro molto importante, che si fa tramite accordi con i creditori per far capire loro che il progetto Taranto è ancora valido. Non so a quanto ammonti la massa debitoria, ma l’imprenditore coraggioso deve mettersi lì, lavorare quotidianamente per ristrutturare il debito e spalmarlo in un certo periodo di tempo, permettendo così al Taranto Calcio di continuare la propria attività. L’errore più grande sarebbe quello di lasciarlo fallire, perché Taranto non lo merita. Merita altro.”

Interesse per il Taranto: “Sinceramente io non ci ho mai pensato. Ho parlato ieri con un amico di Taranto che mi ha fatto questa domanda, ma in questo momento sicuramente è un’ipotesi che non ho mai preso in considerazione. Ho cercato di trattare qualche tempo fa, precisamente prima che lo acquistasse Giove e poi in seguito avevo parlato anche con lui, ma le sue richieste erano un po’ esagerate. Adesso non lo so. Bisognerebbe analizzare i documenti contabili, analizzare come è suddiviso il debito: tra fisco, fiscalità, procuratori, giocatori, privati, fornitori. Bisognerebbe farsi due conti. Io ho un gruppo di specialisti che lavora con me. Se si valuta il progetto, assolutamente sì: è una piazza troppo importante e troppo bella. Inoltre lo stadio verrà ristrutturato e sarà uno spettacolo. Una piazza come Taranto non può perdere il calcio in questa maniera. Non lo merita. La società non lo merita. Il tifoso, soprattutto, non lo merita. In ogni città, il vero proprietario della squadra è la tifoseria, il cittadino. Il presidente è solo un pro tempore, che gestisce per conto della tifoseria. Devi per forza far quadrare i risultati che possano soddisfare sia la tifoseria che la città.”

Ristrutturazione societaria: “La prima cosa che farei è portare a termine il campionato e pagare quello che c’è da pagare. A gennaio c’è da stravolgere la rosa e immettere liquidità per transare tutte le posizioni debitorie. Tutto questo deve essere fatto entro il 30 giugno. A fine campionato, bisognerebbe almeno aver accordato un piano di rientro, come fanno tutte le aziende. Le soluzioni sono due: o si accetta un piano di rientro garantito e serio, oppure c’è il fallimento, in cui perdono tutti. Questo è quello che io farei: porterei a termine la stagione in tranquillità e serenità, stravolgendo rosa e strutture societarie, abbassando i costi che già mi sembrano bassi, perché so che il direttore Lucchesi, che ho avuto io a Latina, è una persona competente molto attenta a questo. Penso che quello che pesa sul Taranto siano i debiti pregressi. Quindi, farei questo. Non ci sono altre strade.”

Rapporto con la tifoseria: “La prima cosa sarebbe quella di parlare con loro e chiarire subito le intenzioni, senza dire bugie. Bisognerebbe renderli partecipi di ciò che si vuole fare. Quando frequentavo Taranto, c’era un mio grande amico, Pizzi, un super tifoso del Taranto, che mi chiamava ‘guerriero rossoblù’. Devi chiarire a loro quello che vuoi fare. È fondamentale. È anche vero che non decidono i tifosi, ma li puoi ascoltare. Ognuno ha qualcosa da dire.”

Coinvolgimento degli imprenditori locali: “Un’azienda dovrebbe affiancarsi a un progetto sportivo, perché il progetto sportivo non è solo la partita della domenica. È anche un progetto sociale sul territorio, di prevenzione medico-sanitaria, coinvolgendo famiglie e bambini. Lo sport è l’unico veicolo di prevenzione che abbiamo. Il Taranto deve creare una struttura intorno alla quale la città si riconosca. Non deve essere qualcosa di avulso. Anche chi non va allo stadio, come ad esempio la “signora Maria”, deve percepire un beneficio sul lavoro che fa Taranto sul territorio. Per esempio, creare strutture di prevenzione sanitaria, mettere a disposizione delle strutture, dei professionisti, cioè si deve creare tutto un progetto per far si che Taranto e diventi leader sul territorio come anche veicolo di promozione, quindi coinvolgere delle aziende del posto locali perché adesso nessuno regala i soldi e quindi chi sponsorizza vuole sapere a cosa accostano il proprio nome, se io accosto il mio nome ad una struttura che non dà niente al territorio io penso sia molto difficile trovare soldi, perché le aziende in questo periodo di crisi se devono investire sulla pubblicità su una sponsorizzazione, su una partnership, lo fanno su un progetto serio dove la loro azienda non viene toccata nell’immagine.”

Rapporto con l’amministrazione comunale: “L’amministrazione comunale deve necessariamente lavorare al fianco del Taranto, perché il club è un bene della città e della regione. Tutti devono partecipare, cedere qualcosa per il bene del Taranto.”

Messaggio ai tifosi: “Il mio messaggio ai tifosi è di mantenere sempre un atteggiamento civile nella contestazione. È giusto arrabbiarsi, ma ci sono dei limiti. Continuate a credere in questo progetto. Sarebbe un peccato se nessuno si avvicinasse per salvare il Taranto e portarlo a un progetto importante, sia imprenditoriale che calcistico.”

Tags: Taranto FC 1927
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