Come spesso accade nel calcio, a una carriera da calciatore spesa nei campi della serie D e della serie C segue poi un percorso da allenatore e selezionatore ricca di soddisfazioni e raggiungimento di obiettivi prestigiosi. É il caso di mister Paolo Berrettini che una volta smesso di giocare a iniziato il suo percorso di allenatore partendo dalla squadra della sua Narni, l’Elettrocarbonium in serie D per poi sedersi sulle panchine di Narnese, Viterbese e Rieti. Da qui a inizio la sua favola, che lo porterà nel 1992 ad accettare l’incarico di selezionatore e tecnico delle rappresentative giovanili della nazionale italiana, dall’under 16 all’under 20. Lo abbiamo contattato per raccogliere alcune testimonianze dirette sulla sua storia sportiva che lo ha portato a valicare i confini nazionali e conoscere il suo punto di vista sulla situazione del calcio attuale.
Taranto sprecata per la D: “Di Taranto ho bellissimi ricordi, per me è come se fosse la seconda città. Questo perché non solo ci ho fatto il militare, ma perché quando ero allenatore delle nazionali dilettanti purtroppo ho avuto modo di seguirlo. Credo sia giunto il momento che venga via da queste categorie, una città da trecentomila abitanti non può stare in serie D con una tifoseria del genere. Non so cosa ci sia che non funziona e non posso dire la mia ma per quello che ha dimostrato negli anni passati non doveva stare tutto questo tempo nei dilettanti, assolutamente. Ho tanti amici tra Ostuni e Taranto che mi è rimasta nel cuore, come tutto il sud.
Calcio fermo, confusione su protocolli e pareri: “Chiaramente è stato giusto fermarsi per questi due mesi, doveva essere data precedenza all’emergenza sanitaria. Per quanto riguarda invece questa fase devo dire che ammiro la presa di posizione della Germania. In Germania il ministro del lavoro ha zittito tutti i virologi decidendo per il ritorno in campo. In Italia secondo me ripartirà la serie A, forse la B. Per il resto credo che sia tutto terminato. Da quello che sto seguendo in Coni e Federazione queste dovrebbero essere le decisioni. Il problema sarà come si ricomincerà l’anno prossimo per le serie minori. Magari qualcuno deciderà di puntare sui giovani. Molte società in serie D non ripartiranno perché si poggiano su imprenditori che in questi momenti hanno problemi seri.
Avventura nella federazione italiana, Universiadi e Europeo U19:
Non mi piace celebrarmi ma ricordo con piacere quelle esperienze. In pratica dopo aver allenato tanto temo dall’Elettrocarbonium alla Narnese sino alla Viterbese ebbi l’incarico della Lega Nazionale Dilettanti. Dovevo dimostrare di saper vincere, la mia carriera è cambiata quando mi chiamò l’allora presidente del CONI Gianni Petrucci affidandomi l’incarico di guidare la nazionale alle Universiadi a Palermo. Mi fu chiesto di vincere in breve tempo. In quella nazionale c’erano Oddo, Califano, Ambrosi e a Palermo grazie anche al calore della Favorita di Palermo vincemmo il Mondiale. Quella fu la svolta per me perché mi chiamarono in federazione e mi chiesero di lasciare i Dilettanti per i professionisti. Iniziai con l’under 16 e l’under 18 che non facevano Europeo e Mondiali. Lavoravo bene, ho vinto diversi tornei. Mi diedero in seguito l’under 19 ma decisi di rimodellarla cambiando diversi giocatori approfittando dei tornei e delle amichevoli. Nella squadra che misi su c’era anche Giorgio Chiellini che era l’unico a giocare in serie C nel Livorno e per questo inizialmente, prima dell’Europeo fu criticato. Fui io a impormi affinchè giocasse in pianta stabile; poi sappiamo tutti la carriera che ha avuto. Insieme a lui c’erano Aquilani, Lodi, Padoin, Mantovani, Pazzini e vincemmo l’Europeo. Ancora oggi è l’unico riconoscimento di quel livello che abbiamo in federazione. Nel 2004 arrivai terzo all’Europeo U20 e mi qualificai al campionato del Mondo U20 in Olanda per il 2005. Perdemmo inizialmente con Iran e Colombia e arrivai terzo nella prima fase; più avanti fummo eliminati dal Marocco pur disputando una grande partita. Nel 2006 la Federazione fu commissariata; in seguito a una diversità con il vice commissario Albertini lasciai la
Nazionale con molto dispiacere da parte tutti.
Italia più forte ad Euro 2021: “Questa crisi sanitaria mondiale che ha portato al rinvio tra le altre manifestazioni anche dell’Europeo penso che possa fare solo bene alla Nazionale di Mancini. Conosco Mancini e dico che ha avuto il coraggio di inserire molti giovani. L’Italia è piena di giovani di talento, è riuscito a inserirli in un contesto di giocatori esperti facendo un bel lavoro. Se si fosse giocato a giugno non so dove sarebbe potuta arrivare l’Italia, parliamo di un gruppo talentuoso ma poco esperto a livello internazionale. Il gruppo ha bisogno di sostegno e fiducia. Invece con questo rinvio si potrà mettere nei muscoli e nella testa più esperienza per cercare di arrivare tra le prime il prossimo anno. Con tutti questi elementi e la ripresa di Zaniolo che è un talento puro si può puntare al podio.
Prima esperienza in Africa: “Nel 2007 presi la conduzione tecnica di una squadra africana, il Gamberene. Partecipavamo alla serie B a Dakar e avevo un squadra di giovani che partecipò al torneo di Viareggio ben figurando. In alcune realtà africane come Mali, Costa D’Avorio, Senegal ci sono tanti giocatori. Ci sono stadi che hanno vivai floridi e le stesse prime squadre attingono da questi settori giovanili e li fanno esordire. In Italia invece ci manca il coraggio,; speso però in Africa c’è il problema dell’età non veritiera. Ora comunque la FIFA sta valutando. Nonostante in Africa ci siano realtà molto distanti dall’Europa, dove i ragazzi si allenano senza scarpe e nelle strade e la povertà delle famiglie, proprio da questo stato di difficile sopravvivenza nasce la loro forza volitiva. Il calcio per loro è un veicolo di riscatto, un ancora di salvezza. A questi ragazzi che hanno la possibilità di esplodere, se gli viene data la possibilità esplodono. Con un adeguato allenamento tecnico-tattico e una corretta nutrizione possono davvero esplodere e diventare campioni.”
Nazionale in Congo: “Sono arrivato in Congo nel 2013. Ho fatto quatto coppe D’Africa. Il Congo è diviso fra Repubblica Democrtica del Congo e Repubblica del Congo con capitale Brazzaville dove stavo io. Ho visto tante squadre, molte scadenti dove c’è competizione fra di loro, fra villaggi stessi. Di solito venivano sempre eliminati in Coppa d’Africa io li ho portati con U17 e U20 sempre alle finali. Ho perso la semifinale col Senegal nel 2016 U20. Perdemmo 4 a 3 e all’ 89 vincevamo 2-1.
Accademy “Baobab” a Dacar: “Adesso dopo aver smesso di fare l’allenatore nel 2017 ho aperto questa accademia, la prima accademia italiana in Africa. Ho uno staff di allenatori che mi aiutano e che seguo. Ho scelto di prendere i migliori giocatori e fare un campionato. L’obiettivo è quello di valorizzare i giovani anche extracomunitari. L’Accademia si chiama “Baobab” perchè esso è il simbolo del Senegal. Il problema è che in Italia abbiamo il problema del numero massimo di due extracomunitari per rosa. Con la Spagna, il Portogallo e la Germania ad esempio non abbiamo problemi. Altro discorso importante è la valorizzazione dei vivai italiani anche delle squadre minori. Mi auguro che qualche squadre scelga di puntare sui giovani cresciuti ad esempio a Taranto. In conclusione penso di aver smesso di allenare, almeno che non mi chiami qualche nazionale africana, vedremo.”
Andrea Loiacono














