Abbiamo raggiunto telefonicamente l’ex allenatore del Taranto, Adriano Cadregari, sulla panchina dei rossoblu per un brevissimo periodo nella stagione 2007/2008 ma mai sceso in campo con il Taranto. Queste le sue dichiarazioni:
Ha seguito la Serie D quest’anno?
“Si ho avuto modo di seguire il girone D, quello della Pergolettese che è la squadra della mia città. Per il resto so che Bari e Avellino hanno vinto il campionato, ma non più di tanto.”
Qual è la differenza tra il modo di vivere la Serie D al Nord e al Sud?
“La storia che al Nord non ci siano agonismo e qualità purtroppo va avanti da molti anni, però non è vero nulla. Di qualità ce n’è molta al Sud come ce n’è molta al Nord. Io, certamente, ho spesso trovato squadre meridionali molto più forti di quelle del Nord, ma aldilà di quello credo che per compagini come Taranto, Bari o Avellino, l’unica cosa che cambia davvero è il tifo, il calore che circonda la squadra, un calore a volte non proprio positivo, ma sicuramente la voglia di calcio che al Nord forse manca. Per esempio a vedere la Pergolettese durante la stagione ci sono state sempre sulle 300/400 persone, ma anche meno in alcune partite, nonostante Crema sia una cittadina di 40 mila abitanti.”
Perchè secondo lei il Taranto non riesce a trovare la sua pace calcistica?
“Non so se saprei dare una risposta esatta dato che non c’è una legge o una regola scritta del motivo. Al Taranto è successa la stessa cosa che è successa per esempio al Modena, una squadra molto forte con un grande pubblico che si è trovata alla fine dietro alla Pergolettese, una squadra che non aveva l’obiettivo di vincere il campionato e che non disponeva di nomi altisonanti, ma che comunque è riuscita a fare un campionato straordinario. Credo che bisogna fare una squadra nettamente di categoria superiore per vincere e creare un’alchimia tra società, squadra e pubblico che possa garantire la possibilità di fare calcio nel miglior modo possibile.”
Come mai a Taranto non ha avuto modo di scendere in panchina?
“Semplicemente non c’erano i presupposti per continuare a lavorare con una squadra, ahimè, meravigliosa. Ho sofferto tantissimo per quella scelta, è stata davvero difficile, avevo a disposizione forse la squadra più forte che abbia avuto modo di allenare. Quel Taranto lì sfiorò la Serie B perdendo contro l’Ancona la finale play-off, ma purtroppo ci furono dei problemi inter-societari.”
In questi anni ha allenato squadre di un certo calibro, ma sa qualche stagione non siede più su una panchina. Di cosa si occupa attualmente?
“La mia ultima stagione è stata a Matera, poi la società è fallita e sono stato chiamato dalla Federcalcio per entrare a far parte del gruppo di docenti del settore tecnico di Coverciano. Sono ormai circa 7 anni che giro per l’Italia e ho tenuto anche un corso a Taranto. Mi diverto molto perchè sono sempre nel mondo del calcio in maniera diversa e sono contento e soddisfatto se riesco a far entrare un ragazzo che vuole allenare nel mondo del calcio.”
Le piacerebbe tornare ad allenare in panchina?
“A dire la verità no, o almeno a livello di prima squadra. Mi piacerebbe provare a lavorare in settori giovanili per far sì che i nostri allenatori crescano e capiscano come devono allenare i nostri ragazzi. Spesso manchiamo nella costruzione dei nostri giocatori.”
Simone Pulpito















