Come un fulmine a ciel sereno, ci ha lasciato, improvvisamente Paolo Rossi, attaccante che ha segnato una pagina memorabile nella storia della Nazionale Azzurra, particolarmente nel Mundial 82, tenutosi in Spagna.
La storia di questo atleta toscano (nacque a Prato, il 23 settembre 1956), iniziò nelle giovanili, già in tenera età (nel 1961 a 5 anni), quando tirò i primi calci nel Santa Lucia, fino all’età di undici anni (1967), quindi passò in un altra società (l’Ambrosiana), prima trasferirsi al Cattolica Virtus (1968 – 72) ed il balzo nelle giovanili della Juventus (1972 – 73).
Al termine di quella annata, la Juventus decise di promuoverlo in prima squadra e lì rimase negli anni 1973 – 74 e 1974 – 75 poi, per trovare spazio e farsi le ossa il club bianconero, lo trasferì a Como, nel cui club, in una stagione, collezionò solo 6 presenze e nessuna marcatura.
Fu visionato dal LaneRossi Vicenza che lo impiegò sia in B che in A, dal 1976 al 1979, dove collezionò 94 presenze realizzando 60 reti.
Nella stagione 1976 – 77, si incrociò con il Taranto dell’allora patron Fico, in due occasioni in cui il risultato fu uno 0 a 0 (21 settembre 1976 – 9^ giornata d’andata; 11 aprile 1977 – 28^ giornata di ritorno) e Rossi, pur impegnando la difesa rossoblu, non riuscì a superarla, sia al Salinella che al Romeo Menti.
La promozione in A con i veneti e le 21 marcature contabilizzate, lo proiettarono nel calcio che contava ed il passaggio al Perugia delle meraviglie (1978 – 79) gli permise il ritorno a Torino, alla Juventus.
In ambito Nazionale, già partecipò al Mondiale del 1978 in Argentina (conclusosi con il 4° posto), quindi dopo la stagione 1981 – 82, fu convocato da Bearzot per la spedizione in Spagna.
Il girone di qualificazione, anonimo per la formazione italiana (0 a 0 con la Polonia dei miracoli per un esordio indecifrabile, 1 a 1 con il Perù, 1 a 1 con il Camerun) grazie a questi tre pareggi, consentì il passaggio al turno successivo, a parità di confronto diretto e differenza reti, per il maggior numero di reti complessive realizzate nei confronti del Camerun (2 a 1).
Conti e Graziani furono gli autori di quei due goal che comunque permisero agli Azzurri di andare alla seconda fase, nel girone “terribile” con l’Argentina di Maradona e il Brasile di Falcao, sulla carta nettamente favoriti.
Lì, Paolo Rossi, da calciatore di livello ma ancora bloccato, (nel 1978 in Argentina aveva realizzato tre splendide marcature con l’Austria, la Francia e l’Ungheria), si calò nel ruolo di trascinatore della banda azzurra e dopo la vittoria, di misura, sull’Argentina, si arrivò alla sfida decisiva contro il Brasile, dove il mattatore fu proprio Rossi, ribattezzato “Pablito”.
La doppietta contro il Brasile, determinante per il passaggio del turno ed approdo alle semifinale, galvanizzò l’intera Nazione e la successiva gara, semifinale contro la Polonia, attesa per un conto aperto nelle precedenti occasioni (quella del Mondiale 1974 e la gara d’apertura del Mondilae 82) lo consacrò, grazie alla sua doppietta, come idolo della kermesse spagnola.
La finale contro gli eterni “nemici” tedeschi (all’epoca Germania Ovest) fu proprio aperta da Rossi che dopo il rigore sbagliato da Cabrini, con eccezionale freddezza iniziò la cavalcata che, oltre al titolo, lo fece diventare capocannoniere del torneo (con 6 goal) di quel Mondiale indimenticabile perché ci consentì, dopo 44 anni, di ritornare sul tetto del mondo (precedentemente ci era riuscito Vittorio Pozzo e i suoi ragazzi nel lontano 1938, in Francia, record in assoluto di due titoli consecutivi mondiali conquistati con la Nazionale azzurra), nonché vinse il Pallone d’Oro (fu il terzo italiano ad aggiudicarselo).
Ritornato in Italia assieme ai suoi compagni, insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica, dall’allora Presidente della Repubblica, tifoso, Sandro Pertini, si calò nuovamente nel campionato prima con la Juventus, poi nel 1986 approdò al Milan, partecipò alla sfortunata spedizione del Messico 1986, quindi chiuse la sua carriera di atleta a Verona.
La sua improvvisa morte, il 9 dicembre a Siena, nell’Ospedale Le Scotte, per un tumore ai polmoni, ci priva di un altro campione (dopo Maradona), che nel periodo di mezza età strappa alla famiglia e a tutti noi la presenza fisica dell’ex atleta, dirigente sportivo ed opinionista italiano, ma il funesto evento non potrà mai cancellare quanto di buono fatto in campo ed anche al di fuori dello stesso.
Addio Pablito, anche se sei andato lassù, l’Italia sportiva, e calcistica in particolare, ti ricorderà sempre e serberà nei cuori quelle emozioni che rimarranno indelebili negli occhi e nei cuori di coloro che hanno avuto la fortuna di apprezzare le tue gesta sportive.
Grazie di tutto Pablito!
Fabrizio Di Leo
*Nella foto il consulente del Taranto FC 1927 Vittorio Galigani, che ringraziamo per la gentile concessione dell’immagine, con Paolo Rossi













