Alla vigilia del turno del Giovedì Santo in Serie D, abbiamo ascoltato mister Rosario Campana, tecnico del Gragnano.
Contro il Gravina è arrivata una sconfitta pesante, più per il suo significato che per il passivo. Come la giudica?
Si è trattato di una sconfitta giunta su calcio di rigore. Gassama ha colpito prima la palla con la coscia che poi è andata a sbattere sul braccio. Il rigore lo giudico un po’ generoso.
Adesso la classifica vi vede a 5 punti dalla Gelbison che occupa l’ultimo posto disponibile per la salvezza diretta. Ci credete ancora?
Noi abbiamo il diritto ma anche il dovere di crederci. Chi gioca a calcio e gli allenatori devono inculcare quella che è la fiducia. Siamo consapevoli che la situazione è difficile perché ci sono 5-6 squadre in lotta per questa situazione ma ci crediamo e ci proveremo.
In rosa avete elementi come Martone e Gassama che fanno ben sperare…
Questo è vero, ma la rosa nel suo complesso è composta da giocatori giovani. Domenica abbiamo commesso alcuni errori di ingenuità davanti alla porta che avrebbero potuto cambiare il destino della gara. Bisogna considerare che tra i nostri attaccanti Gassama è del ’99, l’attaccante albanese sempre del ’99 e Di Costanzo del 2000. Quindi parliamo di calciatori che hanno pochissima esperienza. Il più esperto è Gassama che viene da un campionato di Serie B e credo che sia un talento naturale. Sapevamo dall’inizio che sarebbe stato difficile e bisogna pensare che squadre come Pomigliano e Granata, costruite con maggiore esperienza e giocatori che hanno calcato palcoscenici importanti, ora sono retrocesse. Noi dobbiamo essere orgogliosi del nostro percorso.
Ricordiamo infatti le partite disputate contro il Taranto in cui il Gragnano non sfigurò affatto.
Adesso la classifica dice che abbiamo questa grossa difficoltà però abbiamo fatto una riflessione: se le gare fossero finite 5 minuti prima il Gragnano attualmente avrebbe 41 punti. Questo è il frutto dell’inesperienza. Ci sono squadre che con i 5 cambi sfruttano al meglio la panchina lunga. Faccio l’esempio del Taranto, del Gravina, del Cerignola. Ritengo che in una squadra si debbano valutare gli investimenti fatti in relazione al traguardo raggiunto. A parte il Picerno, penso che poche squadre siano contente di un piazzamento d’onore.
Si aspettava la vittoria del campionato del Picerno?
Il Picerno ha meritato perché ha dato continuità e ogni volta che ci si aspettava la sua caduta ha fatto vedere sempre di che pasta è fatto. Più che a valutare il nome andiamo a valutare l’organico che è di primissimo livello. Se il Picerno si fosse chiamato Taranto, sarebbe stata anche per loro una grossa delusione non vincere il campionato. I calciatori del Picerno sono giocatori che hanno fatto campionati ad alti livelli. La cosa che mi dispiace di più da ex calciatore e da allenatore è il Taranto in Serie D. Non riesco a concepirlo. La vittoria del campionato dipende poi dagli investimenti e dalla programmazione. Poi c’è il fattore della pressione che a Taranto è diversa rispetto al Picerno.
Giovedì c’è Picerno-Taranto, una partita importante per il Taranto per il secondo posto e per il Picerno per chiudere i giochi. Chi la spunterà?
In primis, credo che sarà una bellissima gara. È probabile che il Taranto in questo momento la giocherà con meno aspettative. Il fatto di non lottare più per il primo posto inconsciamente porta a meno condizionamenti mentali. Il Picerno potrebbe fallire l’ultimo colpo e questo se lo potrebbe augurare il Cerignola. Anche Cerignola-Picerno sarà una partita che dipenderà dall’esito di Picerno-Taranto. Penso comunque che la partita sarà da tripla.
Come giudica il sistema dei play-off?
Se la Federazione assicura che ci sono certezze di andare in Lega Pro ben vengano. Diversamente li trovo inutili. A che serve arrivare terzi o secondi solo per giocare in casa? In questo momento la partecipazione ai play-off deve essere subordinata alla possibilità di salire direttamente; le tifoserie non sono stupide e non si lasciano prendere in giro facilmente.













