Mancano ormai poche ore al vertice decisivo di mercoledì 8 ottobre a Roma, dove si riuniranno il Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo, il CONI, il Governo e il Comune di Taranto per tentare di risolvere il duro scontro che da mesi oppone Davide Tizzano, presidente del comitato internazionale, e Massimo Ferrarese, alla guida di quello locale. In ballo c’è l’affidamento dei servizi tecnologici dei Giochi, un pacchetto dal valore di circa 5 milioni di euro che comprende cybersecurity, registrazione e accreditamento sportivo, timing e scoring, grafica televisiva, produzione e streaming.
Come riportato da Domenico Palmiotti del Quotidiano, il punto di frizione è la richiesta avanzata con forza dal comitato internazionale di evitare qualsiasi gara pubblica e di procedere invece con un affidamento diretto a società di propria fiducia. Tra queste, spiccherebbe il nome di Microplus Data Processing & Timing, società il cui logo compare sulla carta intestata delle lettere ufficiali inviate negli ultimi giorni da Tizzano a Ferrarese, al ministro dello Sport Andrea Abodi e al presidente del CONI Luciano Buonfiglio.
Sul fronte istituzionale, la nuova capo di gabinetto del ministro Abodi, Sabrina Bono, sta analizzando le carte per comprendere quali margini di manovra ci siano nel rispetto delle leggi. Il nodo, infatti, è che il comitato locale dei Giochi è un ente di diritto pubblico, vincolato alle regole di trasparenza e alle gare d’appalto previste dalla normativa. Tra le ipotesi allo studio vi sarebbero una valutazione di congruità dei costi proposti dal comitato internazionale, per verificare se i 5 milioni richiesti siano giustificati, oppure il trasferimento della gestione dei fondi allo stesso comitato internazionale, mantenendo però in capo a quello locale la responsabilità deliberativa. Si è persino ipotizzata una trasformazione del comitato locale in ente di diritto privato, sul modello dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, ma la modifica richiederebbe una norma ad hoc, difficilmente approvabile a meno di un anno dall’avvio della manifestazione, previsto per il 21 agosto 2026.
Nel frattempo, i toni si sono fatti roventi: il comitato internazionale ha escluso Ferrarese dal vertice romano, segnale evidente di una frattura profonda, e nelle sue lettere ha persino minacciato di revocare a Taranto l’organizzazione dei Giochi, denunciando “ritardi inspiegabili e ingiustificati”. Ferrarese, però, si prepara a una replica dettagliata, sostenendo che i lavori sugli impianti sportivi procedono regolarmente, che otto cantieri sono già completati, che in quelli principali le imprese hanno rafforzato il personale e che la gara per il nolo delle navi da crociera, destinate ad accogliere atleti e ospiti, è stata bandita il 9 settembre e si chiuderà il 10 ottobre. A breve, inoltre, sarà pubblicata la gara per la cerimonia inaugurale.
Quanto allo stadio Iacovone, Ferrarese definisce “infondato” l’allarme lanciato da Tizzano: il cronoprogramma è rispettato e le fondazioni della copertura sono già completate. Dietro la vicenda si cela un vero e proprio braccio di ferro politico e gestionale tra due visioni opposte: da un lato quella del comitato internazionale, che rivendica rapidità e controllo diretto dei processi, dall’altro quella del comitato locale, che difende la trasparenza e la legalità delle procedure pubbliche. Il criterio della gara d’appalto, finora adottato per la maggior parte dei servizi, è messo in discussione proprio nel comparto più delicato e strategico: quello tecnologico e mediatico. La decisione che emergerà dal vertice di Roma non determinerà solo chi gestirà i 5 milioni dei servizi digitali, ma potrebbe incidere in modo decisivo sul destino stesso dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, un evento cruciale per l’immagine e lo sviluppo del Mezzogiorno.













