RASSEGNA STAMPA DEL 25 APRILE 2023 – TARANTO BUONASERA
di Alessandra Carpino
Epilogo senza premio. Cala il sipario sulla stagione regolare della serie C e l’ultimo atto recitato dal Taranto è tanto avvincente quanto privo del colpo di scena: fra le mura amiche di uno stadio Iacovone finalmente gremito sugli spalti (accolto con passione l’appello del tecnico Ezio Capuano e dei suoi ragazzi), i rossoblu applicano i concetti tattici ed interpretano in maniera impeccabile le strategie studiate contro il Messina, riflettono, osano, creano, non perdono mai l’orientamento, eppure non rintracciano un “deus ex machina” risolutore sotto porta, incamerando l’ennesimo pareggio a reti inviolate che impedisce la partecipazione ai prossimi play off. Il sistema intersecato degli scontri diretti inerenti alla cosiddetta classifica avulsa, propizio alla formazione ionica appena una settimana fa dopo l’identico punteggio simmetrico ereditato dalla trasferta col Monterosi Tuscia, svanisce nei meandri delle combinazioni conclusive: ad appropriarsi della decima posizione utile per la disputa delle prime fasi regionali degli spareggi promozione è la Juve Stabia, mentre il Potenza estromette il Giugliano. Non riesce a “ritagliarsi quel piccolo spazio nella recente storia del calcio a Taranto”, la compagine ionica, né a sperimentare l’originale formula afferente alla decade nobile della graduatoria, concepita nove anni nella stanza dei bottoni della Lega Pro: l’esibizione contro i peloritani offre in dote tre legni colpiti durante la prima frazione di gioco (in sequenza, da Antonini, Romano e Ferrara, tutti ispirati dai cross da fermo confezionati da Provenzano), un calcio di rigore parato da Vannucchi a Kragl (concesso al Messina per fallo di mani di Evangelisti), un assalto in superiorità numerica, un’ampia cronologia di recupero, un’antologia di occasioni che avrebbero meritato decisamente fortuna (clamorose quelle firmate da Tommasini e da Nocciolini nel finale). Non confuta la sua base dogmatica improntata al 3-5-2, il Taranto: privo degli infortunati Crecco e Diaby e dello squalificato Boccadamo, con Manetta recuperato in panchina, Capuano ritrova i titolari Mastromonaco e Ferrara, il primo reduce dal turno di stop scontato sul neutro di Viterbo, il secondo assente in precedenza per problemi fisici; entrambi presiedono le corsie di pertinenza destra e sinistra, abili ad arretrare e rimpinguare la linea difensiva appannaggio di Evangelisti, Antonini e Formiconi, a scudo dell’inamovibile Vannucchi fra i pali. L’asse mediana è consegnata alle architetture di Provenzano nel ruolo di regista, supportato ai lati da Romano e da Mazza, garanzia di un contributo intriso di corsa e sostanza. Intatto è il binomio offensivo di partenza, il quale consta del capocannoniere Tommasini e dell’ispiratore Bifulco. “Il calcio è fatto di emozioni che restano dentro: io sono orgoglioso, fiero ed onorato di aver allenato questi ragazzi- ha esordito un commosso Ezio Capuano in sala stampa- Prima della partita ho detto che saremmo dovuti tornare negli spogliatoi a testa alta, senza nessun rammarico, pensando di aver dato tutto, nella ricerca di un sogno da portare a casa. A fine gara, lo stesso spogliatoio era affranto ma, dopo una prestazione simile, credo che questa squadra sia vittoriosa”. “Per un gol non siamo entrati nei play off, ma la squadra ha offerto il meglio di se stessa su tutti i campi, onorando sempre la maglia- ha commentato il tecnico rossoblu- Avevo promesso che avremmo lottato su ogni palla sino alla fine del campionato e che i miei ragazzi avrebbero sempre sudato la maglia”. E’ il preludio dei bilanci, delle prime meditazioni, propedeutiche agli approfondimenti ed alle scelte: “Sono stato in silenzio ma siamo stati criticati al limite dell’indecenza. Nelle ultime partite abbiamo creato l’inverosimile e la gara col Messina ne ha rappresentato l’apoteosi, preparata e giocata benissimo- ha dichiarato Capuano- C’è amarezza, il traguardo era vicino, però nessuno ci ha mai regalato niente. Abbiamo lavorato con sacrificio, avremmo potuto ricordare e recriminare per gli episodi avversi, invece mi concentro sulla squadra che è andata oltre ogni limite”. “Personalmente ho vinto- ha confidato- Volevo Taranto dopo ventuno anni, sono arrivato, ho accettato una situazione particolare. Siamo stati in grado di ricreare entusiasmo, di riportare oltre quattromila festanti sugli spalti: l’applauso finale vale come una vittoria di campionato”. Il trainer ionico viviseziona l’incontro di chiosa con i peloritani del collega Ezio Raciti: “Oltre i pali e le traverse colpiti nella prima frazione di gioco, nella secondo tempo la squadra ha creato sei, sette palle gol. Tra il 92’ ed il 96’ siamo andati almeno tre volte a ridosso della porta ed abbiamo sbagliato l’incredibile. Siamo una formazione razionale: questo è il ventesimo clean sheet collezionato. Forse siamo stati sfortunati perché le concorrenti hanno giocato contro compagini non animate da grandi motivazioni”. “E’ mancato il gol ma la squadra, sotto l’espressione dell’impegno, della coralità della manovra, è stata encomiabile: il Taranto ha dimostrato di essere la squadra tatticamente più forte del girone, perché si adegua all’avversario, non rischia, crea”. “Nella ripresa abbiamo aggredito, permettendo a Provenzano di avanzare ed accentrando uno dei due intermedi, rischiando l’uno contro uno dietro- ha spiegato- Con le sostituzioni ci siamo disposti 3-4-1-2. Questo è un gruppo da applaudire, è una squadra che ha divertito perché ha lottato. E ci ha creduto”. Un omaggio appassionato da parte dello stratega: “Grazie Taranto. Grazie a tutti quelli che mi hanno commosso e che mi hanno sostenuto. Ho trascorso un anno intenso, stupendo. La mia più grande vittoria è aver riportato la gente allo stadio. Ha vinto la città e noi l’abbiamo onorata e rispettata: se abbiamo sbagliato qualcosa, chiediamo scusa. Probabilmente meritate di più, ma noi abbiamo fatto quello che era possibile, sempre con dignità: siate orgogliosi di questi ragazzi”. Il pensiero corre inevitabilmente verso i progetti futuri: “Una risposta che ora non so dare. Mi sento un uomo distrutto, vorrei dormire per due, tre giorni e poi svegliarmi. In questo momento non penso a nulla- ha sussurrato Capuano- Avrei barattato tutti i miei premi, avrei stracciato contratti importanti, se avessi continuato nella convinzione di disputare i play off. Parola d’onore, non volevo nulla: la delusione è troppo grande, in questo momento pensare al futuro è utopia. E’ come se avessi perso qualcosa di bello che avevo fra le mani e che avrei voluto donare, proporre: adesso parlare di futuro penso che sia impossibile”.













