Il taglio delle accise è durato lo spazio di pochi giorni. Poi, a Taranto, i prezzi dei carburanti hanno ripreso a salire, lasciando una situazione sempre più difficile da comprendere e accettare.
Negli ultimi giorni, il gasolio ha registrato differenze evidenti tra distributori dello stesso territorio: alcuni impianti si attestano intorno a 1,99 euro al litro, mentre altri restano stabilmente sopra i 2,17–2,20 euro, con scarti fino a 25 centesimi. Una forbice così ampia, nello stesso momento e nella stessa città, non può essere considerata fisiologica.
Confartigianato Taranto denuncia con forza questa situazione, parlando di un mercato che mostra crepe evidenti e rischia di scaricare la propria instabilità su cittadini e imprese. Il beneficio del taglio delle accise si è esaurito rapidamente e oggi i prezzi del gasolio risultano raramente sotto i 2 euro, con punte che superano i 2,20.
“La domanda è inevitabile: se qualcuno riesce a vendere a 1,99 euro, perché altri no? Nelle ultime settimane il prezzo del petrolio ha registrato anche fasi di calo, ma questi segnali non si traducono in un beneficio stabile alla pompa. Quando i prezzi salgono, gli effetti si trasferiscono subito; quando scendono, il ribasso arriva tardi o non arriva affatto. È questa asimmetria che alimenta una percezione sempre più diffusa di possibili distorsioni e mina la fiducia nel mercato”, dichiara Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto.
Il caso del capoluogo ionico viene definito emblematico: la presenza della raffineria non si traduce in alcun vantaggio concreto per il territorio e convive, al contrario, con prezzi tra i più elevati e disallineati. Una situazione che rischia di apparire come una beffa per cittadini e imprese, alimentando dubbi su possibili dinamiche speculative lungo la filiera.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento critico: l’assenza di iniziative concrete sul tema delle royalty legate alla presenza della raffineria e di altre industrie ad alto impatto ambientale, lasciando il territorio privo di adeguate compensazioni.
Le conseguenze sono pesanti, soprattutto per l’autotrasporto, per gli artigiani e per tutte le imprese locali. Con il gasolio stabilmente sopra i 2 euro al litro, diventa sempre più difficile programmare le attività e mantenere margini di sostenibilità. Non si tratta più di semplici oscillazioni, ma di un sistema che mostra limiti evidenti.
Confartigianato chiede con urgenza che le riduzioni fiscali si traducano in un calo reale e stabile dei prezzi alla pompa, evitando che i benefici si disperdano lungo la filiera. Inoltre, sollecita maggiori controlli sulle dinamiche di prezzo, piena trasparenza lungo tutta la catena e interventi concreti a sostegno delle imprese più esposte al caro carburante.
“Non è accettabile che i cittadini debbano inseguire il prezzo migliore come in una lotteria, né che le imprese lavorino nell’incertezza. Non è accettabile che, nello stesso territorio, si paghino differenze così marcate per lo stesso prodotto”.
Ancora una volta, Taranto rischia di diventare il simbolo di un sistema che non funziona: la città della raffineria dove il carburante costa di più e dove le regole del mercato appaiono sempre più deboli. Da qui la richiesta di un intervento chiaro, tempestivo e concreto.
Confartigianato annuncia che continuerà a vigilare e a denunciare la situazione, chiedendo risposte immediate e misure all’altezza della gravità del problema.













