Rigenerare la Città Vecchia non significa soltanto recuperare gli immobili e restituire decoro agli edifici storici. Significa soprattutto riportare nell’Isola residenti, imprese, lavoro e attività economiche. È questa la posizione di Casartigiani Taranto, che accoglie favorevolmente l’iniziativa regionale “Laboratorio Città Vecchia” e l’attenzione che Regione Puglia e Comune di Taranto stanno dedicando al futuro del centro storico.
L’associazione degli artigiani tarantini ribadisce una convinzione sostenuta da anni: il recupero abitativo deve procedere insieme alla nascita di nuove attività economiche. Senza imprese e lavoro, il rischio è quello di una rigenerazione esclusivamente edilizia, incapace di restituire all’Isola una funzione pienamente vitale.
Un tavolo permanente per l’economia
Per questo Casartigiani propone la costituzione di un “Tavolo permanente per l’economia della Città Vecchia”, coordinato da Comune e Regione e aperto alle associazioni di categoria, ai soggetti istituzionali e ai tecnici competenti.
Una proposta che potrebbe integrarsi con il programma regionale, che prevede già uno Sportello territoriale permanente e attività di animazione, formazione, tutoraggio e accompagnamento rivolte alle nuove imprese.
«Non possiamo immaginare che il recupero degli immobili privati della Città Vecchia – possibile soltanto per grandi investitori dotati di capitali propri – sia l’unica strada», dichiara il coordinatore regionale di Casartigiani Puglia, Stefano Castronuovo. «Bisogna mettere anche i proprietari tarantini, le piccole imprese, gli artigiani e le aggregazioni di soggetti locali nelle condizioni di partecipare alla trasformazione dell’Isola».
La proposta del distretto delle botteghe
Tra le proposte avanzate dall’associazione c’è innanzitutto la trasformazione della Città Vecchia in un vero e proprio distretto delle botteghe artigiane, attraverso specifiche premialità per favorirne l’insediamento.
L’obiettivo è privilegiare attività compatibili con la vocazione storica, culturale e turistica dell’Isola: ceramisti, lavorazione artistica del legno e del ferro, sartorie, restauratori, gioiellieri e orafi, produzioni tipiche, pasticceria e artigianato alimentare, fotografia, laboratori creativi e nuove forme di artigianato digitale.
La bottega, nella visione di Casartigiani, non sarebbe soltanto un’attività commerciale. Sarebbe un elemento di identità capace di produrre all’interno del quartiere, creare occupazione, rendere visibile ai visitatori il lavoro artigiano e contribuire alla funzione turistica e sociale della Città Vecchia.
L’idea di fondo è chiara: l’Isola deve tornare a essere un luogo nel quale si produce e si lavora, e non soltanto uno spazio destinato al consumo.
Il confronto prima dei bandi
Casartigiani chiede inoltre formalmente al sindaco Piero Bitetti e all’assessore allo Sviluppo economico Francesco Cosa un incontro con le organizzazioni di rappresentanza prima della pubblicazione dell’avviso comunale per l’assegnazione dei locali.
Sul tavolo dovrebbero finire questioni decisive per la sostenibilità delle iniziative: requisiti di accesso, durata delle concessioni, eventuali canoni, premialità, investimenti richiesti alle imprese e tempi necessari per l’apertura delle attività.
Secondo l’associazione, il confronto dovrà avere anche una forte componente tecnica, attraverso il coinvolgimento di ASL, SUAP, Regione e Soprintendenza. L’obiettivo sarebbe effettuare preventivamente una ricognizione degli eventuali ostacoli autorizzativi e individuare, laddove consentito dalla normativa, procedure semplificate e soluzioni compatibili con le caratteristiche degli immobili storici.
Tutela e impresa non devono essere nemiche
Un ruolo importante, secondo Casartigiani, dovrà essere svolto anche dalle Commissioni consiliari, chiamate a garantire un percorso di ascolto.
La tutela del patrimonio storico, il decoro urbano e le esigenze delle attività economiche non devono essere considerate realtà contrapposte. Anche una bottega, infatti, deve poter essere riconoscibile, comunicare la propria presenza e contribuire alla vitalità dello spazio pubblico.
Per questo l’associazione chiede che le rappresentanze economiche siano ascoltate prima dell’approvazione definitiva di nuovi regolamenti e discipline destinati a incidere sulle attività del centro storico.
NIDI JTF e il problema degli immobili
Sul fronte delle risorse, Casartigiani valuta positivamente l’utilizzo e l’ampliamento di strumenti come NIDI JTF nell’ambito del Laboratorio Città Vecchia.
L’associazione, tuttavia, sottolinea la necessità di distinguere due situazioni profondamente differenti. Da una parte ci sono i locali già strutturalmente recuperati, nei quali un’impresa deve sostenere principalmente costi per adeguamenti, impianti, attrezzature, arredi e opere limitate.
Dall’altra ci sono immobili che necessitano di interventi radicali, nei quali occorre preservare facciate, caratteristiche architettoniche ed elementi sottoposti a tutela.
In questo secondo caso, secondo Casartigiani, un investimento massimo di 150 mila euro destinato alla nascita di una microimpresa non può contemporaneamente sostenere anche il recupero strutturale di interi edifici.
Due assi per la rigenerazione
La proposta dell’associazione si fonda quindi su due direttrici.
Da una parte, incentivi alle imprese, attraverso NIDI JTF e altri strumenti destinati alla nascita e allo sviluppo delle attività economiche. Dall’altra, un programma strutturale di rigenerazione degli immobili, sostenuto da risorse di maggiore entità e destinato al recupero del patrimonio pubblico e privato.
Un programma che dovrebbe comprendere interventi di consolidamento strutturale, recupero degli interni, impiantistica, efficientamento energetico compatibile con gli edifici storici, abbattimento delle barriere architettoniche ove tecnicamente possibile, recupero dei piani terra destinati alle attività e adeguamento funzionale degli spazi.
“Il successo si misurerà dalle saracinesche aperte”
Per Casartigiani, il vero banco di prova del “Laboratorio Città Vecchia” sarà però la capacità di produrre risultati duraturi.
«Il vero indicatore di successo del Laboratorio Città Vecchia non sarà il numero dei bandi pubblicati o dei locali assegnati, ma quante saracinesche riusciremo ad alzare e, soprattutto, quante saranno ancora aperte tra cinque o dieci anni», sottolinea Castronuovo.
«Per questo chiediamo che il confronto con le parti sociali inizi adesso, prima dei bandi e dei regolamenti. La Città Vecchia ha bisogno di botteghe, imprese, residenti e investimenti, ma soprattutto di una strategia unica che tenga insieme recupero degli immobili e sviluppo economico», conclude il coordinatore regionale di Casartigiani Puglia.
La partita della Città Vecchia, dunque, non si gioca soltanto sul recupero del patrimonio edilizio. La vera sfida sarà riuscire a trasformare la rigenerazione in economia, lavoro e vita quotidiana, restituendo all’Isola una funzione produttiva senza sacrificarne identità e storia.














