Dal sogno salvezza all’incubo retrocessione, il passo è stato breve: correva il febbraio 2017 e Salvatore Ciullo, tecnico navigato e di esperienza, subentrava al duo Prosperi-De Gennaro con l’intento di salvare il Taranto in Lega Pro, categoria riconquistata tramite ripescaggio dopo i non edificanti quattro anni vissuti in D. Un inizio incredibilmente positivo: successi contro Foggia e Catanzaro, pareggi a Catania e Fondi. Poi il buio: festa dell’Akragas allo Iacovone, prestazione indecorosa a Messina sfociata, qualche giorno più tardi, con la triste e inaudita aggressione del 22 marzo e mesto ritorno tra i dilettanti dopo un’inspiegabile serie di sconfitte consecutive intervallate dal pareggio di Francavilla Fontana.
Mister Ciullo, l’emergenza sanitaria ha letteralmente investito il mondo del calcio e, in particolare, l’ambito dilettantistico.
“La situazione è, purtroppo, delicata: soprattutto in Serie D, la conta delle sfide rinviate è ormai cospicua. Mi auguro che, con l’approvazione del nuovo protocollo, il tutto possa parzialmente rientrare, fermo restando che ogni scenario è subordinato all’andamento della curva epidemiologica”.
Capitolo tecnico. La sua recente esperienza a Brindisi è culminata con una salvezza che, al netto della situazione creatasi, assomiglia a un’impresa: si aspettava, al netto di ciò, di rimanere senza panchina?
“A Brindisi si era creata una situazione di difficoltà non indifferente, perciò salvarsi non è stato semplice: di certo mi aspettavo altro, però nel calcio contano diversi fattori e talvolta quelli più importanti vengono ignorati. Ho avuto diversi contatti, ma non si è mai trovato un accordo: in queste situazioni bisogna rimanere al passo e attendere la chiamata giusta”.
Mister, un suo bilancio relativo ai percorsi di Brindisi e Taranto in questo primo scorcio di campionato.
“Bisogna dare atto al Brindisi di essersi reso protagonista di una partenza sprint, dimostrando il più delle volte cinismo e cattiveria agonistica. In questa fase influisce molto anche il calendario: il Taranto, ad esempio, ha già affrontato squadre ostiche come Picerno, Bitonto e la capolista Sorrento. Io sono dell’idea che se i rossoblù riusciranno a ingranare lì in avanti, potranno dire la loro anche in chiave primo posto: la squadra è ben costruita e ha delle ottime individualità”.
La sua esperienza di Taranto culminò con la retrocessione in D, anche se l’aggressione subita all’epoca da alcuni tesserati condizionò irrimediabilmente il vostro percorso che, tra l’altro, era iniziato sotto buoni auspici.
“Quella retrocessione rappresenta tutt’ora il mio grande cruccio: sono convinto che, senza quell’episodio, avremmo sicuramente raggiunto la salvezza. Taranto è una piazza esigente, ma che ti dà tanto a livello di calore: salvarsi in Lega Pro avrebbe significato gettare le basi di un progetto longevo tra i professionisti perché, memori degli errori commessi, avremmo affrontato il campionato successivo più forti e determinati”.
Una sua chiosa finale sul girone H: l’equilibrio prenderà il sopravvento o, alla lunga, i veri valori usciranno fuori?
“L’equilibrio, nel girone H, è onnipresente, ma credo che i valori prima o poi saranno determinanti nella definizione dei verdetti. Per vincere, però, è necessario che si incastrino diverse componenti: serve una società forte che funga da garanzia alla squadra. Il Casarano, ad esempio, ha una rosa di primissimo ordine e soprattutto può disporre delle cosiddette coppie: se un atleta è out, il suo sostituto è in grado di reggere l’impatto”.
Redazione GiornaleRossoBlu.it













