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Stadio Iacovone, il project financing è ancora aperto: il Comune attende la nuova proposta del gruppo Ladisa

Foto Giuseppe Dellisanti

Comune-Taranto Calcio, a che gioco stiamo giocando? Il rapporto tra le parti è ormai da chiarire

Dalla collaborazione annunciata in estate alle tensioni delle ultime settimane: tra Iacovone, canoni, concessioni e impianti sportivi, il rapporto tra amministrazione e società appare sempre più complicato. Ma a pagare il prezzo di un eventuale muro contro muro sarebbe soprattutto la città

di Domenico Ciquera

Fino a pochi mesi fa, i rapporti tra il Comune di Taranto e la società rossoblù SS Taranto 2025 sembravano orientati alla collaborazione. Il 9 giugno, l’assessore Gianni Cataldino dichiarava: «Oggi abbiamo inviato la documentazione che consentirà al Taranto Calcio di gestire l’impianto dal 4 settembre in poi, fino all’aggiudicazione definitiva del project financing».

Parole che sembravano offrire una risposta concreta alle preoccupazioni della società e dei tifosi e che lasciavano intravedere un percorso condiviso attorno alla gestione dello stadio Erasmo Iacovone.

Il 22 luglio 2026, Comune e società erano ancora seduti allo stesso tavolo per presentare la nuova stagione. Nel frattempo erano stati avviati diversi tentativi, insieme al mistro Abodi e alle istituzioni sportive, per consentire al Taranto di ripartire dalla Serie D. Poi sono arrivati i Giochi del Mediterraneo, vissuti dalla città come un momento di unità e di rilancio.

Tutto sembrava dunque indirizzato verso una collaborazione tra le parti. Poi, progressivamente, il quadro è cambiato.

Dalla collaborazione alle tensioni

Le prime difficoltà sono emerse attorno alla disponibilità dello Iacovone e alla possibilità per il Taranto di disputare regolarmente le proprie gare casalinghe. Una questione legata ai lavori, alle competenze amministrative e alle procedure di gestione dell’impianto, ma che ha inevitabilmente avuto ripercussioni sul rapporto tra società e amministrazione.

Il 27 settembre, in occasione del ritorno del Taranto allo Iacovone dopo 644 giorni, si è verificata un’altra circostanza che ha alimentato discussioni. Sugli spalti non erano presenti il sindaco di Taranto, il vicesindaco né altri rappresentanti della Giunta comunale. Erano invece presenti il consigliere regionale Perrini, il sindaco e il vicesindaco di Leporano, il commissario Ferrarese e la signora Paola Raisi.

L’assenza del primo cittadino è stata spiegata con una vacanza in Basilicata. Una motivazione assolutamente legittima sul piano personale. Ma, proprio considerando il significato simbolico del ritorno del Taranto nella sua casa dopo quasi due anni, resta una domanda politica e istituzionale: perché non è stato inviato almeno un rappresentante dell’amministrazione comunale?

Non si tratta di trasformare un’assenza in una prova di contrapposizione. Si tratta, piuttosto, di comprendere il messaggio che una città riceve quando, in una serata così importante, manca la rappresentanza dell’istituzione comunale.

Iacovone, project financing e gestione degli impianti

Da allora, il confronto è diventato progressivamente più complesso.

Prima le questioni relative alla destinazione d’uso degli impianti e alla gestione dello Iacovone. Poi la presentazione del project financing da parte della famiglia Ladisa, con un progetto destinato a incidere profondamente sul futuro dell’area della Salinella. Successivamente la richiesta di pagamento di un canone per l’utilizzo dello stadio per partite e allenamenti.

Sono arrivati anche il bando per i sette punti di ristoro dell’impianto, con quattro lotti aggiudicati alla Ladisa e tre al raggruppamento Scarano-Maracujà, e le ulteriori problematiche relative agli impianti destinati alle attività giovanili.

Anche la vicenda dello Iacovone B e della mancata omologazione, che ha portato al rinvio delle gare delle formazioni Under 15 e Under 17, rappresenta un ulteriore elemento di difficoltà in un sistema infrastrutturale che continua a presentare criticità.

Presi singolarmente, tutti questi episodi possono avere una spiegazione amministrativa, tecnica o procedurale. E sarebbe sbagliato sostenere il contrario senza conoscere fino in fondo documenti, competenze e iter burocratici.

Ma il problema è un altro.

Quando tante questioni si susseguono in un arco temporale relativamente breve, il risultato è inevitabilmente quello di alimentare la percezione di un rapporto sempre più deteriorato tra le parti.

Il rischio di un muro contro muro

È proprio questa percezione che dovrebbe preoccupare.

Perché se Comune e società entrano in una fase di contrapposizione permanente, ogni problema rischia di diventare un caso e ogni comunicato rischia di alimentare quello successivo.

Il presidente Sebastiano Ladisa ha espresso pubblicamente critiche molto dure nei confronti dell’amministrazione comunale, parlando di un rapporto diventato difficile e annunciando persino la volontà di non frequentare più lo Iacovone.

Dal canto suo, il Comune ha fornito spiegazioni sulle singole questioni, richiamando competenze, procedure e soprattutto esigenze di sicurezza e di gestione di un impianto che, in alcune aree, continua a essere interessato da lavori e vincoli.

Il punto, dunque, non è stabilire chi abbia ragione attraverso comunicati e dichiarazioni pubbliche. Il punto è capire se esista ancora uno spazio per un confronto diretto e costruttivo.

A chi gioverebbe una guerra istituzionale?

La domanda è inevitabile: a chi gioverebbe un eventuale muro contro muro?

Certamente non ai tifosi, che rischiano di trovarsi nel mezzo di una contrapposizione che nulla dovrebbe avere a che fare con la passione sportiva.

Non ai cittadini, che hanno diritto a conoscere con chiarezza quali siano le responsabilità, gli impegni e i progetti delle istituzioni e della società.

Non alla squadra, che avrebbe bisogno di stabilità e di serenità per affrontare un campionato di Eccellenza già estremamente complicato.

E nemmeno al territorio, che avrebbe tutto l’interesse a vedere finalmente valorizzato lo Iacovone e l’intero patrimonio sportivo cittadino dopo gli investimenti legati ai Giochi del Mediterraneo.

Serve un confronto, non una guerra

È arrivato quindi il momento della responsabilità.

Comune e società devono tornare a parlarsi, nel rispetto della legge, delle competenze e dei rispettivi ruoli. Non servono fughe in avanti, comunicati interpretati come risposte ad altri comunicati o contrapposizioni che finiscono per coinvolgere inevitabilmente la tifoseria.

Servono documenti chiari, regole certe, tempi definiti e soprattutto un tavolo nel quale affrontare tutti i problemi ancora aperti: gestione dello Iacovone, utilizzo degli impianti, allenamenti, settore giovanile, project financing e prospettive future.

Taranto non ha bisogno di una guerra tra istituzioni e società. Ha bisogno che le proprie istituzioni e chi ha scelto di investire nel calcio cittadino dimostrino di saper mettere l’interesse generale davanti alle incomprensioni.

E allora, Comune e Taranto Calcio a che gioco stiamo giocando?

La domanda non vuole essere un’accusa, ma un invito alla chiarezza. Perché se l’obiettivo è il bene della città, questo è il momento di dimostrarlo con i fatti.

Riaprire il dialogo non significa rinunciare alle proprie posizioni. Significa avere la responsabilità di confrontarsi, trovare punti di equilibrio e costruire regole che possano garantire al Taranto e alla città un futuro finalmente stabile.

Perché in questa partita non dovrebbe esserci un vincitore e uno sconfitto.

Dovrebbe vincere Taranto.

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