Una condanna, sette assoluzioni, due patteggiamenti e tre rinvii a giudizio. È questo l’esito dell’udienza preliminare relativa all’inchiesta sulla presunta bancarotta fraudolenta della società Automarket srl, già D’Addario Auto srl, dichiarata fallita dal Tribunale di Taranto nell’ottobre 2014, con un passivo indicato in circa 27 milioni di euro. Lo riporta la Gazzetta del Mezzogiorno.
Tra gli imputati rinviati a giudizio figura Enzo D’Addario, 68 anni, imprenditore ed ex patron del Taranto calcio, assistito dall’avvocato Carlo Raffo. Per lui il procedimento proseguirà dunque davanti al giudice competente, con la prima udienza fissata per gennaio. Rinviati a giudizio anche una figura di vertice della società e un componente del collegio sindacale, difesi dall’avvocato Vincenzo Monterforte.
La condanna e i patteggiamenti
Nel corso dell’udienza è stata condannata a due anni, con pena sospesa, Maria Rosaria D’Addario, sorella di Enzo D’Addario, che aveva scelto il rito abbreviato.
Ha invece patteggiato una pena di due anni, anch’essa sospesa, Valerio D’Addario, figlio dell’ex patron, assistito dall’avvocato Raffo. Valerio D’Addario era stato presidente del consiglio di amministrazione dal 2011 al 2012 e successivamente amministratore unico dal 2013 al 2014.
Stessa pena patteggiata da Giovanni Trani, componente del collegio sindacale e presidente facente funzioni fino al fallimento della società.
Sette assoluzioni
Sono stati invece assolti, con la formula «per non aver commesso il fatto», i sette imputati che erano stati giudicati con rito abbreviato.
Tra questi Antonio D’Andria, amministratore unico dal 2008 al 2011 e componente del consiglio di amministrazione dal 2011 al 2012, difeso dall’avvocato Raffaele Errico.
Assolti anche alcuni componenti del collegio sindacale: Gennaro Albano, Giuseppe Torelli, Rocco Tagariello e Alessandro Di Bello, quest’ultimo già presidente dello stesso collegio. Albano e Torelli, così come Di Bello, erano assistiti dall’avvocato Giovanni Vinci.
Sono inoltre cadute le accuse nei confronti di Pietro Dalloni e Giacinto Stano, entrambi componenti del consiglio di amministrazione e difesi dall’avvocato Errico.
L’ipotesi della Procura
Al centro dell’inchiesta c’è l’ipotesi, sostenuta dalla Procura e dal pubblico ministero Remo Epifani, di una bancarotta societaria realizzata attraverso il presunto occultamento o la sottrazione di attività appartenenti alla società.
Secondo l’impostazione accusatoria, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie sarebbero stati trasferiti ad altre società attraverso operazioni che, in alcuni casi, sarebbero state supportate da fatture relative a operazioni inesistenti. L’obiettivo ipotizzato dagli inquirenti sarebbe stato quello di sottrarre il patrimonio alle possibili azioni dei creditori.
L’accusa aveva inoltre contestato agli amministratori una serie di condotte legate alla gestione della società e ai componenti del collegio sindacale la presunta omissione dei controlli sull’operato degli amministratori, ritenendo che ciò avrebbe ostacolato l’accertamento tempestivo dello stato di insolvenza e la dichiarazione di fallimento.
Una parte di questa contestazione non ha però retto al vaglio del giudice, che ha assolto alcuni degli imputati appartenenti al collegio sindacale.
La posizione di Enzo D’Addario
Per Enzo D’Addario il procedimento proseguirà con il processo. All’ex patron del Taranto viene contestata, oltre alla bancarotta fraudolenta, anche la bancarotta documentale.
L’accusa riguarda, in particolare, la presunta distruzione o sottrazione di libri e scritture contabili che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe potuto impedire la ricostruzione del patrimonio e dei movimenti economici della società.
Le contestazioni nei confronti dell’imprenditore dovranno ora essere valutate nella successiva fase processuale. Il rinvio a giudizio, così come la formulazione delle accuse, non equivale infatti a una dichiarazione di responsabilità: sarà il processo a stabilire eventuali responsabilità penali, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.















