di Maurizio Corvino
Prima le strette di mano, le dichiarazioni sul rilancio del calcio rossoblù e la prospettiva di una collaborazione capace di accompagnare il Taranto verso una nuova fase. Poi, con il passare delle settimane, il moltiplicarsi delle comunicazioni formali, delle prescrizioni e dei vincoli legati all’utilizzo dello stadio.
È questa la contraddizione che oggi una parte della piazza tarantina percepisce nel rapporto tra la società rossoblù e l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Piero Bitetti. Una contraddizione che, indipendentemente dalle responsabilità delle singole parti, rischia di alimentare una distanza sempre più evidente proprio nel momento in cui servirebbe maggiore chiarezza.
Il nodo del progetto “L’Edicola Village”
Al centro del confronto c’è anche il maxi-progetto di partenariato pubblico-privato denominato “L’Edicola Village”, presentato dal gruppo Ladisa e quantificato in circa 81,9 milioni di euro.
L’idea è quella di trasformare l’area dello stadio Erasmo Iacovone e della Salinella in un distretto dedicato allo sport, all’intrattenimento e alle attività commerciali, con una vocazione non limitata alle sole giornate di campionato.
Un progetto di dimensioni importanti, che inevitabilmente richiede valutazioni amministrative, tecniche e finanziarie approfondite. Ma proprio per questo, secondo la società e una parte dell’ambiente rossoblù, sarebbe necessario un confronto trasparente e costante tra tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti.
Il caso dell’hospitality
L’ultimo episodio riguarda l’utilizzo dell’area hospitality dello Iacovone per un’iniziativa dedicata ai primi cento abbonati.
La società ha manifestato il proprio disappunto per l’impossibilità di utilizzare lo spazio, mentre il Comune ha spiegato che la richiesta sarebbe arrivata soltanto nella giornata precedente all’evento e che l’area non rientrerebbe tra quelle affidate al club per le gare casalinghe.
Palazzo di Città ha inoltre ricordato che lo stadio è ancora parzialmente interessato dai lavori legati ai Giochi del Mediterraneo e che alcune aree sono quindi sotto la competenza della struttura commissariale. L’eventuale accesso all’hospitality avrebbe potuto richiedere l’attraversamento di zone interdette e la predisposizione di percorsi protetti.
Sul piano formale, dunque, il Comune ha fornito una propria spiegazione. Resta però il problema della percezione che episodi di questo genere producono in una piazza particolarmente sensibile al tema dello stadio e del rapporto tra istituzioni e società.
La burocrazia non diventi un muro
È qui che si concentra il vero punto politico e amministrativo della vicenda.
Nessuno può mettere in discussione la necessità di rispettare le norme sulla sicurezza, soprattutto all’interno di un impianto che è stato e continua a essere interessato da lavori importanti. Allo stesso tempo, però, quando si parla di un progetto sportivo ed economico di grandi dimensioni, è legittimo chiedersi se istituzioni e società stiano comunicando in maniera sufficientemente efficace.
La burocrazia deve garantire regole e sicurezza, non trasformarsi in un terreno di scontro permanente. E dall’altra parte una società che vuole investire sul territorio deve essere pronta a rispettare procedure, competenze e prescrizioni.
La vera sfida è trovare un punto di equilibrio.
La piazza chiede chiarezza
Il Taranto vive una fase particolare. Dopo il ritorno allo Iacovone e l’entusiasmo che ha accompagnato la nuova stagione, la squadra è chiamata a inseguire un obiettivo sportivo ambizioso: la vittoria del Campionato Regionale di Eccellenza.
Parallelamente, la proprietà ha manifestato l’intenzione di costruire un progetto più ampio, capace di incidere anche sul futuro economico e infrastrutturale del club.
In questo scenario, lo scontro con l’Amministrazione comunale rischia di diventare un ostacolo ulteriore. Non perché una società debba essere esentata dai controlli o dalle regole, ma perché un progetto di questa portata avrebbe bisogno di interlocutori istituzionali capaci di confrontarsi in modo costante e trasparente.
Bitetti e Ladisa, ora serve un confronto
La questione non può essere ridotta a una contrapposizione tra tifosi e Comune, né a uno scontro personale tra il sindaco Piero Bitetti e il presidente Sebastiano Ladisa.
Taranto ha bisogno che le parti chiariscano pubblicamente quali siano i rispettivi progetti, quali gli obblighi, quali le competenze e quali gli eventuali ostacoli.
La società deve poter spiegare nel dettaglio cosa intende realizzare. Il Comune deve poter illustrare con altrettanta chiarezza quali siano i vincoli amministrativi e tecnici che impediscono o condizionano determinate iniziative.
Solo così sarà possibile capire se esista davvero una contrapposizione oppure se ci si trovi davanti a una serie di problemi burocratici e organizzativi che possono essere risolti attraverso il dialogo.
Perché una cosa è certa: il calcio a Taranto non è un tema qualsiasi. È una parte importante dell’identità cittadina. E proprio per questo, in una fase tanto delicata, servono meno contrapposizioni e più chiarezza.
La piazza aspetta risposte. E soprattutto aspetta di capire se Comune e Taranto saranno capaci di remare nella stessa direzione.















