di Domenico Ciquera
Il Taranto continua a essere al centro dell’attenzione, non soltanto per le vicende legate al campo e per la recente scelta di affidare la guida tecnica a Luca Tiozzo, ma anche per le riflessioni di chi ha già vissuto sulla propria pelle le difficoltà della piazza rossoblù. Tra questi c’è Ciro Danucci, ex allenatore del Taranto, che ai microfoni di Antenna Sud ha analizzato il valore dell’attuale organico, soffermandosi anche sulla mancata chiamata della società nel momento in cui si è aperta la ricerca del nuovo tecnico.
«Mi aspettavo di essere contattato»
Danucci non nasconde il rammarico per non essere stato preso in considerazione. Una considerazione che nasce soprattutto dal lavoro svolto nella passata stagione e dai numeri che, secondo l’ex tecnico, avrebbero meritato una valutazione diversa.
«Mi aspettavo sinceramente di essere contattato, visto il percorso dello scorso anno», ha spiegato Danucci, ricordando come, al netto della parentesi legata al suo esonero, la sua squadra avesse mantenuto una media punti paragonabile a quella del Brindisi, viaggiando quindi a un ritmo da promozione.
L’allenatore ha però voluto contestualizzare quei risultati, sottolineando le condizioni particolarmente complicate nelle quali era stato avviato il progetto. Il Taranto, infatti, era arrivato all’inizio del campionato con una preparazione ridotta ai minimi termini e con una rosa assemblata in tempi strettissimi.
«Siamo partiti quattro-cinque giorni prima dell’inizio del campionato, con una rosa costruita in pochissimi giorni, senza una preparazione e con tante problematiche anche organizzative», ha ricordato.
Secondo Danucci, proprio alla luce di quelle difficoltà, il percorso compiuto avrebbe avuto un peso ancora maggiore. «Stavamo facendo un lavoro importante, ma è stato dato poco risalto a quello che stavamo facendo», ha aggiunto, ricordando anche la partenza in Coppa Italia con l’eliminazione del Brindisi al primo turno e la capacità della squadra di rimanere agganciata alle prime posizioni.
Il rimpianto di non essere partito dall’inizio
Il tecnico ha poi ripercorso le tappe della sua esperienza sulla panchina rossoblù, evidenziando come le decisioni societarie abbiano inciso sul percorso della squadra.
«Sono stato mandato via a quattro punti dalla prima, poi sono rientrato quando il distacco era diventato di 12 punti, dopo cinque-sei giornate e con una squadra completamente rivoluzionata», ha raccontato.
Da qui nasce quello che Danucci considera il principale rammarico della sua esperienza tarantina: non aver mai avuto la possibilità di costruire una stagione dall’inizio, partendo da una preparazione completa e potendo partecipare direttamente alle scelte di mercato.
«Mi aspettavo almeno di essere contattato, ma così non è stato. Avranno avuto le loro buone ragioni», ha ammesso con toni comunque rispettosi nei confronti della società.
Il desiderio, però, resta evidente: «Mi sarebbe piaciuto iniziare un campionato con il Taranto dall’inizio, facendo una preparazione e potendo incidere sul mercato. Non ho avuto questa possibilità né nella prima né nella seconda gestione. Questo è il rammarico più grande».
«Il Taranto ha una rosa che fa un campionato a parte»
Particolarmente significativo è il giudizio espresso da Danucci sull’attuale organico del Taranto. L’ex allenatore rossoblù considera la squadra costruita dalla società come una formazione nettamente superiore, almeno sulla carta, rispetto alla concorrenza.
«Il Taranto ha una rosa talmente ampia e ha investito così tanto sul mercato che, guardando i nomi, fa un campionato a parte», ha sottolineato.
Ma proprio quella ricchezza di alternative può trasformarsi, secondo Danucci, nella principale difficoltà da affrontare. Avere tanti calciatori importanti non significa automaticamente avere una squadra già pronta per vincere. Il passaggio fondamentale sarà riuscire a costruire un gruppo equilibrato, nel quale le individualità siano messe al servizio del collettivo.
«La questione fondamentale sarà mettere insieme tutti questi giocatori, farli coesistere e dare equilibrio, non solo in campo ma anche nello spogliatoio», ha spiegato.
Un compito che riguarda direttamente il nuovo allenatore, ma anche l’intera struttura societaria. Per Danucci, infatti, quando una rosa comprende numerosi giocatori con un curriculum importante, la gestione delle dinamiche interne assume un peso determinante.
«Quando hai tanti giocatori importanti, con una storia alle spalle, la gestione diventa fondamentale, perché nel calcio tutti vogliono giocare».
Il caso Delvino e la gestione delle gerarchie
Danucci ha utilizzato un esempio concreto per rendere l’idea della complessità della rosa rossoblù: quello di Delvino.
«Vedere un giocatore come Delvino, che ha circa 300 partite tra i professionisti, in tribuna fa capire quanto sia complesso gestire una rosa del genere, con tante prime donne», ha osservato.
Il tema non è dunque soltanto tecnico. In una squadra costruita per puntare al vertice, il lavoro dell’allenatore dovrà necessariamente passare dalla capacità di gestire aspettative, concorrenza e malumori. Le scelte di formazione possono diventare delicate proprio perché davanti a ogni esclusione ci sarà un giocatore con motivazioni e curriculum per rivendicare spazio.
«Loiodice va tutelato»
Tra i calciatori sui quali Danucci si è soffermato c’è anche Loiodice, uno degli elementi maggiormente attesi nel progetto rossoblù.
Il giudizio dell’ex allenatore parte da una premessa precisa: nel momento in cui la società ha deciso di confermare il giocatore nonostante le vicende della scorsa stagione, occorre adesso proteggerlo e metterlo nelle condizioni migliori per esprimere le sue qualità.
«Penso che nel momento in cui si decide di tenerlo, nonostante quanto accaduto l’anno scorso, bisogna tutelarlo in tutto e per tutto. È un giocatore importante», ha detto Danucci.
Secondo l’ex tecnico, la passata stagione potrebbe essere stata condizionata anche dalla difficoltà di adattamento alla categoria e all’ambiente: «L’anno scorso probabilmente ha sottovalutato la categoria e non si è ambientato benissimo, ma tutti conosciamo le sue qualità».
Il futuro del centrocampista, secondo Danucci, dipenderà quindi soprattutto dalla capacità di ritrovare continuità, applicazione e concentrazione: «Se riprende ad allenarsi nella maniera giusta e, anche dal punto di vista mentale, riesce a concentrarsi maggiormente sul proprio lavoro, può fare altri tre-quattro anni molto importanti».
Lo spogliatoio, un elemento decisivo
È proprio sulle dinamiche interne che Danucci concentra una parte importante della propria analisi. A Taranto, sostiene l’ex allenatore, ogni episodio può assumere dimensioni amplificate e per questo diventa fondamentale mantenere il più possibile la riservatezza sulle questioni interne.
«Le vicende interne allo spogliatoio possono intaccare la serenità del gruppo e a Taranto ogni cosa viene amplificata», ha affermato.
Da qui la necessità di proteggere il gruppo e impedire che le tensioni interne diventino patrimonio del dibattito pubblico.
«Bisogna quindi cercare di non far uscire troppe cose dallo spogliatoio», è il monito dell’ex tecnico.
Danucci ha inoltre ammesso di aver seguito alcune partite del Taranto, esprimendo un giudizio ancora interlocutorio sulle condizioni della squadra. «Mi è sembrata una squadra non ancora brillantissima, anche dal punto di vista fisico», ha spiegato.
Un aspetto che, in un campionato come l’Eccellenza, può fare la differenza. «Sicuramente bisognerà sistemare qualcosa, perché in Eccellenza, se non sei organizzato e pimpante, è difficile tutte le domeniche».
L’obiettivo personale: tornare in Serie D
Chiusura dedicata al futuro professionale. Danucci non ha intenzione di rimanere fermo a lungo e sta sfruttando questo periodo per continuare ad aggiornarsi e seguire da vicino il calcio.
«È ancora presto. In questo periodo si cerca di accrescere il proprio bagaglio professionale e personale, andando anche in giro per i campi», ha spiegato.
L’ambizione è quella di tornare presto in panchina, possibilmente in una categoria che conosce bene e nella quale ha già ottenuto risultati importanti.
«Mi piacerebbe tornare in Serie D, un campionato che ho vinto e dove ho fatto bene. Spero di tornarci il prima possibile».
Il Taranto, intanto, ha intrapreso una nuova strada tecnica. Danucci guarda da fuori, con il rammarico per una chiamata che non è arrivata e con la consapevolezza che, al di là del valore dei singoli, la vera sfida per i rossoblù sarà trasformare una rosa ricca di nomi e qualità in una squadra capace di muoversi come un unico blocco.














