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De Liguori, “A Taranto troppa confusione con cambi di direttori e allenatori”

De Liguori, “A Taranto troppa confusione con cambi di direttori e allenatori”

"Se va male al primo anno con una corazzata, senza smantellare l'ossatura portante si vince al secondo, la lungimiranza spesso paga"

Uno dei calciatori con più capacità di corsa e grinta e che ha dimostrato attaccamento alla maglia, ai colori rossobù è stato sicuramente Vincenzo de Liguori, che nella sua carriera da calciatore terminata da qualche anno ha ricoperto il ruolo di centrocampista esterno offensivo o ai lati nel tridente d’attacco. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo è diventato prima Direttore Sportivo e adesso collabora con il Pisa nell’area scouting del settore giovanile. Lo abbiamo contattato nella sua città, Napoli dove sta trascorrendo questo momento delicato con la famiglia:

Combattiamo stando a casa: “Sto bene, considerando il momento va tutto abbastanza bene. Purtroppo si tratta di una situazione mondiale legata al virus dalla quale dobbiamo cercare di uscirne al più presto e un po’ dipende anche da noi , più restiamo a casa meglio è. Io sto uscendo solo per fare la spesa e le cose essenziali.

Taranto i miei anni più belli: “ A Taranto da calciatore ci sono stato nel complesso sei anni. Posso dire senza dubbi che è stato il periodo più bello della mia vita. A prescindere dai risultati perché ho vissuto momenti brutti e belli, retrocessioni e promozioni. I primi tre anni li ho trascorsi sotto la gestione Pieroni e gli altri con Blasi quando vincemmo il campionato dalla C2 alla C1. Il primo anno di Taranto è stato bellissimo perché a parte la la finale per la B persa, mi legai moltissimo alla città; a prescindere dal fattore calcistico mi sono creato tante amicizie. Taranto calcisticamente non si discute è una piazza da serie A. Quell’anno la società non ci fece mai mancare nulla. Taranto è una città di mare e il calore della gente con la sua genuinità la rende simile a Napoli. Avevo in squadra con me calciatori come Riganò, Cariello, Di Nardo, Monza, Triuzzi, Siroti, Pastore, Cazzarò e tanti altri; davvero una squadra molto forte. Nella seconda esperienza sempre a Taranto ho giocato con De Florio, Lele Catania, Ambrosi, Caccavale, Graziano Gori, Fabio Prosperi. La soddisfazione più bella è rimanere nel cuore dei tifosi e in una piazza come Taranto non è facile. Ricordo molto bene il gol di Taranto-Rende finale play-off per la C1 e sono sempre stato sincero nel dire che quello era un tiro-cross. Erano gli ultimissimi minuti del match, avevamo giocato su un campo reso pesantissimo dalla pioggia, molti di noi avevano i crampi. Sugli spalti c’erano venticinquemila persone e volevamo vincere, la pressione era tanta. Provai a mettere in mezzo la palla quasi della disperazione e la sorte volle che prese un giro diverso e finì sotto l’incrocio, fu una grossa liberazione ma credo che facemmo un’ottima partita così come contro il Melfi nella semifinale di ritorno.

Carriera da direttore sportivo: “Ho fatto il corso a Coverciano, nel 2017 mi sono iscritto all’Albo dei direttori sportivi. Il primo anno l’ho trascorso ad aggiornarmi, in giro per i campi a vedere partite. Poi ho avuto l’esperienza di direttore sportivo del Portici in cui riuscimmo ad ottenere una salvezza a sette giornate dalla fine a dir poco miracolosa perché abbiamo vissuto delle situazioni molto difficili. C’era mister Maiuri come allenatore e può testimoniare che non avevamo un campo di allenamento, non avevamo una società, non sapevamo dove giocare la domenica, il sabato non sapevamo come partire per la trasferta. Adesso sono un collaboratore di Roberto Gemmi che è il ds del Pisa da due anni, mi occupo dell’area scouting del Pisa in Campania e fuori. Mi piace, Pisa è una bella piazza ma a me piace soprattutto costruire una squadra e vivere le dinamiche del campo.”

Stagione del Taranto: Quest’anno la serie D l’ho seguita più tramite la tv ma sono molto aggiornato. Una volta che la società si è affidata a mister Ragno, lui ha portato giocatori che erano stati già alle sue dipendenze. Le cose da subito, inizialmente non stavano andando bene, con il cambio di allenatore che è arrivato a ottobre. Io penso che quando si fa la squadra si fa la programmazione che preveda per piazze come Taranto una programmazione non superiore ai due anni, perché si tratta di una piazza esigente. A Taranto si deve partire con una corazzata, alla quale poi si è messo il pilota, in questo caso mister Ragno e poi ci vogliono le pile, rappresentate dal direttore sportivo da non confondere con quello generale, i ruoli sono diversi. La prima cosa che insegnano a Coverciano è l’organigramma. A Taranto tutte queste componenti c’erano, a mio avviso il direttore sportivo deve sapere usare sia il pugno duro che la carezza nello spogliatoio. Con questo non voglio assolutamente giudicare il lavoro di altri colleghi. Penso che le colpe vanno divise fra tutti, non si può giudicare un allenatore o un direttore sportivo in 7-8 partite. Perchè se un presidente e un direttore sportivo prendono l’allenatore vuol dire che ci credono, ci vuole costanza. D’altro canto c’è il fattore piazza, Taranto è una piazza che non ha pazienza e li capisco. Le società che vincono sono quelle che programmano. Se va male al primo anno con una corazzata, senza smantellare l’ossatura portante si vince al secondo, la lungimiranza spesso paga. Quest’anno è stata creata troppa confusione con troppi cambi di direttori e mister che portano anche a un esborso maggiore.

Feeling nel gruppo: “Penso che il ruolo del ds sia quello di parlare con i giocatori, fare anche da parafulmine, essere in buoni rapporti con loro. Allo stesso tempo è chiaro che la formazione la fa l’allenatore ma è fondamentale anche il parere di un ds , semplicemente perché quattro occhi sono meglio di due. Io vivo il campo insieme all’allenatore, è quello che deve fare il ds, vivere il campo quotidianamente.”

da Giove nessuna chiamata: “Conosco il presidente, era il mio presidente del Taranto di Pieroni nei miei primi due anni e mezzo a Taranto. Sono in buoni rapporti ma sinceramente non mi ha mai chiamato. Poi ci sono dei punti di vista, è chiaro se mi dovesse chiamare ci parlerei e poi dovremmo vedere se le nostre filosofie di calcio si sposano a vicenda.”

Giovani: In serie D sono il primo aspetto da curare e di cui occuparsi. Però devono essere bravi per un campionato vincente. So che il Taranto per esempio ne ha di forti, penso a Marino, Ferrara, Cuccurullo per dirne alcuni. Oggi oltre a lavorare sui 2002 che devono essere almeno tre, già devi puntare su 3-4 2003 e fargli fare minutaggio calpestando l’erba dello Iacovone. Il lavoro principale si fa nel settore giovanile della squadra di partenza, in questo caso il Taranto e si deve lavorare in sinergia fra il direttore della prima squadra e del settore giovanile. Bisogna seguire attentamente anche il settore giovanile. Considerando che il Taranto ha dovuto abbandonare fin troppo presto l’obiettivo primo posto io avrei fatto giocare più spesso i ragazzi del settore giovanile, è un lavoro che si sarebbe fatto in anticipo, anche perché il Taranto non può essere ripescato. É chiaro che anche in questo ci vuole l’aiuto dei tifosi che devono capire che i giovani vanno sostenuti e non sommersi di fischi.

Contestazioni: A me dispiace, sono legato al Taranto e alla curva. Hanno perso la fiducia ma bisogna calmare la piazza. Anche in quel caso il ds avrebbe potuto o dovrebbe mediare con la tifoseria ma quest’ultima si deve dare un poco una calmata. Mi spiace per le critiche e le offese a Giove, anche se io sono una persona che ragiono col cuore per l’amore verso il Taranto. Scenderei anche da solo contro undici per il Taranto, è una piazza che amo.

Foggia favorito:” Se si dovesse riprendere a giocare vedo favoriti i satanelli per la vittoria, anche se il Bitonto ha fatto un grande campionato e ha un ottimo allenatore. Il Foggia però è una piazza più abituata a vincere a mio avviso. Come sorpresa direi che il Sorrento mi è piaciuto. L’ho visto giocare con il Cerignola e anche quando erano sotto non hanno mai mollato. Lo stesso col Taranto, nonostante il Taranto abbia meritato i ragazzi di Maiuri non sfigurarono. Enzo Maiuri poi è un mister molto bravo che riesce ad entrare nella testa del giocatore. Il Cerignola da quando ha cambiato allenatore ha fatto dei risultati importanti. In serie D non bisogna sbagliare l’allenatore. Ragno è vero che aveva vinto a Potenza ma ci sono tante componenti per valutare un allenatore. Direttore e società devono camminare a braccetto con l’allenatore.”

Andrea Loiacono

Tags: Interviste
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