Due stagioni in riva allo Ionio a cavallo degli anni ’80 che lo hanno reso uno dei calciatori più amati del calcio tarantino. Attaccante con un ottimo fiuto per il gol arriva a Taranto nel 1986 dopo due buone annate nel Palermo e nella Salernitana. Ma è con il passaggio al Taranto che probabilmente la carriera di De Vitis assume contorni importanti che lo porteranno a calcare i campi della massima serie con le maglie di Udinese, Verona e Piacenza. A Udine gioca con Balbo e Branca. In totale sono 11 le reti messe a segno in serie A e ben 125 quelle in cadetteria.
Noi di Giornalerossoblu.it lo abbiamo contattato in esclusiva telefonicamente per parlare del presente, del passato e del futuro.
Di cosa si occupa oggi Totò De Vitis?
Sono rimasto nel mondo del calcio che è sempre stata la mia passione. Attualmente sono nei talent scout del Sassuolo Calcio.
Che ricordi ha di Taranto come città e come tifoseria e dei due anni trascorsi in riva allo Ionio?
Sono stati anni molto belli, ho ottimi ricordi del calore che ci dimostrava la piazza di Taranto. Allora era un calcio diverso e più genuino. Mi sono trovato bene anche perché nelle due annate in rossoblù abbiamo raggiunto la salvezza in B che era il nostro obiettivo. Ho avuto come allenatori anche Pasinato e Claguna, due mister dai quali ho imparato molto ma in generale l’esperienza di Taranto fu entusiasmante. Il primo anno misi a segno 19 gol con cui ho contribuito alla salvezza. Tra i tanti giocatori forti con cui ho giocato c’è stato anche Maiellaro, eravamo un bel gruppo.
A proposito di salvezza, quegli spareggi a Napoli con Campobasso e Lazio furono memorabili. C’era un’intera curva del San. Paolo piena di tarantini. Cosa le viene in mente a pensarci a distanza di anni?
Vedere tanta gente a sostenerci in massa fu una sorpresa. Si trattò di un’annata sofferta ma culminata con una grande gioia, certe emozioni non si possono dimenticare.
Altro match storico fu Taranto-Triestina 6-4…
Quello fu un match irripetibile nello svolgimento e nel risultato con continui capovolgimenti di fronte e gol a grappoli. Penso però che se la rigiocassimo cento volte non finirebbe mai in quel modo.
Riesce a seguire il Taranto ogni tanto? La storia sportiva del Taranto degli ultimi 15 anni non è stata esaltante…
Certo lo seguo sempre, Taranto mi è rimasta nel cuore. La squadra non è riuscita ad arrivare nel professionismo di un certo livello, credo soprattutto per una questione di programmazione societaria. Nel calcio l’organizzazione è tutto, si parte da li per ottenere i risultati. Molto importanti sono anche le strutture e i settori giovanili. S che il Taranto da un paio di anni ha cambiato società e che si ha tutta l’intenzione di fare bene e io sono certo che questa società possa farcela. Auguro al Taranto di prendere parte almeno alla serie B nel prossimo futuro, sarebbe il minimo.
Chiudiamo con una considerazione sui vivai e sui giovani calciatori che soprattutto nei campionati minori vengono impiegati con una quota fissa. Non si corre il rischio di bruciarli? Un giocatore non dovrebbe giocare a prescindere se è bravo?
I giovani vanno sostenuti, allenati e poi lanciati in prima squadra. Non bisogna avere timore di farli esordire ma soprattutto bisogna stare anche attenti alla tenuta psicologica. A 18 anni un ragazzo va tutelato perché prima che calciatori si è uomini. Noi tecnici abbiamo il dovere di far si che tutto vada per il verso giusto, dando il massimo anche noi.
Andrea Loiacono














