«Un morto, tre feriti – due dei quali in condizioni gravissime – e decine di colpi esplosi nel cuore del quartiere. Non è lo scenario di una zona di guerra, è Taranto. È il rione Tamburi. Se non alziamo la voce ora, se non pretendiamo una svolta profonda adesso, significa che abbiamo fallito come comunità, come istituzioni e come politica».
Parole forti quelle dell’avvocato Francesco D’Errico, dirigente dell’UDC, che interviene dopo la drammatica sparatoria avvenuta mercoledì sera tra via Machiavelli e via Lisippo, nella zona delle cosiddette “case parcheggio”. Un agguato in pieno centro abitato, con testimoni presenti, che ha lasciato una scia di sangue e sconcerto.
«Non si tratta di un fatto isolato – spiega D’Errico – ma dell’ennesima espressione di un degrado strutturale. I Tamburi vivono da anni sotto una doppia condanna: emergenza ambientale e abbandono sociale. È un quartiere dimenticato, dove si interviene solo in emergenza, mai con una visione strategica. Le promesse sono state tante, ma nel 2025 i Tamburi sono ancora ai margini della città. E dove lo Stato si ritira, la criminalità avanza. E attenzione: lo Stato non è solo la polizia, è anche la scuola, il lavoro, l’assistenza, la presenza continua delle istituzioni.»
Per il rappresentante centrista, la sicurezza non può essere affrontata solo con pattuglie e repressione, ma serve un intervento ampio e strutturale che agisca sulle cause profonde del disagio. «Occorrono più controlli, certo – sottolinea – ma anche più cultura, formazione, educazione. Senza opportunità, continueremo a rincorrere tragedie già annunciate».
Per questo motivo, D’Errico lancia la proposta di un “Patto per i Tamburi”, un programma straordinario di rigenerazione urbana e sociale da elaborare a livello regionale, con fondi europei e risorse nazionali. Un’iniziativa concreta, «non una passerella politica», che coinvolga Comune, Regione, Prefettura, forze dell’ordine, scuola, parrocchie e associazioni del territorio.
«Servono alloggi dignitosi, spazi per bambini e ragazzi, corsi professionali, sostegno psicologico, centri di aggregazione. E serve un monitoraggio continuo. Non possiamo più permettere che un intero quartiere venga lasciato morire nell’indifferenza, mentre il resto della città prova a guardare avanti.»
D’Errico conclude con un appello forte:
«Taranto è una città spezzata: una parte vive, l’altra sopravvive. Quando la criminalità spara in strada, è perché quella parte dimenticata non ha più niente da perdere. È questa la vera emergenza. Chi oggi parla solo di regolamenti di conti sbaglia. Quella che sentiamo è una richiesta disperata di attenzione. La politica deve smettere di voltarsi dall’altra parte: deve ascoltare, agire, e farlo adesso.»













