Nella sua carriera di calciatore prima e di allenatore poi ha calcato campi importanti, vestito maglie prestigiose e raggiunto obbiettivi come la serie B sulla panchina del Taranto che solo la giustizia sportiva gli ha negato fuori dal rettangolo verde. Nessuno meglio di lui può esprimere un parere sulla difficile situazione che sta attraversando il Taranto non solo per quanto riguarda i risultati. Le offese e il gesto intimidatorio nei confronti del Direttore Sportivo Vincenzo De Santis dopo la sconfitta casalinga per 0-1 nel derby con il Foggia hanno ancora di più acuito la frattura fra una parte della tifoseria e la dirigenza ionica. Mister Dionigi condanna il gesto e nello stesso tempo esprime vicinanza alla tifoseria sana.
Offese ingiuste : “Vivendo lontano da Taranto non conosco bene tutte le vicende che si stanno verificando in città. Però vorrei precisare che un conto è la critica all’operato sportivo, un altro è l’offesa personale. Il Presidente Giove da quanto so è una persona che ha allestito ad inizio anno una compagine nel tentativo di raggiungere degli obiettivi, ha sempre onorato gli impegni presi con tutto lo staff pagando gli stipendi e non facendo mancare nulla alla squadra. Ecco sinceramente penso che con i tempi che corrono e con il calcio di cui facciamo parte penso non sia giusto criticare una persona così, non fosse altro per i sacrifici che fa e che ha fatto.”
Critiche giuste sull’aspetto tecnico: “Con altrettanta franchezza però bisogna dire che la tifoseria ha il diritto di criticare e non solo perché paga il biglietto ma soprattutto perché i risultati non sono quelli che tutti ci si aspettava, è inutile girarci attorno. Probabilmente è anche giusto chiedere un allontanamento di Presidente, Direttore Sportivo e allenatore ma questo deve avvenire sempre con le giuste modalità, altrimenti si va oltre il normale gioco delle parti.
Situazione societaria e futuro : “Così come difendo la società da questo genere di attacchi dico anche che adesso bisogna capire cosa fare. Se la proprietà ha davvero intenzione di lasciare ritengo che possa farlo a costo zero a un nuovo imprenditore oppure lasciando il titolo nelle mani del Sindaco. Ma ripeto, la critica che si può fare è esclusivamente di natura tecnica. In questo momento se ne ha la voglia bisogna programmare per la prossima stagione. Si deve portare a compimento questo campionato nel migliore di modi con Panarelli e poi ripartire con o senso di lui ma con una programmazione che parta da adesso. Visto che purtroppo non ci sono grandi obiettivi da perseguire nell’immediato bisogna sfruttare questo tempo per pianificare il futuro. Stesso discorso a mio avviso andrebbe fatto su tutta l’area tecnica. Oggi il Taranto secondo me deve agire come facemmo noi al secondo anno che andammo in ritiro con già la squadra fatta. I giocatori che compongono attualmente il Taranto sono ottimi giocatori ma non vincono perché il nome nelle categorie inferiori nel calcio inferiore non va bene. Nella costruzione della squadra non bisognerebbe prendere i più forti della lega Pro ma i migliori e i più promettenti giovani dell’Eccellenza con due tre calciatori esperti che non lo siano solo a parole ma che corrano nel campo. Un esempio sono Prosperi, Pensalfini e Di Deo che nel campo nella mia squadra correvano. Nel calcio di oggi la differenza la fa la fame agonistica e non la personalità. I calciatori e gli allenatori non andrebbero presi perché conoscono la piazza ma perché corrono. La società è contestabile per questi motivi, non per altro. Quando sento dire che per giocare un calciatore ha bisogno di esperienza penso che il calcio italiano sia retrogrado. Le partite si giocano sul campo e sui giovani bisogna puntare. I tifosi però sono i primi che per fare l’abbonamento pretendono i giocatori a fine carriera. Nel calcio e a Taranto si deve vincere, ma si può fare anche con questo modo, con questo vecchio metodo invece i risultati non arrivano. ”
Chiarezza: “All’inizio bisognava forse fare un discorso diverso alla piazza. prospettando una stagione incentrata sui giovani ma comunque competitiva. Col passare del tempo sarebbe aumentato l’entusiasmo e le presenze allo stadio. Diversamente non si sarebbe corso il rischio di disattendere le attese di una piazza calda come quella di Taranto.”
Andrea Loiacono













