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È morto Sandro Mazzola, addio al mito della Grande Inter e del calcio italiano

È morto Sandro Mazzola, addio al mito della Grande Inter e del calcio italiano

La bandiera nerazzurra aveva 83 anni. Campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970, fu uno dei protagonisti della Grande Inter di Helenio Herrera e della storica «staffetta» con Gianni Rivera

È morto Sandro Mazzola, uno dei simboli più riconoscibili della storia dell’Inter e del calcio italiano. La scomparsa dell’ex campione nerazzurro, nato a Torino l’8 novembre 1942, è stata comunicata dall’Inter nella notte del 19 settembre. Aveva 83 anni.

Figlio di Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga, Sandro crebbe portando sulle spalle un cognome pesantissimo. Fu il calcio a diventare il filo conduttore della sua vita e l’Inter la squadra con cui avrebbe costruito una carriera destinata a entrare nella storia.

A indirizzarlo verso il mondo nerazzurro fu Benito Lorenzi, mentre nelle giovanili dell’Inter ebbe tra i suoi riferimenti anche Giuseppe Meazza. Il talento emerse rapidamente e il debutto in Serie A arrivò il 10 giugno 1961, a 18 anni, nella celebre partita contro la Juventus che Angelo Moratti decise di affrontare schierando la formazione giovanile per protesta. I bianconeri vinsero 9-1, ma l’unico gol dell’Inter fu proprio di Mazzola.

La Grande Inter di Herrera

Con Helenio Herrera in panchina, Mazzola divenne uno dei protagonisti della Grande Inter. Da attaccante arretrò progressivamente il proprio raggio d’azione, trasformandosi in una mezzapunta capace di unire tecnica, gol, assist e visione di gioco.

La sua esperienza nerazzurra si concluse nel 1977. Secondo i dati ufficiali dell’Inter, Mazzola ha totalizzato 565 presenze e 161 gol con il club. Il suo palmarès comprende quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Fu inoltre capocannoniere della Serie A nel 1965 con 17 reti e della Coppa dei Campioni nel 1964 con sette gol.

Indimenticabile la finale di Coppa dei Campioni del 1964 contro il Real Madrid. Al Prater di Vienna l’Inter vinse 3-1 e Mazzola firmò una storica doppietta, contribuendo alla conquista della prima Coppa dei Campioni nella storia del club.

La maglia azzurra e la «staffetta» con Rivera

Il rapporto con la Nazionale iniziò il 12 maggio 1963, a San Siro, nel 3-0 contro il Brasile. Mazzola avrebbe poi conquistato il titolo di campione d’Europa nel 1968, prima di essere tra i protagonisti del percorso dell’Italia fino alla finale del Mondiale di Messico 1970.

Proprio in occasione di quel Mondiale nacque una delle pagine più celebri della storia della Nazionale: la «staffetta» con Gianni Rivera. Mazzola e il fuoriclasse del Milan rappresentavano due dei maggiori talenti del calcio italiano e Valcareggi alternò i due giocatori nel corso della competizione.

Mazzola fu protagonista anche nella leggendaria semifinale contro la Germania Ovest, la «Partita del Secolo», terminata 4-3 dopo i tempi supplementari. L’Italia raggiunse la finale, dove venne sconfitta dal Brasile.

Il bilancio azzurro di Mazzola si chiuse nel 1974 con 70 presenze e 22 gol.

Un’eredità che va oltre il campo

Mazzola rimase legato all’Inter anche dopo il ritiro, proseguendo la propria esperienza nel calcio in ambito dirigenziale. Nel corso della sua carriera dietro la scrivania lavorò anche con Genoa e Torino e, durante l’era di Massimo Moratti, contribuì all’arrivo a Milano di Ronaldo, nell’estate del 1997.

Il legame con l’Inter, però, non si è mai interrotto. Nel 2022 Mazzola è stato inserito nella Hall of Fame nerazzurra. Il club lo considera uno dei giocatori più iconici della propria storia.

Il suo nome resta inoltre legato alla storia statistica dell’Inter: con 565 presenze ufficiali è ancora tra i giocatori con più apparizioni nella storia nerazzurra e con 161 gol occupa una posizione di rilievo nella classifica dei marcatori del club.

Sandro Mazzola è stato molto più di un campione della Grande Inter. È stato il figlio di Valentino che riuscì a costruire una propria leggenda, il numero 10 nerazzurro, il protagonista di una delle più celebri Nazionali italiane e uno dei volti che hanno attraversato la storia del calcio italiano dagli anni Sessanta in poi.

Con la sua scomparsa, a 83 anni, si chiude una delle pagine più importanti della storia del calcio italiano.

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