Il riassunto di quella maledetta domenica è a portata di clic. Poche azioni, tagliuzzate da una vecchia VHS, e i dieci minuti finali, di quella da più parti definita come una farsa. Pietro Parente solleva di peso Iezzo – il portiere si contorceva a terra, perdendo tempo dopo uno scontro lieve – e poi litiga con tutti, fino a beccarsi il rosso da Mario Mazzoleni. Eroe o attore? L’unica certezza è che quel giorno, cupo e torrido, la Salinella avrebbe avuto bisogno di più uomini della prima categoria, e forse ne ha avuti troppi parte della seconda.
Quel 9 giugno 2002 cominciò molto prima e non è ancora finito. Dalle voci di Curva, alle chiacchiere tra tifosi e parenti dei giocatori, dai fatti della gara d’andata, ai segnali ambigui lanciati dai patron. Nemici sulla carta stampata e in tv, amicissimi nella vita reale. Che decisero di alzare un polverone a livello mediatico, nella più classica mossa di chi vuol celare un’altra realtà. Nei giorni precedenti si diceva da più parti che, per un motivo o per un altro, non ci fosse ‘trippa per gatti’. Che la Federazione, Gaucci con lo stesso Pieroni, addirittura la politica nazionale, volessero il Catania ad ogni costo in Serie B. Fatti non dimostrati, forse non più dimostrabili. E se anche ci fosse stata una verità giudiziaria, nel paese delle stragi impunite e dei depistaggi, sarebbe difficile crederle. La verità storica c’è, ma è dispersa in mille rivoli. Per aiutare a convogliarla servirebbe qualche dichiarazione dei diretti interessati, quelli più credibili almeno, ma parlare costa e il silenzio è gratis.
Restano atti, indimenticabili. Il pugno dello steward a Galeoto nell’intervallo del “Massimino”, dove l’arbitro Brighi cancellò un gol regolarissimo di Marziano nel primo tempo (finì 1-0, Fini al 49’). La corsa e il diagonale improvvisi dello stesso Galeoto, che fece lavorare Iezzo per l’unica volta nei 94 minuti del ritorno, a dispetto del contesto di campo. Le lacrime del nostro numero 7, un vero cuore rossoblù, mentre abbandonava il campo al 23’ pur non essendo infortunato. La morte di un tifoso fuori sede, nel lungo viaggio per raggiungere quel catino ricolmo di speranze e di passione. E poi il distacco di tantissimi, che da quel Taranto-Catania non vollero saperne più nulla e chiusero col Taranto, o addirittura col calcio.
Ma la nostalgia, la maledetta nostalgia, distorce e in alcuni casi assolve. Capita così che di quegli anni scriteriati, scellerati, dominati da personaggi privi di qualsiasi pudore e senso morale, qualcuno rimpiange tutto. Il calcio italiano dei mecenati, in alcuni casi (Parma, Lazio, Roma) a spese della gente, l’epoca dei politici rampanti e senza scrupoli. Il preludio al botto scintillante e spettacolare, che ha lasciato macerie economiche, sociali, politiche – Taranto ne è l’emblema perfetto.
E così Gaucci, per le distorsioni dell’era social, è divenuto un uomo potente e amico di potenti un po’ guascone, istrione. Quand’era un guitto, come la maggioranza dei patron dell’epoca. Un’epoca in cui si manifestavano i prodromi di ciò che sarebbe accaduto, ma in pochi se ne accorgevano.
Carmine Greco














