Si è svolto oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il Tavolo per Taranto, convocato per affrontare il futuro dello stabilimento siderurgico e le prospettive di sviluppo economico del territorio dopo il recente decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto lo stop dell’area a caldo.
Al vertice ha partecipato il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che ha illustrato al Governo la posizione dell’amministrazione comunale, chiedendo un cambio di passo nella gestione della crisi e delle prospettive di rilancio del territorio.
«Ho partecipato al Tavolo per difendere Taranto – ha dichiarato Bitetti –. Gli investimenti devono generare nuova economia e nuova ricchezza». Il primo cittadino ha ribadito che qualsiasi piano per il futuro dell’ex Ilva dovrà avere come priorità la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori, chiedendo un piano industriale «certo e verificabile» con l’eventuale presenza dello Stato nel ruolo di garante.
Tra le richieste avanzate dal Comune figurano anche chiarezza sul destino dell’area a freddo e degli impianti da riattivare, strumenti di protezione sociale per i lavoratori – dai prepensionamenti legati all’esposizione all’amianto agli incentivi all’esodo – e adeguate risorse economiche per evitare una crisi sociale ed economica sul territorio.
Secondo Bitetti, le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate verso imprese capaci di creare nuova occupazione e sviluppo. La strategia dell’amministrazione punta a trasformare la transizione industriale in un’opportunità di diversificazione economica, favorendo nuovi investimenti produttivi e valorizzando il ruolo delle imprese locali nelle attività di bonifica delle aree che saranno progressivamente liberate.
Nel progetto delineato dal sindaco, l’area industriale di Taranto dovrà diventare un polo strategico dedicato alle energie rinnovabili e alla logistica integrata, facendo leva sulla posizione geografica del territorio e sulla sinergia tra porto commerciale, Piano Mattei, porto militare e Arsenale. A questo si affiancherebbero lo sviluppo dell’Università del Mediterraneo e il rafforzamento dell’offerta turistica legata a cultura, sport, storia ed enogastronomia, sostenuti da collegamenti infrastrutturali più efficienti.
Al Tavolo del MIMIT ha preso parte anche Casartigiani Puglia, rappresentata dal coordinatore regionale Stefano Castronuovo e dal ricercatore del Centro Studi Mario Corrado, che ha presentato una proposta articolata per il Piano Straordinario Taranto 2035.
L’associazione ha chiesto l’attivazione entro trenta giorni dello “Scudo Taranto 90”, uno strumento destinato a garantire liquidità alle imprese dell’indotto, anticipazione dei crediti e sostegno al pagamento di stipendi e fornitori, con l’obiettivo di evitare il collasso di migliaia di micro e piccole aziende coinvolte dalla crisi dell’acciaieria.
Tra le proposte figura anche la sottoscrizione di un Accordo Taranto 2035 entro novanta giorni, con un cronoprogramma unico che coordini interventi, amministrazioni competenti, risorse disponibili e tempi di attuazione, superando l’attuale frammentazione degli strumenti di programmazione.
Grande attenzione è stata dedicata anche alle infrastrutture. Casartigiani propone la realizzazione di un Sistema Ionico Integrato, capace di mettere in rete porto, aeroporto di Grottaglie, ferrovia e viabilità attraverso nuovi collegamenti logistici e doganali. L’obiettivo è rafforzare la competitività dello scalo portuale, sviluppare traffici internazionali, potenziare il cargo aeroportuale e favorire nuove filiere produttive nei settori della logistica, dell’eolico offshore, della navalmeccanica e della manifattura avanzata.
L’associazione ritiene inoltre necessario mobilitare almeno 3,6 miliardi di euro nel periodo 2026-2033, attraverso un quadro finanziario trasparente e verificabile che distingua le risorse già disponibili da quelle ancora da reperire.
«Non chiediamo un altro elenco di intenzioni – ha dichiarato Stefano Castronuovo – ma una norma che protegga entro trenta giorni imprese e lavoratori dell’indotto, risorse nuove chiaramente individuate e un responsabile per ogni progetto. Taranto ha già pagato troppo il costo dei rinvii: servono pagamenti effettuati, cantieri aperti, investimenti realizzati e nuova occupazione».
Il confronto al MIMIT rappresenta uno dei passaggi più delicati per il futuro di Taranto, chiamata a coniugare la gestione della crisi dell’ex Ilva con la costruzione di un nuovo modello di sviluppo economico, fondato su sostenibilità, innovazione e diversificazione produttiva.














