La possibile evoluzione degli asset dell’ex Ilva apre, secondo Confartigianato Imprese Taranto, una partita nella quale il territorio non può più limitarsi ad assistere alle decisioni prese altrove. L’associazione chiede che, qualora dovesse concretizzarsi una separazione degli impianti a freddo, il sistema imprenditoriale tarantino possa valutare una partecipazione diretta nella società chiamata a gestirli.
«Taranto deve entrare nella stanza dove si decide il proprio futuro», è il messaggio lanciato da Confartigianato, secondo cui l’ipotesi di una cordata italiana interessata a parte degli asset rappresenta anche l’occasione per interrogarsi sul ruolo che il territorio dovrà avere nella nuova fase.
L’associazione propone di affidare alla Camera di Commercio, con il supporto di esperti qualificati, uno studio indipendente, rigoroso e trasparente sulla possibilità di una partecipazione del sistema imprenditoriale locale. L’analisi dovrebbe valutare gli aspetti industriali, economici e giuridici dell’operazione, compresa l’eventuale costituzione di un soggetto societario espressione delle imprese tarantine.
L’obiettivo sarebbe quello di trasformare il rapporto tra il territorio e il grande polo industriale, facendo in modo che una parte del valore prodotto, delle opportunità occupazionali e delle ricadute economiche possa rimanere stabilmente a Taranto.
«Dopo quanto il territorio ha pagato alla vicenda ex Ilva, è legittimo chiedere che partecipi anche alle scelte», sostiene Confartigianato, precisando di non chiedere «privilegi né una presenza simbolica», ma una partecipazione qualificata alla governance.
Secondo l’associazione, il coinvolgimento del sistema imprenditoriale locale non dovrebbe essere interpretato esclusivamente come una questione di rappresentanza, ma come un elemento di responsabilità e di maggiore radicamento industriale.
«Dopo sessant’anni di decisioni assunte altrove e conseguenze rimaste qui, una cosa deve cambiare: mai più Taranto colonia industriale ed economica. Mai più spettatrice a casa propria», è la posizione espressa da Confartigianato.
Sul futuro dell’area a caldo, l’associazione invita invece a non semplificare una vicenda nella quale salute, ambiente, lavoro e industria sono strettamente intrecciati. Il giudizio espresso riguarda soprattutto il piano politico e istituzionale.
Confartigianato punta il dito innanzitutto contro la politica nazionale. In quattordici anni, sostiene l’associazione, si sono susseguiti governi, commissariamenti, decreti e piani industriali, ma Taranto si trova ancora senza una soluzione industriale definitiva e senza un’alternativa economica e occupazionale adeguatamente preparata.
«Quando uno Stato dispone di quattordici anni, risorse straordinarie e tutti gli strumenti necessari per preparare un territorio a una crisi annunciata e fallisce, non siamo più davanti a ritardi, ma al fallimento della politica industriale nazionale», afferma Confartigianato.
Ma l’associazione non risparmia nemmeno il territorio, invitando a una necessaria autocritica. Per troppo tempo, secondo la posizione espressa, la politica locale avrebbe rincorso le emergenze e atteso risposte dall’alto senza riuscire a costruire una strategia economica condivisa. Transizione, riconversione e diversificazione sarebbero rimaste troppo spesso parole prive di una concreta traduzione in nuovi investimenti e occupazione.
Il rischio, oggi, non riguarda soltanto la siderurgia. In caso di crisi, l’impatto potrebbe estendersi all’indotto, ai lavoratori, alle famiglie e all’intero sistema economico e sociale tarantino.
Per questo Confartigianato chiede una vertenza unitaria che coinvolga Comune, Provincia, Regione, parlamentari e consiglieri regionali del territorio nei confronti del Governo e dei futuri investitori.
Tra le condizioni indicate dall’associazione figurano la tutela dell’occupazione e dell’indotto, la salvaguardia del tessuto economico, la certezza delle bonifiche, nuovi investimenti, la partecipazione del territorio al capitale e una qualificata rappresentanza nella governance della futura società.
Un appello che arriva alla vigilia dei Giochi del Mediterraneo, quando Taranto si prepara ad accogliere migliaia di atleti e delegazioni. Per Confartigianato, la vetrina internazionale non può però trasformarsi in una parentesi rispetto alle questioni strutturali della città.
«Mentre accogliamo atleti e visitatori, pretendiamo risposte sul futuro economico della città dal giorno successivo», è il messaggio conclusivo dell’associazione, che chiede di trasformare questa fase delicata in un’occasione per restituire a Taranto un ruolo concreto nelle decisioni che riguardano il suo futuro industriale, occupazionale e ambientale.














