La decisione della Cassazione sulla sospensione dell’area a caldo dell’ex Ilva riporta al centro il futuro dello stabilimento siderurgico e le prospettive occupazionali dei territori coinvolti. Dopo il rigetto dei ricorsi contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano, arrivano le reazioni del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e del consigliere regionale pugliese Cosimo Borraccino, che chiedono al Governo interventi concreti per conciliare tutela della salute, bonifiche e salvaguardia del lavoro.
Bitetti: «Taranto non può essere lasciata sola»
Il sindaco Piero Bitetti sottolinea la necessità di accelerare il percorso verso nuove alternative economiche e produttive, già richieste più volte al Governo.
«Il verdetto della Cassazione ci restituisce l’urgenza di lavorare alle alternative economiche e produttive che abbiamo più volte richiesto al Governo», dichiara il primo cittadino.
Per Bitetti, la chiusura dell’area a caldo impone di affrontare due questioni fondamentali. La prima riguarda la sicurezza ambientale e sanitaria del territorio, attraverso le bonifiche e la messa in sicurezza degli impianti fermi, affinché non diventino un ulteriore rischio per la salute pubblica. La seconda riguarda il futuro occupazionale dei lavoratori diretti e dell’indotto, per evitare un impoverimento economico e sociale irreversibile.
«Aspettiamo un segnale, quindi, che vada ben oltre quanto disposto con l’ultimo decreto, perché Taranto non può permettersi ulteriori fratture tra diritti costituzionalmente garantiti», prosegue Bitetti.
Il sindaco richiama inoltre la necessità di superare la contrapposizione tra diritto alla salute e diritto al lavoro: «Nessuno si salva da solo, né chi giustamente rivendica condizioni ambientali e sanitarie adeguate, né chi lotta per un salario dignitoso. Abbiamo detto più volte che la città non può essere lasciata da sola: per chi ha responsabilità in tal senso, è arrivato il momento di dimostrarlo con i fatti».
Borraccino: «A rischio circa 20mila lavoratori»
Sulla vicenda interviene anche Cosimo Borraccino, consigliere regionale della Puglia, che richiama le possibili conseguenze occupazionali della decisione giudiziaria.
Borraccino evidenzia che la Cassazione ha confermato la sospensione dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, rigettando i ricorsi contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano. Nelle motivazioni, secondo quanto riportato, i giudici hanno riconosciuto la fondatezza dei rilievi relativi alla presenza di pericoli gravi e rilevanti per la salute e l’ambiente.
Il consigliere regionale sottolinea l’incertezza sul futuro del siderurgico, che conta circa 9.600 dipendenti diretti e ha richiesto la cassa integrazione per 8.600 lavoratori. A questi si aggiungono gli addetti di Ilva in amministrazione straordinaria e quelli delle aziende dell’indotto.
«Occorre salvaguardare il sacrosanto e non negoziabile diritto alla salute. Adesso va garantito il diritto al lavoro!», afferma Borraccino, che stima in circa 20mila i lavoratori potenzialmente coinvolti tra Taranto, Genova e Novi Ligure.
«Non bastano gli ammortizzatori sociali»
Per il consigliere regionale, la risposta non può limitarsi al ricorso agli ammortizzatori sociali. Una soluzione di questo tipo, sostiene, rischierebbe di ridurre il reddito di migliaia di famiglie e di determinare una perdita significativa di unità lavorative annue nei territori interessati dalla presenza degli impianti.
«Adesso servono risposte concrete da parte del Governo, non si possono abbandonare 20.000 persone al loro destino né tantomeno si può pensare soltanto alla logica degli ammortizzatori sociali», dichiara Borraccino.
La richiesta è quella di una riprogrammazione del futuro economico e produttivo di Taranto e Genova, con strategie capaci di tutelare i livelli occupazionali e accompagnare la trasformazione industriale.
Il nodo resta dunque quello di individuare un percorso che garantisca la tutela della salute e dell’ambiente senza lasciare senza prospettive migliaia di lavoratori e le loro famiglie.















